"L'età di Rubens" in mostra a Genova
di Sara Franchino - 1 maggio 2004
Il titolo, "L'età di Rubens; Dimore, committenti e collezionisti genovesi", non è da fraintendersi ma al contrario da leggersi con attenzione. La mostra infatti, ospitata nelle sale di palazzo Ducale a Genova, non riguarda l'opera dell'italianissimo pittore fiammingo se non in parte.
Fu lo stesso Pietro Paolo Rubens in una lettera a scrivere: «Sono stato più volte a Genova ed ho avuto intrinsichezza grand[emen]te con alcuni personaggi eminenti di quella repubblica». In vero sono proprio loro "i personaggi eminenti" ad essere i protagonisti dell'esposizione. Si tratta di gentiluomini, collezionisti e committenti con cui il pittore ebbe rapporti nel suo soggiorno genovese. Ma non solo perché come precisato nel saggio di apertura del catalogo: «"L'età di Rubens" non coincide con gli estremi cronologici dell'artista, nato a Sigen nel 1577 e morto ad Anversa nel 1640 (ne tanto meno con la sua permanenza nella repubblica ligure da collocarsi nel 1604 - ndr ) ma è spostata in avanti di circa un quarto di secolo».
Ecco allora che si tratteggiano i vari Gio. Carlo e Marcantonio Doria; Gio. Vincenzo Imperiale; Stefano e Gio. Batta Balbi; Gio. Filippo Spinola; Gio. Francesco e Anton Giulio Brigolone-Sale, ed in fine Agostino e Ansaldo Pallavicino. Personaggi di cui possiamo intuire sensibilità, gusti e carattere proprio a partire dalle opere che hanno acquistate per le proprie collezioni. Opere dipinte dalle mani degli artisti all'epoca più in voga: Rubens in primis, ma anche Guido Reni, Giuseppe Ribera, Tiziano Vecellio, Jacopo Tintoretto, Simon Vouet, addirittura Caravaggio, senza neppure dimenticare i talenti del luogo come Bernardo Strozzi. Personaggi storici che ancora oggi conosciamo nelle loro fattezze proprio grazie ai ritratti da loro commissionati. Come nel celebre ritratto di Carlo Doria, immortalato da Rubens a cavallo, in una tela straordinaria in cui un cavallo bianchissimo di grandezza naturale avanza rapido con enfasi quasi a investire chi guarda, mentre il suo cavaliere statico, distratto e non partecipe contrasta col movimento dirompente dell'animale a cui fa eco un cane (simbolo di fedeltà) rappresentato nella medesima posizione. Una soluzione, che viene dalla conoscenza del ritratto equestre di Carlo V dipinto da Tiziano, dal Longhi definita «genialissiama e fondamentale per tutto lo svolgimento del Barocco». O nel ritratto, dalle dimensioni insolite, che fissa il volto sempre di Carlo Doria, opera questa volta del Vouet. E ancora negli elegantissimi ritratti femminili, nuovamente eseguiti dal maestro Fiammingo, di Brigida Spinola Doria e di Giovanna Spinola Pavese (?) ambientati l'uno davanti ad un imponente architettura l'altro sotto un arco di rose a lato di una fontana e altre architetture in gran parte celate dalla donna raffigurata quasi a figura intera.
Ma non solo. Nella mostra allestita nel tentativo di riprodurre le disposizioni che i quadri effettivamente avevano nei palazzi privati - addirittura si è cercato di riorganizzare una stanza delle meraviglie in cui si nota il dipinto di Frans Francken II il Giovane del Gabinetto d'amatore con asini iconoclasti che ben rende l'idea di come dovessero essere quegli ambienti - non mancano certo i soggetti religiosi o le scene mitologiche. E' così che accanto al cruente e drammatico Giuditta e Oleoferne di Caravaggio (ora a palazzo Barberini a Roma) - in cui una bella e giovane Giuditta calma e concentrata, attenta forse a non sporcarsi di sangue, rappresentata come una vera eroina, contrastante con la brutta, vecchia e rugosa Abra al suo fianco, è intenta a tagliare la testa di Oleoferne che urla negli ultimissimi istanti di vita stringendo il pugno - si scorge il Martirio di santa Caterina di Alessandria. Opera ben più classica della precedente ed estremamente equilibrata in cui la santa è raffigurata in ginocchio sotto a due angioletti mentre il carnefice alla sua sinistra sta per sferrare il colpo di spada e l'angelo alla sua destra le pone sul capo la corona recandole la palma del martirio. Allo stesso modo in sequenza si possono osservare la virtuosa Lucrezia attribuita ad Artemisia Gentileschi, raffigurata mentre si prepara per l'estremo gesto, già brandente il coltello, la Cleopatra e il Sacrificio di Isacco, opere, queste due, ritenute del padre Orazio Gentileschi.
Una serie di quadri dunque, di artisti molteplici che ci permettono di capire quale fosse il fermento artistico di quegli anni e soprattutto le influenze che gli artisti si derivarono l'uno dagli altri così come le differenze e le contrapposizioni. Stimoli vicendevoli che riguardarono e interessarono anche lo stesso Rubens, citazioni e riferimenti che si possono facilmente intuire osservando attentamente i quadri esposti.
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Sara Franchino |
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DIDASCALIE ILLUSTRAZIONI
- Brigida Spinola Doria, National Gallery of Arts, Washington
- Gio. Carlo Doria a cavallo, Palazzo Spinola, Genova
- Lucrezia, Collezione Etro, Milano
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