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Impresari si nasce

di Elena Siri - 11 giugno 2004

Le qualità che contraddistinguono un imprenditore sono davvero molte: si va dalla creatività alla resistenza fisica, dalla sopportazione psicologica dello stress alla capacità di intrattenere brillanti rapporti umani, dalla diplomazia al sangue freddo. Non è davvero il tanto bistrattato "capitale" che fa di un uomo un imprenditore: imprenditori "si nasce"! Il libero mercato è una giungla affascinante e irta di pericoli: per affrontarlo occorrono uomini dotati di molte caratteristiche.

Innanzi tutto uomini che amano l'avventura, il rischio, il gioco e la sfida; persone che apprezzano il fascino del nuovo, del viaggio, dell'incontro, consapevoli del possibile fallimento, ma attratti dal successo, dal lusso, dal denaro. Individui proiettati nel futuro, capaci di vedere oltre, di fare meglio, di oltrepassare continuamente il limite. Quando si possiedono certe caratteristiche si ci affida inevitabilmente alla carriera dell'impresa e si vestono i panni degli antichi condottieri: si conducono battaglie, aziende, gruppi di persone, si inventano prodotti e servizi , si aprono mercati. Molto spesso il capitale iniziale non c'è e viene trovato attraverso prestiti, opportunità temporanee, alleanze, piccoli investimenti rabberciati, risparmi di famiglia. Così nasce la piccola impresa italiana. Se poi si ha un po'di fortuna e tanto talento, in pochi anni ci si trova inseriti in un settore, riconosciuti nel circuito dei professionisti. Talvolta dopo qualche decennio ci si trova anche abbienti, in qualche caso ricchi.

Alcuni imprenditori con una particolare vena insana si lanciano nel settore della cultura; tra questi quelli particolarmente masochisti affrontano la carriera di "impresari teatrali". Un impresa teatrale nasce dal coraggio e dalla passione di personaggi di dubbio equilibrio mentale che investono soldi, tempo ed energie in un settore che in Italia è in agonia da almeno vent'anni, un settore dove nessuno mai è diventato ricco nemmeno nei tempi migliori. E' scientifico ed assodato che col teatro si campa a stento; i settori della cultura dove circola il denaro sono semmai il cinema, l'editoria, la musica e, certo, la televisione (se la si vuole comprendere nei settori culturali!). E allora perché un valoroso uomo di coraggio deve decidere di fare impresa nel teatro?

Si dice che il teatro sia una specie di malattia, una passione che sfiora quasi il vizio e, forse, è vero: non è lontano dal gioco d'azzardo e dà dipendenza. Il palcoscenico è una sorta di droga: si dovrebbe forse scrivere all'entrata dei teatri un avviso di pubblica utilità sociale come si trova oggi sui pacchetti di sigarette: "il teatro provoca danni alla salute", "il teatro dà dipendenza", "fare teatro danneggia te e chi ti sta intorno" (proprio come il fumo passivo). Del resto è vero e chi vive con un teatrante lo sa: il teatrante sente la famiglia per lo più al telefono, la vede due mesi all'anno e a casa è depresso e irascibile.

La qualità della vita di ogni imprenditore è pessima: i ritmi di lavoro sono massacranti, gli impegni fittissimi, i problemi continui. L'impresario teatrale passa la maggior parte del suo tempo in automobile a rincorrere lo spettacolo, a chiudere i conti con un teatro, a trattare con vari annoiatissimi assessori alla cultura, a fare sopraluoghi di spazi e camerini. E poi naturalmente al telefono: per litigare con i trasportatori delle scenografie, per consolare l'attrice capricciosa, per convincere i direttori dei teatri ad acquistare il suo allestimento, per temporeggiare con la costumista, per ridimensionare i progetti visionari del regista. Se si vuol restare a galla occorre impegnarsi notte e giorno e stare al passo occupando continuamente il cervello per non perdere tempo prezioso.

Quando l'imprenditore tipo riesce a fare una vacanza va al mare con la famiglia tanto trascurata e un totale senso di vuoto: l'imprenditore in vacanza si sente spento, inutile, depresso; gli manca terribilmente il suo computer, il telefono, la segretaria, persino la pausa caffè. Gli si svuota di colpo la vita. E va da sé che la famiglia lo porta in ferie lontano, lontanissimo, meglio all'estero e in un posto dove non possa fare nulla che riguardi il suo lavoro. Se la vacanza dura almeno un mese accade che l'imprenditore, dopo la prima settimana di decantazione e disintossicazione totale, inizia davvero a rilassarsi e la terza settimana riesce quasi a divertirsi. L'ultima settimana il nostro eroe apprezza davvero il tempo libero e il riposo e vede con distacco il proprio ruolo lavorativo. Ormai ha assunto i costumi del luogo e i ritmi lenti della vacanza l'hanno conquistato: il sole, il cielo, il mare, pare siano riusciti a fargli capire che intorno a lui esiste il mondo. Ricomincia perfino a fare l'amore con sua moglie.

Purtroppo però la vacanza finisce e si rientra in ufficio. L'impresario ritorna all'attacco e sa che con le pile ricaricate potrà conquistare nuovi traguardi ed uccidere il drago. Nel viaggio di ritorno dalla vacanza osserva la moglie invecchiata e pensa: ma sì tutto sommato è meglio la vita frenetica del lavoro addolcita dallo sguardo giovane della supersegretaria. "Imprenditori si nasce" - ed io modestamente lo nacqui!. La moglie si consolerà subito con lo shopping dei saldi in città spendendo cifre esorbitanti. Questo naturalmente per quanto riguarda le mogli degli imprenditori standard; per la moglie dell'impresario teatrale ricomincerà la vita di sempre: pochi soldi e, se va bene, un po' di mondanità alle prime della stagione teatrale. Si spera che il marito la porti almeno a cena con un regista di nome o con qualche attore di grido per poterlo raccontare alle amiche.

! Elena Siri
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Ragionpolitica, periodico on line n.61 del 11/6/2004
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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