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numero 280
6 marzo 2008
 
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Qui di seguito, riportiamo il testo dell'intervento dell'on. Sottosegretario agli Affari Regionali Alberto Gagliardi, tenuto in occasione della Prima Conferenza dei Presidenti delle Assemblee delle Regioni Alpine (Rimini, 29 e 30 aprile 2004).

La dimensione alpina e l'Europa: diversità, rappresentanze, democrazia

di Alberto Gagliardi - 7 maggio 2004

Cari Presidenti,

vi confesso che non potevate sollecitare la nostra attenzione su un tema più attuale ed interessante di questo che avete scelto per il vostro incontro di oggi. Vi confesso, altresì, che da quando il Presidente Berlusconi ha affidato al mio ministro, il senatore La Loggia, la delega per la montagna, pur essendo io un ligure (e come voi sapete la Liguria è una regione montuosa sul mare), non immaginavo che questo settore presentasse tanti aspetti, tanti interessi, tanti profili. Non credevo che affrontando i problemi della montagna italiana mi sarei imbattuto in quasi tutti i problemi che il nostro Paese quotidianamente si trova a dover affrontare e risolvere: problemi legati allo sviluppo dei territori non industrializzati, alla salvaguardia degli ambienti naturali, alle fonti energetiche, alla viabilità ed ai trasporti, alla dislocazione non sempre ottimale dei servizi pubblici, alla tutela ed alla valorizzazione dei prodotti tipici. L'elenco potrebbe essere molto più lungo, ma sicuramente voi conoscete tutti questi problemi meglio di me, perché in montagna vivete e lavorate.

Non solo, ma ho acquisito la consapevolezza che il sistema montagna deve essere considerato un sistema integrato, un sistema articolato in sottosistemi e talvolta in microsistemi. In altre parole un sistema complesso che presenta varie componenti: geografiche, territoriali, economiche, sociali, culturali, tutte tra loro interconnesse e comunicanti.

Mi sono reso conto, allora, che questo sistema montagna presenta degli aspetti di livello locale/comunale/regionale, ma presenta anche degli aspetti che possiedono una dimensione più ampia, cioè una dimensione nazionale e soprattutto, ed è l'aspetto sul quale oggi ci intratteniamo, una dimensione europea e addirittura internazionale. Esiste una montagna italiana, ma esiste una montagna in Europa, esistono le montagne nel mondo. Personalmente, ho avuto l'onore di rappresentare l'Italia a New York all'Onu per l'inaugurazione dell'Anno internazionale delle Montagne, il 2002, e per la chiusura avvenuta a Biskhek, capitale del Kyrgyzstan, bellissimo Paese centro-asiatico.

Questa esperienza mi ha dato modo di capire che dimenticare questa correlazione fra le montagne del mondo sarebbe un grave errore per tutti coloro che reggono il peso di una responsabilità istituzionale dedicata specificamente a risolvere i problemi dei territori montani ed a promuoverne lo sviluppo.

Come si vede è facile allargare il discorso, ogniqualvolta ci si accosta ai temi delle montagne. Soffermiamoci, dunque, sulla montagna europea, che rappresenta la base della nostra conversazione di oggi. Ebbene, poiché è bene sempre fare delle affermazioni chiare, soprattutto quando gli interlocutori appartengono alla realtà di cui si discute, diciamoci subito che in Europa la montagna non esiste. Nell'Unione Europea la montagna non ha cittadinanza.

Qualcuno sobbalzerà sulla sedia, ma questa affermazione non teme smentite. E' ovvio che non mi riferisco alle aree montane dal punto di vista geografico: queste ci sono e nessuno ne potrà negare l'esistenza. Ma se voi andate ad esaminare il livello giuridico e istituzionale dell'ordinamento comunitario, allora non potrete che darmi piena ragione. In tutti i trattati che oggi contengono i principi della legislazione comunitaria la montagna non viene mai menzionata: ecco perché mi sono permesso di affermare in modo così categorico che essa non esiste.

Per un Paese come il nostro, che esprime un riconoscimento formale delle aree montane (articolo 44 della Costituzione) e che classifica più della metà del proprio territorio come territorio montano, la lacuna europea non è di poco conto. La disarmonia tra Italia ed Europa, in questo campo, è totale.

Potevamo restare inerti di fronte a questa situazione? Ricorderete che nel mese di novembre del 2003, durante il semestre di Presidenza italiana dell'Unione, è stato organizzato a Taormina un incontro interministeriale tra tutti i rappresentanti degli Stati aderenti e in via di adesione, con l'intento di avviare un discorso comune proprio sulla necessità e sulla opportunità di riconoscere alle zone di montagna una loro specificità.

Così come l'attuale articolo 158 del Trattato di Amsterdam riconosce la specificità delle zone insulari, ci sembra altrettanto necessario estendere il riconoscimento alle aree montane. Questo è il secondo obiettivo dell'azione avviata dal Governo italiano in sede europea: noi, attraverso il Vicepresidente del Consiglio che è membro della Convenzione europea, abbiamo espressamente presentato una richiesta per modificare l'attuale articolo 158 del Trattato appena citato, affiancando le zone di montagna alle zone insulari, rendendo in tal modo possibile uno sganciamento di questi territori dal regime ordinario che vale per tutte le altre parti dell'ambito comunitario.

Come sapete, i lavori di stesura della nuova Costituzione Europea non si sono ancora conclusi, ma posso dirvi che abbiamo sufficienti ragioni per essere moderatamente ottimisti sulla possibilità di conseguire un siffatto risultato. Per l'Italia, ma soprattutto per la montagna italiana, sarebbe un traguardo storico e, lo dico senza presunzione, insperato.

La dimensione alpina, con tutte le sue diversità e le sue peculiarità, non potrà che beneficiare di queste azioni che il Governo italiano ha avviato e sta tuttora perseguendo. Credo che si possa esser d'accordo sul fatto che la valorizzazione e la tutela delle diversità di un territorio siano pienamente compatibili con la doverosa omogeneità del sistema considerato nel suo complesso. Non può esistere una montagna alpina che sia disancorata dal sistema complessivo della montagna italiana; così come non avrebbe senso una montagna alpina che sia disancorata dalla montagna europea, laddove si riesca a crearla.

La Convenzione delle Alpi è un esempio significativo proprio in questa direzione, quella cioè di dar vita ad una struttura permanente di collaborazione e di valorizzazione tra gli Stati dell'arco alpino. Naturalmente, e qui pongo un primo interrogativo, occorrerà individuare appositi e specifici meccanismi di raccordo tra le strutture che si occupano della montagna alpina e gli organismi che sperabilmente si dovranno occupare della montagna europea. Sotto questo profilo, come sempre, il vostro contributo sarà prezioso e indispensabile.

Considerazioni di analogo tenore potrei fare per ciò che riguarda il sistema "interno" della montagna italiana, ma credo che a questo riguardo siano opportune alcune differenziazioni. Proprio in questi giorni il Governo italiano, su proposta del Ministro La Loggia, si appresta a varare un disegno di legge di modifica e integrazione dell'attuale legge n. 97 del 1994, che come sapete è la legge fondamentale sulle zone di montagna. Non abbiamo oggi i mezzi finanziari per riscrivere completamente questa legge, come da più parti ci viene richiesto, per cui ci stiamo limitando ad intervenire su alcuni aspetti della disciplina vigente che maggiormente necessitano di una rivisitazione.

La nuova categoria del "comune ad alta specificità montana", cui si vorrebbe dar vita col nostro disegno di legge, mira appunto ad attenuare gli attuali squilibri che caratterizzano le zone di montagna: se è innegabile che non tutte le montagne si identificano con Cortina d'Ampezzo, ne deriva la necessità di focalizzare più risorse nei territori che presentano le maggiori potenzialità di sviluppo economico e sociale. Sono fermamente convinto che anche nella dimensione alpina esistano non poche realtà territoriali che rientreranno nell' area dell'alta specificità montana; verso questi territori noi vorremmo canalizzare le poche risorse aggiuntive di cui oggi possiamo disporre, senza peraltro penalizzare quanto viene oggi erogato alle Comunità montane dal Fondo per la Montagna. Nella nostra visione, infatti, già nel prossimo Documento di Programmazione Economica verranno richiesti fondi ulteriori da destinare allo sviluppo dei comuni ad alta specifìcità montana.

On. sottosegretario agli Affari Regionali Alberto Gagliardi

Alberto Gagliardi

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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