Dieci semplici ragioni per approvare le riforme
di Gabriele Cazzulini - 7 maggio 2004
Giunti al termine del lungo viaggio nelle riforme dello Stato, riassumiamo lo spirito più autentico delle riforme affermandone le ragioni come soluzione ai gravi problemi dello Stato.
1. Dal governo del Parlamento al governo degli elettori
PRIMA: i Governi nascono solo grazie alla volontà del Parlamento.
DOPO: ogni Governo deve avere il voto degli elettori.
Dopo oltre mezzo secolo, il voto degli elettori diventa decisivo e definitivo per scegliere il Governo. Il meccanismo è semplice ed immediato: dopo ogni elezione, viene nominato Primo Ministro il candidato che ha raccolto più voti. Non servono più le lunghe consultazioni e le contrattazioni tra i partiti. Il voto diventa il fondamento del Governo. Con il loro voto, gli elettori decidono direttamente chi sarà il Primo Ministro.
2. Dal Presidente del Consiglio "notaio" al Primo Ministro "leader" che guida il suo Governo
PRIMA: il Presidente del Consiglio ha scarsissimo potere sul Governo, sia in fase di formazione che in fase di gestione.
DOPO: il Primo Ministro sceglie i suoi ministri e ne dirige attivamente l'operato. Il Primo Ministro ha ampia libertà nella scelta dei membri del suo Governo, senza sottostare alle ingiustificate intrusioni o ai veti dei partiti e del Presidente della Repubblica, che resta un potere di garanzia del rispetto delle regole.
3. La soluzione alle crisi di governo non sono più i ribaltoni, ma nuove elezioni
PRIMA: ogni volta che il Governo cade, se ne fa subito un altro.
DOPO: ogni volta che il Governo cade, prima si torna alle urne e poi, sulla base dei risultati elettorali, si forma un nuovo Governo. Diventano inutili le manovre sotterranee dei partiti per far cadere i Governi, perché ad ogni cambio di Governo vengono indette nuove elezioni. In caso di crisi, la soluzione viene decisa direttamente dagli elettori.
4. Dalla girandola dei Governi al Governo di legislatura
PRIMA: la durata media di un Governo non superava gli 11 mesi.
DOPO: il Governo può stabilmente rimanere in carica per l'intera legislatura. Non più soggiogato dal Parlamento e dai partiti, il Governo ha la possibilità di impegnarsi concretamente nel suo programma.
5. Dall'inutile autonomia al vero federalismo
PRIMA: ogni autonomia locale è solo uno strumento nelle mani dello Stato centralizzato che decide tutto per tutti.
DOPO: lo Stato federale è un sistema di veri poteri locali, con proprie competenze per operare a contatto diretto con il territorio. Lo Stato cambia: non è più il monopolista centralizzatore che ha soffocato le identità e le istanze locali, ma ne diviene il sostenitore, che partecipa alla gestione del potere insieme alle Regioni, alle Province e ai Comuni.
6. Dalle crisi extraparlamentari alle crisi discusse e votate in parlamento
PRIMA: le crisi di governo avevano origine sempre fuori dal parlamento, determinando la caduta di un Governo senza la votazione della necessaria sfiducia.
DOPO: per far dimettere il Governo, è obbligatorio mettere ai voti un'apposita mozione di sfiducia che, se approvata, lo licenzia e fa indire nuove elezioni. Il rapporto tra Parlamento e Governo in un regime democratico deve essere diretto, faccia a faccia, senza mediazioni e interferenze. Se la maggioranza che sostiene il Governo, o un'altra maggioranza, decidono di farlo cadere, questa decisione va discussa e votata in parlamento.
7. Dalle Regioni come enti amministrativi subordinati allo Stato, alle Regioni con eguali poteri legislativi
PRIMA: le Regioni erano soltanto enti di programmazione economica.
DOPO: le Regioni diventano organi legislativi, con competenze in settori nevralgici per la società e in cui lo Stato non può interferire. Il potere di fare le leggi nei settori vitali della vita pubblica locale (ad es.: istruzione, sanità, ordine pubblico) diventa un potere esclusivo delle Regioni, così che ogni Regione possa meglio organizzare queste materie in base al proprio contesto locale.
8. Dal Senato che rallenta e ostacola la macchina statale al Senato federale che rappresenta tutte le Regioni
PRIMA: il Senato era un'inutile duplicazione della Camera dei Deputati, di cui rifletteva e amplificava tutti i difetti.
DOPO: nasce il Senato federale che diventa così la Camera delle Regioni, dove ogni Regione ha gli stessi diritti e dove le questioni regionali sono affrontate in modo comune. Trasferendo poteri legislativi alle Regioni è necessario istituire un organo collegiale che raccolga le Regioni convogliandone le tante voci in un'unica espressione da far interagire con il Governo e con la Camera.
9. Il vero federalismo favorisce un'unità più forte ed efficace dello Stato centralista
PRIMA: l'oppressione dello Stato burocratico, centralista ed esoso alimenta l'esasperazione del secessionismo.
DOPO: il vero federalismo tutela l'interesse nazionale. Il vero federalismo unisce e non divide, perciò richiede un punto di incontro e di confronto tra le istituzioni locali e quelle nazionali.
10. Dalla confusione di poteri ineguali all'equilibrio di poteri uguali
PRIMA: il Governo dipende dal Parlamento, mentre il Presidente della Repubblica ha la capacità di condizionare il Governo e di interferire col Parlamento.
DOPO: è finalmente raggiunto uno stabile equilibrio tra i poteri dello Stato. Non è più tollerabile che il Governo sia sempre nelle mani del Parlamento e che il Primo Ministro sia sottomesso, nella formazione del suo Governo, alle ingerenze del Presidente della Repubblica. Ogni potere dello Stato deve agire in rapporto agli altri, ma libero dai condizionamenti degli altri.
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Gabriele Cazzulini |
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