RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Maggio 2004: un mese per de-ulivizzare la "grande riforma"

di Andrea Borneto - 15 maggio 2004

In questo mese di maggio 2004, la Commissione Affari Costituzionali della Camera sta affrontando un lavoro difficile: deve de-ulivizzare la grande riforma della seconda parte della Costituzione (A.S. 2544).

La sfortuna vuole che per ragioni d'età i più insidiosi bracconieri costituzionali rossi siano annidati proprio nel Senato. Così, la grande riforma ha subito una contaminazione ulivista che ha sciupato le principali novità: il Senato Federale è diventato il "Senato Assoluto" e il "premierato forte" è

diventato il "premierato affievolito".

Il Senato Federale, che - ricordiamo - non sarà più legato al Governo dal rapporto di fiducia, è stato rimpinzato di poteri eccessivi. Già nel d.d.l. presentato dal Governo, il Senato Federale era troppo potente, poiché gli era stata attribuita l'ultima parola sulle "leggi quadro" nelle materie di competenza regionale, escludendo così il Governo dalle più rilevanti politiche di settore (come la produzione, il trasporto, la distribuzione nazionale dell'energia, il commercio estero, le grandi reti di trasporto e di comunicazione, la politica della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica).

Le modifiche approvate hanno peggiorato la situazione, estendendo l'area delle leggi a competenza compartita tra Camera e Senato a tutte le leggi statali in materia di diritti e libertà (tutte le riserve di legge) e -bum- anche alla legge finanziaria. Secondo la migliore dottrina (in primis Barbera e Ceccanti che certo non sono simpatizzanti della C.d.L.), e persino secondo il Presidente Pera, la competenza sulle "leggi quadro" dovrebbe rimanere condivisa tra le due Camere, mentre, sulle altre leggi statali e soprattutto sulla legge finanziaria, la competenza dovrebbe spettare esclusivamente alla Camera.

Il premierato è stato sciupato da modifiche che hanno indebolito il rapporto tra l'elettorato e il Primo Ministro (dalla previsione dell'elezione diretta si è passati a prevedere un collegamento tra deputati e candidato Premier). Inoltre, è stata dimezzata la norma antiribaltone: all'inizio, era congegnata in modo da far sì che le manovre di Palazzo non potessero più cambiare né la maggioranza né il Premier senza tornare alle urne, ora, si limita a vietare il cambio della maggioranza, consentendo ai deputati di cambiare il Premier.

Queste norme sono state introdotte grazie alle manovre di Bassanini, relatore della minoranza al Senato.

Oltre a sabotare Senato Federale e premierato, le sinistre hanno anche insistito sulla richiesta di approvare uno "statuto dell'opposizione". Sono state subito credute e accontentate: il sen. Malan (F.I.) le ha prese sul serio e ha prontamente presentato un emendamento (ora recepito nell' art. 7 del testo approvato dal Senato) che stabilisce che il regolamento della Camera fornisca garanzie alle opposizioni, prevedendo -tra l'altro- l'elezione di un capo dell'opposizione fornito d'adeguati poteri. Non l'avesse mai fatto! Il sen. Villone (D.S.) ha subito detto che preferiscono che il capo dell'opposizione emerga dalla dialettica parlamentare -come in questa legislatura, sic!. Quello che vogliono -ha spiegato- è che alla minoranza sia attribuita la possibilità di ricorrere preventivamente alla Corte Costituzionale contro le leggi approvate dal parlamento. Inoltre, il sen. Manzella (D.S.) ha dichiarato che non gli interessa più chiedere che la minoranza possa promuovere la costituzione di commissioni d'inchiesta, ma che invece pretendono che la maggioranza non possa promuovere delle inchieste parlamentari senza il consenso necessario dell'opposizione.

Come si vede, vogliono un inedito statuto dell'opposizione "giudiziario" formato da strumenti giuridici sapientemente storpiati. Infatti, per ciò che riguarda il primo punto, il ricorso in via principale alla Corte Costituzionale da parte di una minoranza parlamentare esiste solo in paesi (come la Francia) dove non esiste, come invece in Italia, il ricorso in via incidentale. Sul secondo punto, se esiste altrove (come in Germania) la possibilità che una minoranza parlamentare possa pretendere la costituzione di commissioni d'inchiesta, in nessun paese è previsto che la maggioranza abbia bisogno del consenso dell'opposizione per poterne costituire di sua iniziativa.

E' spontaneo pensare che la fantasia profusa nello statuto dell'opposizione "giudiziario" puzzi un po'di bruciato. Sembra che l'opposizione, da un lato, sia "sicura" della Consulta e che, dall'altro, sia certa di non aver mai bisogno di promuovere inchieste sulla maggioranza (si potrebbe pensare che abbiano amici fuori dal Parlamento che non lasciano nulla d'intentato), nel contempo, però, sembra infastidita da quelle che la riguardano ( si potrebbe pensare che se non ci fosse il Parlamento non verrebbero fatte da nessuno).

Evidentemente, la Commissione presieduta dall'on. Bruno (F.I.) dovrà faticare molto per decontaminare, o meglio de-bassaninizzare, prima dell'estate, la grande riforma, per dare agli italiani istituzioni efficienti: buon lavoro ai commissari!

! Andrea Borneto
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.57 del 14/5/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata