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Le riforme servono anche a difendere i nostri valori

di Gabriele Cazzulini - 15 maggio 2004

Prima parte: la nostra attenzione e la nostra preoccupazione sono concentrate sulla lotta contro il terrorismo, ma non va dimenticata la natura epocale di questo conflitto perché imperniata sull'attacco ai valori dell'Occidente.

Grandi problemi nascosti in piccole notizie

Più che mai in questi tempi, le cronache dei media sono affollate di notizie, commenti, interviste, dibattiti, atti d'accusa e di difesa, che si concentrano, giustamente, sui fatti del Medio-Oriente. Talvolta nauseante e spesso infarcita di inesattezze, questa abbondanza di informazioni finisce per risucchiare l'attenzione sui singoli fatti, appiattendola sull'aspetto militare, politico, economico od umanitario e così via. Questa massa di informazioni è in realtà frantumata, quasi macinata in tanti piccoli pezzi difficili da mettere insieme. È una tipica strategia dei media quella di frazionare gli eventi per facilitarne la comunicazione e, così, vendere meglio il prodotto informativo. Ma ognuno di noi non è soltanto un passivo consumatore di news, ma anche una persona che vive in una società accomunata da una tradizione e da valori supremi, tenuta insieme da un'identità e da persone che sentono di appartenervi. E, nonostante i media si sforzino di costringere l'attenzione sui singoli eventi, è inevitabile che la libertà della ragione abbatta anche questo fragile muro, cogliendo nei singoli fatti i motivi profondi, i grandi eventi che determinano un'epoca storica.

Emergono, allora, i grandi nodi su cui si è aggrovigliata, non solo la politica internazionale e di sicurezza, ma anche il senso della democrazia e della libertà, il ruolo della religione nella politica, il compito dello Stato. Questi sono i temi fondamentali su cui è cresciuta l'identità italiana ed occidentale; quando essi vengono contraddetti, veniamo contraddetti, conseguentemente, anche noi ed in nostri valori. Anche se difficilmente li troveremo nei titoli dei telegiornali, occorre sciogliere questi nodi fondamentali a cui è giunta la storia della civiltà occidentale.

Un nuovo tipo di guerra mondiale

Le corde di questi grandi nodi sono tirate da mani diverse, che rispondono (ed è questa la minaccia più seria) a cervelli sparsi ovunque e mascherati fino al punto da trovare fiancheggiatori, militanti e martiri anche tra di noi, presso coloro, cioè, che, dicendosi italiani e occidentali, prostituiscono la loro morale per un po' di potere. Recano nelle nostre case la pace, il multiculturalismo, l'uguaglianza, niente altro che moderni cavalli di Troia per portare disordine, distruzione ed asservimento. Non ci sono più fronti stabili ed isole felici, non c'è più un confine geografico, perché quella scoppiata l'11 settembre è una guerra che supera per la prima volta ogni confine. E non si tratta solo di geografia: a sparire è ogni distanza tra "noi" e "loro", perché questa guerra sta invadendo le coscienze, sta annichilendo l'"io" di tutti "noi". Non è una guerra di religione, ma di civiltà, di sistemi e di valori e che, pertanto, coinvolge tutti, non tanto in epiche battaglie tra eserciti, quanto nella nostra vita quotidiana. E' in pericolo quello che facciamo ogni giorno, pensate alla libertà di circolazione e al diritto alla sicurezza sotto la spada di Damocle degli attentati. E' in pericolo ciò che crediamo essere giusto, pensate a cosa sono la libertà di espressione e il rispetto per chi conosce solo l'espressione di un'unica verità. E' in pericolo quello per cui viviamo, la libertà in ogni sua espressione.

Siamo noi in pericolo: non perché socialisti, liberali, democristiani, conservatori, anarchici. Siamo in pericolo noi, senza alcuna distinzione; siamo in pericolo noi, senza avere un particolare nome e un cognome, ma solo perché siamo occidentali e amiamo le libertà, viviamo di libertà e per la libertà. Poiché la mette a repentaglio, questo nuovo tipo di guerra ci rende tutti partecipi della nostra identità. Ognuno diviene, così, un combattente di questa guerra, naturalmente non in senso militare, ma in un senso civile, etico, morale, che solo i comunisti non capiscono, per il fatto che credono in valori che non sono centrati sul valore della persona umana. Tutti coloro che stanno combattendo per annullare la nostra identità occidentale e i nostri valori, condividono un rifiuto viscerale della "persona" per adorarne la negazione, sia essa la "conquista" e la "conversione degli infedeli", la cacciata del "demonio"; oppure il "potere sulle coscienze", la "società senza classi", il terrore della "giustizia sociale", dell'eguaglianza sostanziale, della democrazia radicale.

E', dunque, inutile lo sforzo (sintomo di miopia politica e indifferenza morale) di arginare gli effluvi di sangue tra il Tigri e l'Eufrate, rinchiudendo le coscienze nella torre d'avorio dell'isolamento o ficcando la ragione politica nella sabbia della metafisica, della diplomazia bizantina e dell'appeasement. Ma ancora più nefasta è la politica del disimpegno, che intossica le coscienze per alienarle da loro stesse, per radere al suolo la nostra identità e, quindi, la nostra libertà di scegliere. Il nostro impegno è anche volto ad impedire all'Occidente di veder risucchiata nel nichilismo della "pace" ogni coraggiosa e responsabile scelta di intervenire, anche con le armi, per soccorrere e liberare chi libero non è.

Al contrario, la politica della conciliazione serve solo a legittimare qualunque violazione della dignità umana, qualunque sterminio, qualunque altro crimine contro la persona. Serve a far dormire sonni tranquilli ai burocrati di Bruxelles che fanno affari con gli estremisti palestinesi; serve a zittire le coscienze dei francesi che macellano in silenzio i ribelli dell'Africa equatoriale, dettando la loro legge in barba ad ogni risoluzione delle nazioni unite; oppure ancora serve a garantire una cospicua rendita politica ai socialisti spagnoli, avidi di ubriacarsi di potere dopo dieci anni di astinenza.

Siamo di fronte ad un conflitto in cui la guerra è solo l'aspetto superficiale, tangibile, esteriore. Sono percosse le nostre stesse coscienze, la nostra identità, i nostri valori e il loro rispetto. Siamo in gioco noi stessi.

! Gabriele Cazzulini
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