Il Teatro della Mente
Nello scenario del Porto Antico di Genova, "Il Cubo", archi-scultura futurista della città contemporanea, racchiude i segni visionari di una nuova avanguardia
di Riccardo Forte - 22 maggio 2004
«Bisogna pure che qualcuno si dia la briga di rinnovare lo stupore nel cervello degli uomini», ammoniva Filippo Tommaso Marinetti. Stefano Grondona, l'artista ideatore di proteiformi e visionarie "pitto-sculture", raccoglie idealmente la sfida lanciata dal fondatore del Futurismo e inventa una provocazione intellettuale nel cuore di Genova. L'area rinnovata del Porto Antico accoglie, a partire dal 16 aprile e fino al 18 luglio prossimi, [bIl Cubo. L'iniziativa, a cura dell'Istituto David Chiossone per i ciechi e gli ipovedenti, si inserisce nel quadro degli eventi in programma per Genova Capitale Europea della Cultura 2004. L'installazione temporanea, uno spazio d'arte allestito a Calata Mandraccio in prossimità dei Magazzini del Cotone, a un centinaio di metri in linea d'aria dalla "bolla" di Renzo Piano, si configura quale metafisico segno urbano. Il padiglione espositivo, una costruzione di dieci metri di altezza rivestita in metallo, si propone nel contempo come laboratorio sperimentale della multisensorialità, un luogo all'interno del quale si confrontano esperienze e riflessioni sulla globalità percettiva dei cinque sensi.
Le geometrie cartesiane del Cubo, surreale boîte à malice, rimandano alle sperimentazioni protofuturiste del Padiglione di Sampierdarena (Genova), tempio laico «innalzato al Lavoro e al progresso» dall'architetto Gino Coppedè per l'Esposizione Internazionale del Sempione a Milano del 1906, in un ideale percorso della memoria nel quale si ritrovano le suggestioni e i miti della civilisation machiniste e dell'estetica del ferro, segno della Genova industriale e operaia. Nella volumetria plastica del Cubo, un blocco compatto che sembra ricavato per estrusione, così come nel rivestimento esterno in pannelli di lamiera d'acciaio imbullonati, si condensano simbolicamente i riferimenti all'epopea dell'officina e alla tradizione cantieristica navale.
La forma pura del Cubo si compone di una struttura metallica a telaio modulare (1 m X 1 m). L'ordine classico, basato sull'equilibrio dimensionale e delle proporzioni, è "sovvertito" in facciata dalla presenza di un incavo, un "volume vuoto" ruotato che movimenta a tutta altezza e de-costruisce l'impianto architettonico. Una fuga a terra, illuminata nelle ore notturne, "solleva" la massa compatta del cubo, che pare levitare dal suolo, ridisegnando la geometria delle forme. Il rivestimento in tavole di legno grezzo in corrispondenza dell'incavo esterno e nello spazio interno sottolineano, come un gigantesco cassone da imballaggio, l'estetica "brutalista" dell'oggetto architettonico.
Dal "Cubo", oggetto "rivoluzionatore" del water-front portuale, all'"In-Cubo", in un gioco di rimandi contenitore-contenuto-opera d'arte concettuale che scardina i riferimenti percettivi tradizionali, stimolando nuovi processi di sensibilizzazione all'arte nelle sue molteplici espressioni. L'esperienza sensoriale guida allo svelamento dello spazio tridimensionale. L'incavo del Cubo accoglie il visitatore all'interno di una nuova realtà "de-costruita", in una dimensione onirica fatta di immagini, sonorità e odori. Un percorso caratterizzato dalla "vibratile percezione tattile" di elementi scultorei ad altorilievo, con superfici intagliate a sagoma in materiali differenziati; le figure antropomorfe ideate da Grondona recano i segni di un'angoscia esistenziale, un "male di vivere" che si innerva nella tradizione dell'espressionismo tedesco, inquietanti visioni di una realtà allucinata che rimanda all'universo di Kokoschka e alle atmosfere dei film di Stanley Kubrick.
L'allestimento scenico immaginato dall'artista è al contempo un'esplorazione all'interno delle traiettorie della mente e delle dimensioni dell'inconscio, un luogo interattivo della percezione simultanea multisensoriale che non è concepito con una funzione specialistica esclusiva per ciechi e ipovedenti, ma si apre alla comune sperimentazione diretta delle differenti forme artistiche.
Il Cubo, subliminale Teatro della Mente, si propone come un' "officina permanente delle idee", nella quale una équipe internazionale di architetti, designers, scultori, scenografi ed esperti di comunicazione mette in scena i segni "eretici" e visionari di una nuova avanguardia. Un'esperienza in itinere, che ambisce a confrontarsi con le più avanzate realtà internazionali. Al termine della rassegna espositiva genovese, Il Cubo potrà essere trasferito a Lille, capitale gemella Europea della Cultura del 2004, e fare tappa successivamente nelle principali metropoli europee: Parigi, Londra, Berlino e Bilbao.
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Riccardo Forte |
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