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Le riforme servono anche per difendere la nostra libertà

di Gabriele Cazzulini - 22 maggio 2004

Riforme per difendere la nostra libertà

Da quanto affermato nella prima parte, si intuisce facilmente quanto grossolano sarebbe l'errore di sottovalutare alcuni temi rispetto ad altri, ritenuti forse più importanti per sostenere questa epocale lotta di civiltà. Certamente la politica internazionale occupa un ruolo di primissimo piano, così come la questione della difesa europea, del ruolo dell'Alleanza Atlantica, dell'organizzazione dei contingenti militari impiegati sul campo bellico. Ma è questa la contraddizione: la prima guerra globalizzata non è solo una guerra militare. Non è una guerra incentrata sull'aggressione e la conquista, ma sulla difesa delle libertà di centinaia di milioni di persone che ne godono, e sulla sua estensione ad altre centinaia di milioni che ancora non ne godono.

Dal punto di vista più politico, sostenere la Patria impegnata e provata duramente da questo sforzo prima impensabile, non significa sacrificare ogni energia interna per convertirla in una risorsa subito spendibile in campo internazionale. Dal momento che la minaccia è puntata verso di noi, e ha già colpito più volte, dobbiamo difendere la nostra identità italiana e occidentale, rafforzando le nostre istituzioni politiche.

In particolare, sono due i luoghi che più di altri occorre rafforzare: il valore del voto e la distribuzione del potere. La naturale adesione ai valori tipicamente nazionali ed al più ampio mondo occidentale rischia di restare un'adesione evanescente, soltanto ideale perché incapace di concretizzarsi in chiare e incontrovertibili scelte elettorali. Se oggi più che mai i nemici dell'Italia e dell'Occidente si mostrano pubblicamente per quello che sono, il nostro voto diventa il principale strumento politico per affermare concretamente i nostri valori. Non si può tutelare e affermare la nostra identità se poi, quando si tratta di decidere, il nostro voto conta poco. A che serve che i cittadini testimonino quotidianamente il loro consenso all'Occidente in pericolo, quando non c'è neppure la libertà di eleggere il Primo Ministro? Purtroppo abbiamo ancora davanti agli occhi il nostro passato recente, ricordiamo i guasti provocati da governi senza consenso degli elettori, governi che tirano a campare giorno dopo giorno invece di adoperarsi per l'Italia, governi dilaniati da lotte di potere tra i loro membri. Se il governo non trae la propria legittimazione direttamente dagli elettori, rimane senza un punto a cui rapportare il proprio operato. Svanisce la stessa responsabilità del governo verso gli elettori, poiché non è ad essi che il governo deve la sua vita. Allora come si pensa di respingere le minacce ai nostri valori se il governo, privo di una linea politica sostenuta dagli elettori, cede alle intimidazioni delle manesche folle di fiancheggiatori del pacifismo e del multiculturalismo o alle concrete minacce dei gruppi di potere (sindacati e potentati economici)? Ecco allora la fonte dei numerosi attacchi "legali" inferti ai nostri valori: le leggi che spalancano le porte dell'Italia ad ogni genere di immigrazione, che concedono la cittadinanza svendendola in cambio di sostegno politico, che finanziano abbondantemente associazioni culturali anti-occidentali, che offrono un dorato asilo politico ai terroristi della peggior razza, che inseriscono uomini fidati nelle scuole, nell'università, nella stampa.

L'attuale governo è stato il primo ad impegnarsi attivamente nel riportare la politica ai cittadini, restituendo loro la piena sovranità, non soltanto una volta ogni cinque anni, ma rappresentandone ogni giorno, nelle istituzioni, le ragioni più vere, più radicate nella nostra identità e nel nostro patrimonio di valori.

Riforme per rafforzare le istituzioni libere

Di conseguenza, rafforzando il significato del voto e la sua centralità nel formare un governo con una precisa linea politica e una provata adesione all'Occidente, si rafforzano anche le istituzioni stesse. Occorre un governo e un Primo Ministro capace di prendere importanti decisioni in campo internazionale, su cui possa convergere la fiducia degli elettori e in cui possa essere ricondotta la responsabilità politica del governo. La riforme non sono fatte per aumentare i poteri del Primo Ministro, ma per adeguarli ad una maggiore richiesta di efficacia e di stabilità, sia interna che esterna, garantendo il controllo democratico attraverso l'elezione diretta del Primo Ministro. S'instaura così una dialettica democratica tra gli elettori, il cui voto risulta davvero decisivo e definitivo (perché messo al riparo da improvvisi "ribaltoni"), e il Primo Ministro che finalmente ha tutti i poteri necessari a guidare il Governo lungo una precisa linea politica, senza sottostare ai ricatti del Parlamento e dei partiti.

Un altro innegabile avanzamento prodotto dalle riforme, collegato alla posizione centrale del Primo Ministro, è il suo stretto collegamento con la sua maggioranza parlamentare. Infatti da ora in poi il Primo Ministro dovrà sempre disporre di una indiscutibile maggioranza in parlamento, anch'essa espressione diretta delle preferenze degli elettori. In questo modo, il governo sarà assistito da una solida e compatta maggioranza, senza la quale la politica del governo sarebbe lettera morta di fronte allo strapotere del parlamento. Sia il parlamento che il governo continuano a necessitare l'uno dell'altro, proseguendo nella strada del governo parlamentare che appartiene alla storia democratica dell'Italia. L'esigenza di una stabile e disciplinata maggioranza è lampante. Proprio in questi ultimi anni il nostro Paese ha rischiato solenni sconfitte in politica internazionale perché il suo governo aveva una maggioranza letteralmente spaccata, così come oggi continua ad esserlo l'attuale opposizione. Non serve un capo politico, ma un leader che sappia agire in maniera responsabile verso il Paese e che renda conto del proprio operato di fronte agli elettori, che potranno confermarlo oppure sostituirlo.

Per concludere...

La lotta al terrorismo non è una guerra condotta al di fuori dei confini nazionali. E' una contesa tra i nostri valori e la loro negazione, tra la nostra identità e chi cerca di annullarla. Per difendere i nostri valori, in primo luogo le libertà, occorre saper difendere le istituzioni in cui quei valori si concretizzano - perché anche un parlamento che discute e approva le leggi, un governo che decide la politica da seguire, entrambi legittimati da libere elezioni, tutto ciò è un valore patrimonio dell'Occidente.

! Gabriele Cazzulini
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