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Barabba: un kolossal all'italiana

di Andrea D'Elia - 22 maggio 2004

BarabbaTratto dal romanzo del premio Nobel Par Lagerkvist, questo film, a dir poco grandioso prodotto da Dino De Laurentiis, è la risposta italiana ai kolossal hollywoodiani: Barabba (Anthony Quinn) viene liberato dal procuratore romano Ponzio Pilato, perché preferito a Gesù dalla folla; è un ladrone, un assassino senza scrupoli dal fisico possente e massiccio, ma, una volta catturato a causa dell'ennesimo omicidio e condannato ai lavori forzati nelle miniere di zolfo in Sicilia, incontra un cristiano di nome Sahak (Vittorio Gassman), con il quale stringerà una forte amicizia, percorrendo assieme una serie di vicissitudini che li porteranno, infine, sull'arena a combattere per l'imperatore Nerone come gladiatori.

Sahak, a differenza del protagonista, è un uomo buono, guidato da una fede fortissima, colpevole soltanto di seguire gli insegnamenti di Gesù Cristo, fede talmente solida da riuscire a contagiare, anche se molto lentamente, il crudele ladrone, facendogli percorrere una travagliata ma sincera conversione al cristianesimo, un tormentato cammino spirituale fatto di rimorsi, desiderio di riscatto, ed infine sincero pentimento per tutti i crimini commessi, un percorso che però lo porterà in un primo momento a negare la sua fede cristiana per potersi salvare da una sicura condanna a morte, condanna inflitta all'amico che a differenza di lui, non rinnega la sua fede in Gesù, andando incontro alla morte con serenità.

BarabbaSarà proprio la morte di Sahak, a vincere tutte le resistenze, i dubbi e le incertezze e a fare di Barabba un cristiano, pronto a salire sulla croce pur di non rinnegare la sua conversione ed il suo amore verso quel Cristo che aveva incontrato e che aveva lasciato un segno profondo nella sua anima.

Forte il senso religioso della pellicola, come intense le oscillazioni ed i simbolismi tra il bene ed il male, spiritualità e materialismo che fanno di questo film, anche se datato (uscì nelle sale cinematografiche nel lontano 1962), una genuina ed originale testimonianza di quanto l'animo umano possa essere malleabile.

Il regista (Richard Fleisher), servendosi della superba recitazione dei due grandissimi attori protagonisti e grazie anche ai dialoghi firmati da Salvatore Quasimodo, riesce a trasmettere tutto il pathos ed i conflitti interiori di un uomo che resosi conto di avere sbagliato, desidera, aiutato da un amico, riscattarsi dal male, riscatto che passerà attraverso l'errore (Barabba credendo i cristiani responsabili dell'incendio di Roma, appicca il fuoco in alcuni edifici della Caput mundi), determinante, ma in senso positivo perché questa volta lui non si tirerà indietro, avrà il coraggio di proclamarsi cristiano di fronte ai centurioni romani.

BarabbaIl tema principale è quello della ricerca dell'assoluzione, attraverso una volontaria purificazione, di una sorta di catarsi che passa attraverso la sofferenza, di un perdono che non può essere negato a nessuno, nemmeno ad un ladrone come Barabba che lo cerca, lo chiede e lo invoca in punto di morte rivolgendosi direttamente a Gesù pregandolo di prenderlo con sé.

Un film ricco di sentimento che affronta con semplicità temi come l'amicizia, il coraggio e la lealtà, ma soprattutto il tema della speranza: non ci sono infatti sentenze definitive di condanna ma, al contrario, la porta rimane aperta al pentimento ma soprattutto al perdono.

Insomma, un vero e proprio kolossal, che fà il verso ad Hollywood, arricchendo il catalogo cinematografico italiano, di sicuro non passato inosservato grazie al grande successo che tale pellicola ha riscosso in tutto il mondo.

! Andrea D'Elia
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