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6 marzo 2008
 
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Le grandi opere servono a tutti

di Sara Franchino - 27 maggio 2004

Ci sono interventi i cui frutti si rendono evidenti nel breve periodo. Se ne avvertono le conseguenze fin da subito. Ce ne sono altri che devono essere pensati ed effettuati per avere effetti su lassi temporali più lunghi, a volte di anni, altre di decenni. Sono questi gli investimenti più difficili, per i quali occorre una maggiore lungimiranza. E', infatti, necessario capire dove, come e se potrà seguire loro un effettivo ritorno. Tuttavia sono proprio questi gli investimenti che, se intelligenti e azzeccati, un domani (magari anche abbastanza prossimo) provocheranno le maggiori ricadute positive.

Attualmente la critica che più comunemente l'opposizione alza in modo pretestuoso nei confronti dell'attuale Governo è quella basata sul dire che Berlusconi non avrebbe tenuto fede al proprio programma e, dunque, al contratto firmato con gli italiani. Per avvalorare questa tesi, in verità assolutamente priva di fondamenti reali, uno degli argomenti usati con più insistenza è proprio quello dei lavori pubblici promessi e al momento non ancora realizzati. Assurdo ma vero! Come se strade, ponti, reti ferroviarie, valichi e quant'altro potessero essere iniziati e terminati dall'oggi al domani. E, ancor più assurdo, perché i cantieri dai quali il territorio italiano è letteralmente invaso, confermano inconfutabilmente quanto, già solo in questi poco più di due anni di Governo, è stato fatto. Infatti, sono proprio questi, i lavori in corso ben visibili e sotto gli occhi di tutti, le evidenti e palesi prove delle menzogne sfruttate per scopi elettoralistici dall'opposizione.

Le grandi opere sono state tutte praticamente iniziate, i progetti preliminari tutti approvati. I problemi burocratici e gli ostacoli amministrativi superati in brevissimo tempo rispetto a quanto accaduto negli ultimi vent'anni. Così, lavori pubblici che da tempi immemorabili si erano dimostrati indispensabili, si pensi alla variante di Mestre, sono finalmente in costruzione. Certo non si può pensare, nonostante nei cantieri si lavori a pieno ritmo, anche nelle ore notturne, che le infrastrutture possano essere da subito fruibili. I tempi materiali ci sono e, oltre un certo limite, non possono essere ridotti. E' inevitabile: il fare richiede tempi più lunghi che non il parlare a cui sono tanto avvezzi molti politicanti della sinistra, i quali, tuttavia, nelle proprie esperienze governative hanno palesato una evidente incapacità nel realizzare concretamente quanto preannunciato a fini propagandistici.

L'altra critica frequentemente posta dall'opposizione parte invece dall'affermare che l'attuale Governo spenderebbe danaro pubblico per la realizzazione di grandi opere, che invece potrebbe essere utilizzato per garantire maggiori servizi ed essere fatto ricadere in modo più diretto sui cittadini. Anche quest'ultima, però, si rivela essere una contestazione assolutamente infondata. In primis, perché non tiene conto che questo Governo ha prestato molta attenzione alle problematiche attinenti le politiche sociali e del lavoro, a tutto ciò insomma che oggi, in modo estensivo, può passare sotto il nome di welfare. Basti ricordare che è stato proprio il Governo Berlusconi, appena insidiato, ad alzare le pensioni minime ad una soglia accettabile che, quanto meno, garantisce la sopravvivenza autonoma. E ancora, è stato proprio con questa maggioranza che il mercato del lavoro si è modernizzato e adeguato ai tempi così come alle attuali esigenze di datori e lavoratori, introducendo figure lavorative che finalmente consentono flessibilità e conseguentemente maggiori possibilità di impiego.

In secondo luogo, poi, la suddetta obiezione non considera che le grandi opere porteranno vantaggi a tutta la popolazione. Le infrastrutture permettono infatti di aumentare i traffici, il che significa creazione di ricchezza nei territori attraverso cui le merci vengono fatte transitare e nuove opportunità economiche. Una conseguenza logica; i romani l'avevano compresa oltre due millenni fa. Questo, ovviamente, senza considerare la "comodità" che tali reti di trasporto offriranno alla gente tutta, riducendo, in alcuni casi dimezzando, i tempi di percorrenza tra un luogo e l'altro.

Il fatto è che non si ha ancora la percezione (probabilmente potremo averla fino in fondo solo quando saranno ultimate e utilizzabili) di quanto le infrastrutture strategiche programmate verranno ad influire sulla vita di tutti giorni, migliorandone la qualità. Si pensi per esempio ai corridoi europei che inseriscono l'Italia al centro delle grandi vie commerciali tra Nord e Sud (attraverso il corridoio 8 che con il ponte sullo stretto permetterà finalmente alla Sicilia di uscire da una condizione di "isolamento") e tra Ovest ed Est Europa (tramite il corridoio 5).

E non solo... le infrastrutture, i grandi corridoi polimodali, le autostrade del mare sono poi fondamentali anche in chiave europeista. Si parla tanto di integrazione, di Europa Unita, ma come si può pensare ad un Europa senza la possibilità di collegamenti rapidi? La libera circolazione di merci, lavoro, persone è possibile solo se ci sono strutture concrete che la permettono. Altrimenti l'Europa non potrà che continuare una bella idea mai pienamente realizzata. Il Governo italiano, conscio di ciò non solo ha affrontato una scommessa elettoralmente rischiosa investendo in Italia, ma è anche intervenuto stringendo accordi con i paesi stranieri affinché le grandi opere italiane potessero trovare una loro continuità nei paesi confinanti. Accordi che sono funzionali e strategici per l'Europa e che consentiranno all'Italia di mantenere all'interno dell'Unione un profilo di primissimo livello.

! Sara Franchino
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  • TRENI - di m - 31 maggio 2004 17:20
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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