RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Botticelli e Filippino. L'inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del Quattrocento

di Edoardo Albani - 27 maggio 2004

Madonna con Bambino e due angeli, 1468-69, Napoli, Galleria Nazionale diNei bellissimi ambienti di Palazzo Strozzi a Firenze è allestita fino all'11 luglio 2004 la mostra "Botticelli e Filippino. L'inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del Quattrocento". Il percorso espositivo, suddiviso in varie sezioni tematiche, comprende circa sessanta capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo e da collezioni private. Oltre ai dipinti del Botticelli e del suo amico ed allievo Filippino Lippi, è possibile ammirare nell'occasione disegni ed opere di artisti loro contemporanei, tra i quali Leonardo da Vinci e Piero di Cosimo. Come suggerito dal sottotitolo, la mostra offre al visitatore la possibilità di conoscere più da vicino la complessa realtà storica, culturale ed artistica della Firenze della seconda metà del Quattrocento, una città ed un mondo sospesi tra la raffinatezza degli ideali umanistici ed i sermoni apocalittici di Fra Girolamo Savonarola.

Proprio in quegli anni, "Ne' medesimi tempi del magnifico Lorenzo vecchio de' Medici, che fu veramente per le persone di ingegno un secol d'oro - scrive Giorgio Vasari - fiorì ancora Alessandro, chiamato all'uso nostro Sandro e detto di Botticello...". Secondo lo storiografo aretino "Disegnò Sandro bene fuor di modo, e tanto, che dopo di lui un pezzo si ingegnarono gli artefici d'avere suoi disegni...Fu copioso di figure nelle storie come si può vedere nei ricami del fregio della croce che portano a processione i frati di Santa Maria Novella, tutto di suo disegno. Meritò dunque Sandro gran lode in tutte le pitture che fece, nelle quali volle mettere diligenza e farlo con amore...".

La Fortezza, 1470, Firenze, UffiziAlessandro Filipepi, più conosciuto con il soprannome di Botticelli, nasce a Firenze nel 1445. Ancora giovanissimo svolge il proprio apprendistato nella bottega di un orefice, detto Botticello, per la sua corporatura. Tuttavia, alcuni critici riferiscono l'origine del suo soprannome all'attività del fratello Antonio, "battigello" o battiloro (cioè orefice). Tra il 1464 ed il 1467, Botticelli lavora nella bottega del pittore Filippo Lippi, il carmelitano gaudente, artista particolarmente apprezzato dalla famiglia Medici. Vasari ci informa che "Fra Filippo gli pose amore e insegnogli di maniera che pervenne tosto ad un grado che nessuno l'avrebbe stimato [capace di raggiungere]". Nel 1467 il Lippi si trasferisce a Spoleto per eseguire gli affreschi del coro del Duomo ed il giovane Botticelli inizia forse a frequentare l'ambiente verrocchiesco. Tuttavia, già nel 1470 il pittore risulta stabilito in proprio come padrone di bottega e conosciuto come "maestro Botticello, fiorentino". A questo periodo formativo si riferiscono una serie di dipinti di soggetto mariano in cui è evidente l'influsso dell'arte di Filippo Lippi non solo nella morbidezza delle forme, ma anche nella impostazione delle immagini e nell'impianto costruttivo delle scene. Tra i capolavori di questa fase giovanile si segnala la "Madonna con Bambino ed un angelo" conservata alla Galleria dello Spedale degli Innocenti di Firenze e datata al 1465. In un'altra tavola del periodo la "Madonna con il Bambino e due angeli" della Galleria Nazionale di Capodimonte, la figura della Vergine, dal tipico sguardo assorto e malinconico, mostra una consistenza scultorea che costituisce un evidente tributo alla lezione del Verrocchio. Al 1470 risale la "Fortezza" degli Uffizi, la prima opera dell'artista sicuramente databile, che completa una serie di "Virtù" commissionate al Pollaiolo dal Tribunale dei Sei, o della Mercanzia, che aveva sede in Piazza della Signoria. La posa della figura è salda ed imperiosa, analoga a quella della Vergine nella coeva "Madonna del Roseto". Il movimento delle mani è nervoso quasi in contrasto con l'inclinazione patetica della testa. Le vesti ed il trono sono resi nei minimi dettagli, con la perizia calligrafica di un orefice, alla maniera del Verrocchio. Tuttavia, il dinamismo della linea che definisce con esattezza il rilievo, mostra l'influsso del Pollaiolo, particolarmente evidente in un'opera di pochi anni successiva, il "San Sebastiano" di Berlino (1474). Scrive Carlo Bo a proposito di questo dipinto: «Il pittore indulge nella descrizione del fisico maschile nobilitandolo dalle notazioni marcatamente drammatiche, e il giovane santo, benché rappresentato nel momento immediatamente seguente il martirio, assume una posa quasi distante dagli accadimenti contingenti. Secondo i temi della filosofia neoplatonica pare già di intuire qui una diversa percezione del rapporto tra realtà ed Idea: senbra cioè di poter cogliere le avvisaglie di quella sorta di distacco pensoso dagli accadimenti contingenti, quella "melanconia", per dirlo con un termine della filosofia quattrocentesca, che è l'atteggiamento distintivo degli uomini saggi e desiderosi di conoscenza e che vivono la quotidianità attraverso il vaglio del pensiero». Tali convinzioni filosofiche informano anche il "Ritratto d'uomo con medaglia di Ritratto d'uomo con medaglia di cosimo il vecchio, 1475, Firenze UffiziCosimo il Vecchio" del 1475, in cui il giovane uomo dalla sguardo "melanconico" è concepito come "anér pneumatikòs". Nel periodo che va dal 1470 al 1481, anno del viaggio a Roma, l'artista acquista una fama sempre maggiore ed entra in contatto con la famiglia Medici e con l'ambito culturale dell'Accademia platonica fiorentina, di cui fu grande animatore il filosofo Marsilio Ficino. L'arte di Botticelli diviene ora veicolo di concetti neoplatonici, assumendo un valore non soltanto pedagogico, fondato cioè sull'idea che non sia possibile docere senza delectrare, ma anche gnoseologico, nell'adesione completa al pensiero già formulato in antico e sintetizzato dal celebre "Kalòs kai agathòs".

Le "Mitologie" di Botticelli si caricano quindi di significati allegorici a sfondo moraleggiante come esemplificato dalla "Pallade che doma il Centauro" del 1482-83, raffinata esaltazione del dominio della ragione e della castità sul cieco istinto. Allo stesso humus culturale vanno riferiti altri dipinti di tema mitologico realizzati nell'ultimo ventennio del Quattrocento, fra i quali spiccano la "Primavera" (1481-82) e la "Nascita di Venere" (1484).

Tra il 1481 ed il 1483, il pittore è impegnato a Roma nella frescatura della Cappella Sistina, assieme ad alcuni dei più importanti artisti del tempo fra cui Perugino e Ghirlandaio. A Botticelli si deve la realizzazione di tre storie (le "Prove di Cristo", le "Prove di Mosé" e la "Punizione dei ribelli") e la paternità delle figure di undici papi. In queste opere è possibile misurare l'impressione che l'antichità romana suscitò nell'artista, come dimostrato dall'Arco di Costantino raffigurato nella "Punizione dei ribelli" o dalla figura di Mosé che si sfila i calzari, vera e propria citazione di un'opera antica, il "Cavaspina".

A partire dall'ultimo decennio del XV secolo, Botticelli mostra un notevole mutamento di stile, che viene generalmente posto in relazione con la predicazione di Savonarola che avrebbe provocato nell'artista una crisi religiosa. Secondo Vasari il pittore fece parte dei "piagnoni" savonaroliani, ovvero della fazione che a Firenze sosteneva con convinzione le idee del frate ferrarese: "...e fu molto partigiano a quella setta...Perché ostinato alla setta di quella parte, faccendo continuamente il piagnone e deviandosi da ‘l lavoro, invecchiando e dimenticando, si condusse in molto mal essere". La morte di Lorenzo dei Medici nel 1492 segna l'inizio di un periodo di instabilità per Firenze che coincide con quella che Chastel definisce "inquietudine autentica degli spiriti migliori". Questo senso di irrequietezza e precarietà si traduce in Botticelli nella ripresa di temi mistici e profetici, in un insolito espressionismo che caratterizza sia le opere religiose come il compianto sul "Cristo morto", sia profane come la "Calunnia". Il dipinto più importante e famoso di quest'ultimo periodo dell'attività del pittore (che morì nel 1510), è senza dubbio la "Natività Mistica" della National Gallery di Londra del 1501. L'opera, l'unica firmata dall'artista, presenta uno schema iconografico arcaicizzante, un rifiuto del naturalismo prospettico, un ritorno alle dimensioni gerarchiche proprie dell'arte medioevale e simbolica. L'esclusione di ogni presenza profana, il riferimento all'Apocalisse nella lunga iscrizione in greco posta in alto, la presenza di tre figure angeliche sul tetto, dal chiaro valore allegorico, sono elementi di derivazione savonaroliana. Questo capolavoro dell'arte e della fede viene concepito in un periodo di crisi, "sulla fine dell'anno 1500, durante i torbidi d'Italia". In ciò risiede la sua straordinaria attualità. Mentre il cielo si fa buio, l'Umanità sembra stringersi attorno alla Sacra Famiglia, quasi a cercare riparo dalle tenebre. Il fraterno abbraccio fra uomini ed angeli in primo piano definisce il limite che Satana non può oltrepassare. E quella fragile capanna piantata sulla viva roccia diviene il più sicuro dei luoghi dove versare le proprie lacrime di conversione.

! Edoardo Albani
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.59 del 27/5/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata