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6 marzo 2008
 
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Da Rousseau a Marx: storia liberticida

Perché non posso non dirmi anticomunista - III

di Stefano Doroni - 27 maggio 2004

Il pensiero egualitario raggiunge la sua forma più organizzata prima del marxismo con Jean-Jacques Rousseau. Egli nega che il progresso nelle arti e nella scienza abbia giovato agli uomini. La civilizzazione va quindi condannata perché ha allontanato gli uomini dall'originaria purezza. Il suo pensiero anti-razionalista lo porta a ritenere che lo stato perfetto dell'umanità sia stato quello della natura originaria, dove regnava la perfetta uguaglianza. L'uomo è infatti di per sé buono ed è la società che lo corrompe (questa è l'origine del famoso «mito del buon selvaggio»). In particolare la responsabilità delle disuguaglianze, delle ingiustizie e delle sopraffazioni è da imputare al riconoscimento della proprietà privata.

Per ripristinare la giustizia e l'uguaglianza Rousseau propone un nuovo contratto sociale (il titolo della sua opera maggiore, del 1762) che sostituisca alla volontà del più forte la volontà generale, per favorire il benessere di tutti e non di pochi. Questa volontà generale sarebbe espressa dall'assemblea di tutti i cittadini secondo un modello di democrazia diretta. Un simile modello sociale, che sembra garantire una vera democrazia e una giustizia autentica, è in realtà il primo grande inganno comunista prima dell'avvento del marxismo. Parla, infatti, di virtù e di bene collettivo mentre insegna il vizio del totalitarismo e nega i diritti della persona. Innanzitutto mancano gli elementi fondamentali della libertà degli uomini, che sono tipici della tradizione liberale: non ci sono infatti i diritti dell'individuo (fra i quali quello a possedere) e non c'è la separazione dei poteri, caratteristica di ogni vero stato democratico. Il modello di Rousseau è intimamente totalitario e liberticida perché questa esaltata volontà generale non coincide con la volontà dei singoli, ma è un'espressione collettiva che travalica i desideri degli individui in vista di un bene superiore. Per ottenere questa unanimità non servono le elezioni perché dalle urne emergono tanti singoli pareri, cioè tanti piccoli egoismi. La volontà generale si costruisce perciò facendo interiorizzare le regole sociali agli individui, così da farle vivere come un dovere etico e non come imposizioni. Questo interesse collettivo verrebbe così realizzato tramite l'adesione libera di ogni cittadino ai dogmi politicamente corretti, con un vero e proprio indottrinamento. Lo Stato ha quindi il diritto di sottomettere i cittadini perché questo atto di autorità è giustificato dalla ricerca del bene della collettività. L'individuo non ha alcun rilievo, quindi, nell'egualitarismo di Rousseau: le sue esigenze e i suoi desideri sono superati dall'interesse generale; la persona è schiacciata, annullata dal peso della collettività. Il soggetto personale non ha spessore, non ha diritti individuali. Il sistema sociale di Russeau è antiumano, proprio come il comunismo.

Questa teoria collettivista contiene gli embrioni dell'egualitarismo comunista e del buonismo che oggi pervade la nostra società post-moderna occidentale, impedendole spesso di distinguere fra il bene e il male, e condannandola ad un relativismo culturale che la rende incapace di difendersi dai nemici che la insidiano. Tutto ciò che è esotico - in particolare islamico - è buono, affascinante, magari migliore: in nome del mito suicida della multiculturalità l'Europa si sta preparando a diventare una provincia islamica. Naturalmente nemmeno questo è cristiano: il buonismo comunistoide è la forma patologica, degenerata, della bontà evangelica, che vuol dire comprensione e disponibilità, non asservimento. Il buonismo e i sistemi egualitari rappresentano la desolante deriva della decandenza di un'intera civiltà che aveva trovato nella saggezza antica e nell'identità cristiana le basi di una straordinaria cultura umanistica.

Nel radicalismo del pensiero illuminista francese troviamo dunque le origini delle follie totalitarie che hanno insanguinato gli ultimi secoli della storia umana. A cominciare dal regime giacobino, frutto degenerato della Rivoluzione Francese, per continuare con la violenta dottrina razziale del nazismo, fino al crimine comunista, tentativo scientifico di cancellazione della dignità umana. Il pensiero di Marx deve molto al collettivismo di Rousseau: anzi lo porta alle estreme conseguenze realizzando un progetto scientifico di distruzione della libertà degli uomini. Il comunismo è un sistema antiumano che si basa su tre negazioni: della proprietà privata, del libero pensiero, del cammino aperto della storia. A queste tre negazioni corrispondono tre atteggiamenti dell'ideologia: il collettivismo, l'autoritarismo e il fatalismo, dato che il percorso della storia è destinato a concludersi con l'inevitabile approdo alla perfetta società comunista, senza classi e senza Stato. Alla base di tutto ciò stanno la negazione della dimensione spirituale della persona e il rifiuto della religione, così da permettere all'ideologia di sostituirsi ad essa ottenendo dagli uomini la stessa devozione, alla quale far corrispondere come premio la conquista di un illusorio paradiso tutto materiale e terreno. La grande menzogna, che diabolicamente ha fatto considerare buono a tanti uomini ciò che era semplicemente criminale, ha attraversato i sogni utopici dei secoli passati; ma è stata elevata a sistema scientifico antiumano da un pensatore tedesco che si fece paladino di una rivelazione mortifera e ha sparso nella contemporaneità un tumore che si manifesta nelle vesti ingannevoli di una medicina che cura tutti i mali dell'umanità: Karl Marx. È questa infezione che dobbiamo curare, conoscendola per quello che è veramente. Per liberarcene.

! Stefano Doroni
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