|
|||||||
|
|
Giugno '44: l'altra "liberazione"di Stefano Magni - 4 giugno 2004 Il 4 giugno abbiamo potuto ricordare, con gioia, la liberazione di Roma. Il 6 giugno abbiamo potuto celebrare l'inizio della liberazione dell'Europa occidentale. Eventi lieti che, soprattutto, possiamo celebrare da cittadini vivi e liberi. Non tutti hanno questa fortuna e, molte volte, non ci rendiamo conto che la nostra condizione è un privilegio raro in Europa. Ad Est del fiume Elba e del Danubio, al di là della frontiera orientale italiana e dell'Adriatico, ben pochi ricordano con gioia il 1944. Per la maggior parte degli Ungheresi, dei Romeni e dei Bulgari, sessant'anni fa iniziava un incubo. Per i Polacchi, per i Cecoslovacchi, per gli Albanesi e per gli Jugoslavi, il periodo che va dall'estate all'inverno del 1944 rappresenta semplicemente il passaggio da un carcere totalitario all'altro. Per chi aveva coraggiosamente combattuto contro i Tedeschi sotto le insegne dell'Armata Nazionale polacca o dei Cetnici jugoslavi, nel 1944, non vi sarebbero stati riconoscimenti, medaglie o pensioni, ma plotoni di esecuzione, gulag e marce della morte. I Sovietici non diedero loro tregua, fino all'eliminazione fisica totale di tutti i non comunisti fedeli alla linea di Mosca. Incominciarono dalla Polonia, già all'inizio del 1944, quando le prime divisioni corazzate sovietiche passarono il confine. Nel marzo successivo, i partigiani polacchi dell'Armata Nazionale, decisero di uscire allo scoperto, combattere, in buona fede, i nazisti al fianco degli alleati (perché tali erano, ufficialmente) sovietici e presentarsi ai liberatori come autorità costituita della nuova Polonia. I Sovietici prima li disarmarono, poi li deportarono in massa. I partigiani polacchi vennero sistematicamente internati nei campi di concentramento gestiti direttamente dall'NKVD (l'antenato del KGB) e potevano scegliere fra l'arruolamento delle formazioni filo-comuniste del generale Berling, costituitesi su ordine di Mosca, o la deportazione. Le cifre della deportazione sono ignote: si conosce il numero di coloro che giunsero vivi nei gulag sovietici, ma non delle migliaia (decine di migliaia?) che perirono durante il viaggio. Si va da una stima minima di 20.000 a un massimo di 55.000 deportati. A questi vanno aggiunti altri 25.000-30.000 cittadini polacchi di etnia tedesca, molti dei quali non erano nemmeno collaborazionisti: basti pensare che almeno la metà di questi erano minorenni. Il terrore contro i partigiani bianchi, che non è estraneo neppure agli Italiani, raggiunse dimensioni impressionanti in Jugoslavia, dove i carnefici furono, non i "liberatori" sovietici, ma i partigiani comunisti autoctoni: basti pensare che in un solo giorno, sui Monti Kamnik, furono fucilati 5000 cetnici, che pure avevano combattuto contro i nazisti fino a pochi mesi prima. Nel giugno del 1944, i partigiani comunisti di Tito assunsero ufficialmente il potere in Jugoslavia, benché occupassero ancora solo il 10 per cento del territorio. I loro metodi violenti erano già noti durante la guerra, non solo per il disprezzo con cui trattavano la popolazione locale, esposta alle rappresaglie tedesche, ma anche per la loro ferocia nell'eliminare tutti coloro che non fossero comunisti. Oppure anche tutti coloro che lo erano, ma non erano sufficientemente entusiasti, come si può leggere da questa ordinanza emessa dal commissario politico Novak nel settembre del 1943: «tutti coloro che non conoscono abbastanza la storia del comunismo e non mostrano sufficiente interesse, devono essere liquidati... la purga deve essere effettuata con molta discrezione e vi riterrò responsabili se qualcuno fa qualche soffiata». Dal giugno del 1944 alla fine della guerra, i partigiani di Tito eliminarono, a sangue freddo, circa 750.000 fra civili e prigionieri di guerra. Il motivo delle esecuzioni era talmente arbitrario che, fra chi abitava nei territori controllati dai partigiani, nessuno sapeva per cosa sarebbe stato condannato. Stando a una testimonianza di un contadino del tempo: «nessuno sapeva esattamente perché essi uccidevano, che tipo di colpa stavano punendo. Alcuni dicevano che stavano colpendo solo i proprietari terrieri, altri dicevano che le purghe erano per quelli che andavano a Messa troppo spesso e certi erano perfino preoccupati per la gente grassa, perché potevano essere scambiati per borghesi e il loro Venerdì Nero era arrivato». L'intensità e la vastità dell'eccidio jugoslavo, di cui rimasero vittime anche 15.000 civili italiani di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia, erano tali da indurre Milan Grol, monarchico e membro del primo governo provvisorio, a definire il nuovo Stato partigiano "una macelleria". Anche nella piccola porzione di Cecoslovacchia, "liberata" dai Sovietici durante la guerra, finirono nei gulag 40.000 persone, per motivi che variavano dall'accusa di collaborazionismo al semplice fatto di essere giudicati "borghesi". Passando a quelle che erano considerate nazioni "nemiche" dall'Unione Sovietica, perché erano alleate con la Germania nazista, l'occupazione dell'Armata Rossa costò moltissimo in rapporto alla popolazione. In Ungheria scomparvero 600.000 abitanti, su una popolazione che allora contava 9 milioni di anime e la cifra, come nel caso delle deportazioni dalla Polonia, non tiene conto di coloro (forse la maggioranza) che perirono durante il viaggio verso i gulag. In Bulgaria, Paese che non aveva partecipato direttamente alla guerra e non aveva inviato truppe contro l'Unione Sovietica, si scatenò quella che viene ricordata dai testimoni col nome di "epurazione selvaggia": circa 40.000 "nemici di classe" (sacerdoti, giudici, industriali, giornalisti, politici non comunisti) trucidati in pochi mesi dall'Armata Rossa.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.60 del 4/6/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||