|
|||||||
|
|
Lo sbarco in Normandiadi Erik Marangoni - 4 giugno 2004 Si tratta forse dell'evento più conosciuto della storia della seconda guerra mondiale: il 4 di giugno di sessant'anni fa centinaia di migliaia di soldati americani, britannici e canadesi, si riversarono sulle spiagge della Normandia, nella Francia occupata dalle truppe tedesche e posero le basi per la successiva liberazione del vecchio continente dalla dominazione nazista. Erano molto giovani i primi soldati che finirono contro le difese anti- uomo e anti- carro che i soldati tedeschi guidati dal Maresciallo Rommel avevano sistemato a difesa della costa. Si trattava per la maggior parte di reclute appena uscite da rapidi corsi di addestramento, con scarse conoscenze dell'uso delle armi in dotazione. Molti di loro erano giunti pochi giorni prima dall'America, molti di loro non sapevano nemmeno nuotare e morirono affogati dal peso del loro equipaggiamento. La prima ondata di sbarco registrò perdite fino al 90% in uomini e materiali. Quando i mezzi anfibi ricevettero l'ordine di ritirarsi la spiaggia di Normandia era disseminata di cadaveri. Il secondo sbarco ebbe maggior fortuna. I tedeschi a difesa delle fortificazioni vennero rapidamente neutralizzati, venne creata una testa di ponte dalla quale gli alleati avanzarono rapidamente a ovest verso la costa bretone, a est verso i Paesi Bassi e a sud verso Parigi, che fu liberata il 25 agosto successivo. Nel breve volgere dell'anno l'intera Francia venne liberata e vennero iniziati i preparativi per l'invasione della Germania. Nel frattempo i sovietici, dopo la vittoria di Stalingrado, stavano dilagando rapidamente nell'Europa danubiano- balcanica, obbligando gli Stati ex satelliti della Germania a firmare degli armistizi che, di fatto, rappresentavano il primo passo verso la loro successiva sovietizzazione. L'apertura di un secondo fronte in occidente era stata fortemente richiesta da Stalin sin dal momento in cui le armate hitleriane avevano attaccato l'Unione Sovietica e gli alleati occidentali faticarono non poco a calmare il dittatore sovietico, irritato dai continui ritardi nella presentazione di adeguati piani di invasione, che lui riteneva prova della volontà di Londra e Washington di volere scatenare la potenza tedesca contro l'URSS. In realtà, le proteste di Stalin non erano altro che una manovra propagandistica. Nessuno poteva permettersi, nel 1941, nel periodo di massimo sviluppo delle conquiste hitleriane, di aprire un secondo fronte anti- tedesco in Europa. La Gran Bretagna di Churchill stava subendo, nell'estate del 1941, uno dei peggiori momenti della sua storia, continuamente bombardata dalle incursioni tedesche e preda, nei mari, della superiorità tedesca nel settore dei sottomarini. La Francia da oltre un anno si era arresa alle truppe vittoriose del Fuhrer e doveva fare i conti con il dramma della sua flotta navale, divisa tra la fedeltà al maresciallo Petain e i proclami del generale de Gaulle su Radio Londra. L'intera Europa era divenuta un'immensa area dominata dai tedeschi in forme più o meno dirette, mentre gli Stati Uniti non avevano ancora subito il terribile attacco giapponese di Pearl Harbour che li avrebbe costretti ad intervenire nel conflitto mondiale e a Washington il presidente Roosevelt doveva fare i conti con una opinione pubblica fortemente anti- interventista. L'Unione Sovietica aveva partecipato insieme alla Germania alla spartizione della Polonia, motivo scatenante del conflitto, sulla base all'accordo firmato a Mosca dai ministri degli esteri tedesco e sovietico, il Patto von Ribbentrop - Molotov. Il patto, in sé di scarsa importanza trattandosi di un normale patto di non aggressione assai frequente in quel periodo storico, conteneva però un protocollo segreto che gli storici sovietici per anni cercarono di negare, nonostante le inconfutabili prove contenute negli archivi tedeschi. Il protocollo stabiliva la successiva collaborazione di Germania e Unione Sovietica sulla base di una spartizione dell'Europa orientale in zone di influenza. La Germania dichiarava il proprio "disinteresse" verso Finlandia, Estonia e Lettonia nel caso di "cambiamento politico- territoriale", mentre l'Unione Sovietica dichiarava disinteresse verso Lituania che avrebbe fatto cosi parte della zona di influenza tedesca (nella successiva revisione dell'accordo la Lituania venne "regalata" dai tedeschi all'Unione Sovietica in cambio dello spostamento, a favore del tedeschi, del confine di spartizione in Polonia). La linea di spartizione tra le due potenze in Polonia venne fissata lungo la linea Narew - Vistola - San. Quando le armate di Hitler invasero la Polonia, provocando cosi la reazione di Francia e Gran Bretagna che dichiararono guerra alla Germania, l'Unione Sovietica occupò la propria zona della Polonia, prendendo a pretesto il cattivo trattamento inflitto dal governo polacco, alle minoranze russe nel paese. Londra e Parigi non dichiararono invece guerra all'Unione Sovietica, perché speravano di riuscire a convincere Stalin a unirsi alla lotta comune contro la Germania, anche se vasti settori dell'opinione pubblica dei due paesi erano fortemente contrari ai sovietici, specialmente a seguito della successiva aggressione che questi lanciarono contro la Finlandia, durante la quale Mussolini, per un momento, accarezzò persino l'idea di riconciliare Germania, Francia e Gran Bretagna e insieme all'Italia fascista partire per una guerra santa contro l'Unione Sovietica. Nel giugno 1941 Hitler lanciò l'Operazione Barbarossa di invasione dell'Unione Sovietica, nonostante il fallimento delle operazioni di sbarco sulle isole britanniche e Stalin, dopo qualche giorno di meditazione nella sua dacia moscovita, incominciò immediatamente a reclamare l'apertura di un secondo fronte. I motivi di tale assurda richiesta appaiono, alla luce dei successivi avvenimenti, sotto diversi aspetti. In primo luogo, Stalin temeva che le democrazie occidentali lo lasciassero a combattere da solo contro la potenza tedesca, anche a causa delle indiscrezioni che trapelavano continuamente circa il protocollo segreto del Patto Von Ribbentrop - Molotov e la spartizione dell'Europa in zone di influenza. Stalin, inoltre, reclamava l'apertura del secondo fronte, ben sapendo che nessuno lo avrebbe mai potuto realizzare in quel dato momento storico, per giustificare in qualche modo l'invasione della Polonia da parte delle sue truppe a fini di autodifesa di fronte alla prevista aggressione tedesca contro l'Unione Sovietica, per combattere la quale il dittatore sovietico cercava di ottenere dalle democrazie occidentali Gran Bretagna e Stati Uniti la consegna in tempi rapidi della maggiore quantità di materiale bellico (Roosevelt fu molto sollecito in tal senso), che i sovietici si premurarono di camuffare adeguatamente per evitare che si sapesse che essi ricevevano aiuti dagli odiati occidentali. Infine, Stalin reclamava l'apertura del secondo fronte al fine di impegnare attivamente la Gran Bretagna (e successivamente gli Stati Uniti) a ovest e di avere perciò mano libera per i suoi progetti di sovietizzazione dell'Europa danubiano - balcanica. Stalin, come detto, fu perentorio nella sua richiesta e criticò aspramente i ritardi nella preparazione delle operazioni di apertura del secondo fronte. Nel 1942 infatti voci insistenti davano come imminente un armistizio tra Unione Sovietica e Germania. In realtà si trattava di un espediente per costringere gli occidentali a dichiarare pubblicamente l'adozione del principio di resa incondizionata della Germania, dato che Stalin ancora dubitava della loro effettiva volontà di distruggere l' hitlerismo. All'inizio l'apertura dello sbarco ad ovest fu fissato per il 1943, in contemporanea con l'invasione dell'Italia che doveva fungere da diversivo. L'Italia, tuttavia, divenne ben presto un fronte impegnativo per gli occidentali, a causa della forte resistenza dei tedeschi. L'operazione venne perciò spostata al 1944. Stalin arrivò a minacciare per l'ennesima volta la rottura del fronte anti- hitleriano ma si tranquillizzò a seguito della conferma ufficiale dell'operazione e solo allora accettò di incontrare Churchill e Roosevelt nella prima conferenza tripartita a Teheran, nel 1943, a oltre 3 anni dall'inizio delle ostilità. Il D-Day venne inizialmente fissato per il mese di maggio, ma per problemi meteorologici si decise di spostarlo a giugno. Per molti mesi, uomini e materiali vennero ammassati, in condizioni di massima segretezza, sulle coste meridionali della Gran Bretagna, pronti a dare vita alla più grande e spettacolare battaglia della seconda guerra mondiale. Quella battaglia, durata molti giorni e conclusasi in un successo per le forze alleate, nonostante le gravi perdite, rappresentò il primo passo verso la liberazione dell'Europa dal dominio nazista. Possiamo solo immaginare come la storia dell'Europa e forse del mondo intero, sarebbero cambiate se gli alleati avessero adottato il piano di Churchill, avversato da Roosevelt che temeva di pregiudicare l'alleanza con i sovietici, di uno sbarco nei Balcani invece che in Francia, nel cuore di quell'Europa che sarebbe stata distrutta per decenni dal dominio comunista sovietico.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.60 del 4/6/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||