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The day after tomorrowL'alba del giorno dopodi Andrea D'Elia - 4 giugno 2004 Roland Emmerich, può a tutti gli effetti considerarsi un esperto del tema "catastrofico": in Indipendence day, ci proponeva la distruzione della Casa Bianca, in Godzilla, sguinzagliava un tirannosauro rex per la città di New York. L'unica cosa che gli rimaneva da fare era di mettere il pianeta terra di fronte ad una imminente glaciazione. Il Prof. Jack Hall (Dennis Quaid), cerca di mettere in guardia il Presidente degli Stati Uniti, circa le conseguenze disastrose degli sconvolgenti eventi metereologici che si abbattono improvvisi sulla Terra: Nuova Dehli è sepolta sotto la neve, Tokyo è colpita da enormi chicchi di grandine e Los Angeles viene praticamente rasa al suolo da tornado di proporzioni inimmaginabili. Come ci si può facilmente immaginare, il Presidente americano in un primo momento non ascolta il prode scienziato, non avendo ratificato il protocollo di Kyoto, omissione che potrebbe ipoteticamente portare il pianeta terra ad una tragica capitolazione. Infatti secondo il noto regista americano, l'effetto serra potrebbe essere ritenuto responsabile dell'arrivo di una nuova glaciazione: lo scioglimento dei ghiacci artici, contribuirebbe ad una veloce desalinizzazione dei mari, portando squilibrio nel rapporto acqua dolce, acqua salata, rapporto responsabile dell'andamento delle correnti. Niente di più falso, come giustamente sostiene Bjorn Lomborg nel suo famoso libro L'Ambientalista Scettico. Nonostante le dichiarazioni fatte da Emmerich riguardo alla sua intenzione di non voler girare un film ambientalista e di voler solo "sbancare i botteghini" non mi sembra pertanto necessario dover aggiungere altro. Un film sui reversals fotrune ovvero sui cambiamenti improvvisi che portano le civiltà al loro tracollo, insomma, in poche parole sul tema: "chi è causa del suo mal pianga se stesso", filone ormai trito e ritrito che inevitabilmente, alla lunga, risulta noioso. Alcune scene, poi, hanno addirittura del paradossale. Come quella in cui i profughi americani chiedono asilo al Messico, cercando disperatamente di oltrepassarne i confini. Il punto di forza, forse l'unico, di questa pellicola, sarebbero gli effetti speciali, questi, veramente spettacolari: l'onda anomala che investe e devasta New York, le immagini della tempesta prese dal satellite, la Statua della libertà immersa nella neve e coperta di ghiaccio ed infine la scena della nave alla "deriva" per le strade di New York riescono a divertire lo spettatore. Ma l'uso della computer graphic, da solo, non serve a produrre un buon lavoro, ci vuole originalità e di certo il flirt amoroso tra il figlio dello scienziato, Sam (Jake Gyillenhaal), e la bella di turno, Emmy (Laura Chapman), non contribuisce a rendere il film interessante. Il filone delle pellicole catastrofiche, è meglio rappresentato da un classico, a mio giudizio intramontabile, nonostante sia uscito nelle sale cinematografiche nel lontano 1974: L'inferno di cristallo di John Guillermin ancora oggi ci regala emozioni veramente forti con attori del calibro di Paul Newman e Steve McQueen; vincitore di tre premi Oscar, caratterizzato da effetti speciali che farebbero arrossire moltissimi registi contemporanei (vedi la scena del grattacielo in fiamme). Roland Emmerich, questa volta, cade un po' troppo nel banale e nello scontato, risultando la pellicola troppo prevedibile, imperniata su un certo buonismo che tuttavia non riesce a trasmettere i messaggi che il regista si era prefissato di lanciare; troppe le incongruenze e troppo il paradossale. Come è possibile che uno sconvolgimento climatico come la glaciazione, possa iniziare e raggiungere il suo climax in poche settimane? Ai posteri l'ardua sentenza.
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Ragionpolitica, periodico on line n.60 del 4/6/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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