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Festival di Cannes: staremo a vederedi Francesco Natale - 4 giugno 2004 Commentare adeguatamente un'opera cinematografica senza averla ancora vista è senz'altro un'impresa impossibile, più che presuntuosa. Bisognerà quindi attendere che sia distribuita per godere del beneficio della sua fruizione. Forse, però, qualcosa possiamo già dire di quest'opera che ha avuto la Palma d'Oro al festival di Cannes, con l'ulteriore blasone di una standing ovation durata quindici minuti. Certo la platea francese (e non solo...) era pervasa, fino all'assatanamento, da uno spirito antiamericano che di più non si può, al pari della componente americana della giuria. Il presidente Tarantino ha dichiarato di avere giudicato irrilevanti i pregiudizi ideologici dell'opera di Michael Moore, ma di avere apprezzato il ritmo e la carica ironica di questo film-documentario-manifesto politico. Per quanto finora ci è dato di conoscere il messaggio di questo capolavoro minimalista, al di là delle qualità artistiche che fra qualche giorno saremo, grazie a Dio, in grado di verificare, colloca il suo punto focale in un procedimento di associazione furbesca di alcune suggestive chiavi di lettura della realtà: petrolio, famiglia Bush esponente della lobby del petrolio, famiglia Bush amica di lunga data della famiglia Bin Laden (falso plateale, ma sappiamo bene che la frenesia orgasmica che coglie le "anime belle" del mondo liberal di fronte ad ipotesi di questo tipo non conosce né ritegno, né rispetto, né vergogna...in fondo loro hanno pieno diritto di riscrivere la storia a proprio uso e consumo), famiglia Bin Laden saudita, Arabia Saudita scrigno del Petrolio (anche se i miliardi dei Bin Laden provengono da attività finanziarie e da imprese di costruzione, ma questo Moore finge di non saperlo). Ergo petroldollari dei Bush strettamente coniugati coi petroldollari dei terroristi, ergo cricca dei Bush e terroristi sono semplicemente due facce dello stesso Giano. Questo teorema presuppone nello spettatore medio una rozzezza e una insipienza pari solo alla incultura del regista, di cui sono note, oltre alla bassa scolarizzazione, l'avidità di cibo e di dollari. Sarà perciò molto interessante e particolarmente significativo verificare in che misura la massa degli americani medi possa essere sedotta e manipolata da questi furbeschi ammiccamenti. Certo il festival di Cannes ha raramente avuto il potere promozionale della notte degli Oscar, e spesso ha conferito la Palma a degli autentici flop cinematografici. Vedremo come andrà questa volta: sarebbe ben strano e preoccupante che il grande pubblico americano premiasse un signore che ha affermato: «La maggioranza degli Americani appoggia questa guerra, una volta iniziata, e, tristemente, quella maggioranza deve adesso sacrificare i propri figli finchè sia versato abbastanza sangue da ottenere, forse, il perdono di Dio e del popolo irakeno -(interessante parallelismo...)- ». Questo sembra sostanzialmente essere il "Vangelo secondo Moore", o, forse meglio, il "Corano secondo Moore". Come ho detto, non ho ancora visto "Farheneit 9/11", ma di Moore so con certezza una cosa: è di sicuro il miglior manager di se stesso, per l'abilità che dimostra nel saper gestire le sue flatulenze filmiche e letterarie, per l'abilità che dimostra nel fare miliardi di dollari speculando sull'ignoranza, sul noglobalismo, sullo pseudo-pacifismo un tanto al chilo, e sulla voglia di forche del popolino (ma attento Michael: con quello che fatturi ogni anno rischi tu stesso di diventare una multinazionale...e gli umori della "palude" sono spesso imprevedibilmente mutevoli...), per la consumata abilità che dimostra nel saper mettere le mani avanti, tant'è vero che appena ricevuta la Palma di Oricalco si è affrettato a dire: "Questo non è un riconoscimento politico, bensì artistico sia chiaro!". E chi gli ha chiesto nulla? Forse dietro a tanta tracotante soperchieria c'è puzza di coda di paglia? Francamente spero che questa pellicola resti un cult per pallidi ed estenuati cinefili e vivacizzi qualche fiera delle ovvietà, quali quelle che si celebrano nei circoli ARCI e nei centri sociali, poiché trovo giusto augurare il massimo del successo ad un avversario le cui idee, per quanto divergenti dalle mie, suscitino comunque rispetto, ma di certo non è questo il caso.
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Ragionpolitica, periodico on line n.60 del 4/6/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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