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Porto di Genova, porta d'Europadi Barbara Barabino - 11 giugno 2004 Già 15 anni fa si parlava di Genova porta d'Europa. Dopo una fase di crisi che dura per tutti gli anni'80, durante i quali i porti nord europei diventano continentali e sviluppano traffici transatlantici, finalmente negli anni ‘90 inizia lo sviluppo legato alle grandi intuizioni di Genova: l'economia globale è un fatto dove le economie continentali sono protagoniste e le Nazioni sono complementari. E' su Genova che l'Italia basa i grandi risultati dell'economia nazionale perché da questa città partono i traffici per il Nord Europa. E' necessaria una riconfigurazione economica nazionale da due punti di vista: quello dell'innovazione tecnologica e quello dell'infrastrutturazione nazionale, che implica miglioramento delle opportunità di trasporto. L'Unione Europea parla di Trans European Network e Corridoi multimediali e Genova e l'Italia sono al centro dell'attenzione europea grazie al Presidente Silvio Berlusconi che, durante il semestre europeo, ha ottenuto importantissimi successi, tra cui: 1)l'inserimento del Corridoio 5 (Lione-Torino-Trieste-Budapest-Kiev) tra le infrastrutture strategiche d'Europa ritenute prioritarie nell'Europa allargata a Est sconfiggendo il disegno del famigerato asse Franco-Tedesco, che voleva far passare il corridoio al di sopra del versante alpino tagliando l'Italia dalle correnti di traffico Ovest-Est in sviluppo per l'allargamento dell'Unione Europea e soffocando la sua economia; 2)l'inserimento in lista 1 della Genova-Basilea-Duisburg-Rotterdam con il famoso Terzo Valico di cui i genovesi sentono parlare da anni. Poste le basi strategiche, Berlusconi si è dedicato anche a quelle finanziarie: le due grandi opere saranno realizzate coi fondi di Comunità Europea per il 30%, di privati per il 20% e dello Stato Nazionale per il 50%. L'Italia ha un ritardo infrastrutturale di 200 mila miliardi per il blocco imposto dalla "cultura rosso-verde" dei Governi della solidarietà nazionale (1976-1978). I progetti del Governo Berlusconi in questo senso sono di realizzare grandi opere al Nord coi finanziamenti privati e al Sud coi fondi dello Stato. In questo modo si otterrà quell'equilibrio fondamentale per avere un'Italia adeguata allo sviluppo dei traffici e pronta per diventare la nuova zona logistica del Sud Europa da integrare con quella del Nord (Francia, Olanda, Belgio, Danimarca e Germania), che attualmente è la più forte. Fondamentale per vincere la sfida europea sarà avere porti strutturalmente adeguati e nel 2025 Genova, Gioia Tauro e Trieste saranno pronti. Il Senato sta lavorando per riformare la vigente legge sulle attività marittime n. 84 del 1994, che va adeguata e ammodernata relativamente a: una nuova classificazione dei porti; la definizione degli ambiti di competenza tra Regioni e Stato; lo snellimento delle procedure per realizzare infrastrutture (velocizzare l'approvazione dei piani regolatori...); il consolidamento della soggettività delle Autorità Portuali; l'autonomia finanziaria alle Autorità Portuali; le nomine dei Presidenti delle Autorità Portuali (non bisogna più avere dei commissari); la differenza del riparto di funzioni tra Autorità Portuali e Autorità Marittime. Genova è un valore aggiunto al territorio nazionale e di questo il Presidente della Regione Sandro Biasotti e il Presidente dell'Autorità Portuale Giovanni Novi sono consapevoli. Genova è il punto più alto del Mediterraneo, il centro dei traffici tra Atlantico e Pacifico. Novi sa che occorre porre fine alle liti generate dalle istituzioni locali di sinistra e attuare un'espansione infrastrutturale verso l'entroterra prima di allargare il porto, sul modello di Anversa e Rotterdam. Il porto genovese non deve essere solo porto di ricevitori. Per attirare le Compagnie che trattano la merce occorre creare scuole internazionali, riaprire la Borsa Merci (che è club, punto di ritrovo dove si fanno affari), realizzare una struttura per le riparazioni navali di yatch, allargare l'aeroporto che è grande fonte di ricchezza perché ben strutturato e in ottima posizione. Novi suggerisce anche di formare una società di navigazione ad azionariato molto ampio (come a Oslo), che sicuramente diventerebbe polo d'attrazione per Genova. L'Italia, grazie alle battaglie nel semestre europeo della Presidenza Berlusconi, sarà al centro dell'economia europea che delocalizzerà i sistemi produttivi nell'Est (tra 5 anni il 50% della produzione mondiale del settore manifatturiero si sposterà in Cina, India e Indonesia). Genova, che ha sempre mancato di una grande struttura di governo interna, essendosi sempre appoggiata a riferimenti esterni quali Carlo V di Spagna, il Cavour piemontese, il De Gasperi della ricostruzione e che si è appiattita sulla linea no global, avrà la possibilità di globalizzarsi fattivamente grazie alle grandi doti del Presidente Sandro Biasotti che, col supporto di Giovanni Novi, rilancerà il futuro di Genova in un'ottica globale proprio a partire dal suo porto, porta d'Europa. Barbara Barabino |
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Ragionpolitica, periodico on line n.61 del 11/6/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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