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La patente a punti che piace agli automobilisti

di Pietro De Leo - 11 giugno 2004

La sicurezza nelle strade era uno dei tanti capisaldi del programma elettorale di Forza Italia nel 2001. In un Paese tradizionalmente indisciplinato come il nostro, si rendeva necessaria una forte regolarizzazione dei comportamenti nel luogo in cui, per eccellenza, si commettono infrazioni: la strada. Gli incidenti automobilistici sono da sempre stati un flagello per il nostro Paese, mancando una legislazione che si proponeva in maniera seria di affrontare il problema in termini di punibilità. In questa direzione va la legge 214 del primo agosto 2003, che ha previsto l'introduzione della patente a punti. Una legge che, appena entrata in vigore, suscitò la piena opposizione di una gran parte di automobilisti, perché andava a colpire la stabilità delle proprie abitudini.

Ci fu addirittura, in applicazioni comiche di filosofia politica, chi parlò di stato etico, lo stato che si sostituisce alle decisioni dell'individuo come accade nei regimi. Se io decido autonomamente di rischiare guidando senza cintura di sicurezza, perché lo Stato deve obbligarmi a fare il contrario? Disse qualcuno. E' molto azzardato parlare di Stato etico nell'ambito di una legge che crea sicurezza correggendo atteggiamenti sbagliati. Questa legge ha dimostrato come, cambiando abitudini pur minime di guida, si possano raggiungere risultati molto importanti: gi incidenti sono diminuiti del 19% in pochi mesi, e c'è stato una diminuzione di 1500 vittime sulle strade. Il potenziamento della presenza delle forze dell'ordine sulle strade è divenuto realtà, il che ha portato ad un ammontare di automobilisti sanzionati pari a più di 119.000 unità.

E' chiaro che un sistema così all'avanguardia necessita di un costante monitoraggio di dati e cifre, un apparato informatico sempre aggiornato e alla portata del cittadino che desidera conoscere la propria situazione in termine di "punti persi". Questo è stato fatto attivando un numero verde.

La disciplina della patente a punti sancisce una vera lotta anche al tragico fenomeno delle stragi del sabato sera, questo in combinazione con il tentativo di controllo della somministrazione dell'alcool. Si è affrontato il problema frontalmente e in maniera biunivoca: aumentando i controlli sia nelle strade che nelle discoteche.

Il risultato più grande è stato constatare, ascoltando le interviste o leggendo i responsi dei sondaggi, come anche gli stessi automobilisti ora siano soddisfatti di questa legge. Loro, ora costretti all'osservanza di regole in maniera rigida ed inequivocabile, hanno colto il significato: da una comune disciplina migliora la convivenza.

Sono apprezzabili tutti gli sforzi perpetrati in passato per cercare di far maturare agli Italiani la famosa "educazione stradale", tanto contemplata quanto chimerica, soprattutto in un Paese in cui, soprattutto nelle grandi città, la viabilità è spesso poco agevole e le tentazioni di commettere violazioni stradali per agevolare la guida è fortissima per tutti. Violazioni apparentemente irrisorie, ma che possono portare a conseguenze molto gravi. Senza un vero deterrente l'educazione stradale non sarà mai raggiungibile. E la patente a punti (in attesa della riforma del nuovo codice stradale), è un primo, grande passo.

A chi individuava in questa legge l'ennesimo attentato alla libertà di questo governo, quindi, occorre ricordare la caratteristica fondamentale della libertà intesa come componente democratica: la compossibilità. Che passa per il rispetto. Degli altri cittadini e delle regole. Anche e soprattutto per strada.

! Pietro De Leo
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Ragionpolitica, periodico on line n.61 del 11/6/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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