RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Un mausoleo di cose già viste e straviste: code 46

di Matteo Loi - 11 giugno 2004

Che il cinema di fantascienza in Europa fosse una cosa estinta ormai era risaputo da molto tempo. A scavare la fossa del genere e ad edificarne la pietra tombale ci aveva già pensato Salvatores con quel suo tremendo Nirvana. Persistere nel massacro, dunque, equivale a comportarsi come Maramaldo, il feroce capitano di ventura calabrese, che, al soldo dell'Impero di Spagna, durante la battaglia di Gavinana (1530) uccise il cavaliere fiorentino Francesco Ferrucci. C'è da notare che Maramaldo non uccise il cavaliere durante il combattimento, bensì quando la battaglia era già vinta dagli spagnoli, e il fiorentino, prigioniero e ferito, versava in gravissime condizioni. Da qui le ultime parole pronunciate dal Ferrucci "Vile! Tu uccidi un uomo morto!"

In pratica, Codice 46 non è altro che una sequenza di plagi fatti a film di fantascienza famosi degli anni '80 e '90.

In un futuro quanto mai prossimo vige un codice giuridico molto severo, il Code 46, che classifica gli esseri umani in base al loro codice genetico. In base al proprio DNA il codice dice dove una persona può vivere, dove può spostarsi, e, sopratutto, con chi può accoppiarsi e fare figli. in questo futuro ipertecnologico l'ispettore William (Tim Robbins) deve recarsi a Shanghai per investigare su alcuni visti di espatrio falsi. William lavora per la società di assicurazioni Sphinx, e possiede una particolarità. Ha contratto l'empaty virus, un virus che gli permette di leggere nella mente dei sospettati.

Durante le sue indagini incontra Maria (Samanta Morton, ve la ricordate? Era la Precoc in Minority Report di Spielberg), una giovane impiegata della Sphinx, che lo insospettisce. Ed è leggendole nella mente che l'ispettore scopre che è proprio lei l'artefice delle frodi. Ma, colpo di originalità, William si è nel frattempo reso conto di essersi perdutamente innamorato di Maria. Non la denuncia, ed incomincia con lei la solita torrida storia d'amore disperata. Tra un amplesso e l'altro, tutti consumati in appartamentini squallidi situati nella Shanghai più fatiscente, i due prendono la decisione di fuggire dal Sistema. E, ricordando le tematiche della fuga e del viaggio tanto care al già citato Salvatores, se ne vanno in una città mediorientale dove il codice non ha più potere.

E vissero felici e contenti? Non proprio, perchè il Sistema, feroce ed implacabile, li trova anche lì. A William viene fatto il lavaggio del cervello, dopodiché l'ispettore, immemore dell'amata, se ne ritorna alla sua vita borghese condita da una moglie molto borghese. Maria, viceversa, sottoproletaria per nascita e per DNA, verrà esiliata da Shanghai e costretta a vivere nella zona dei reietti. La vediamo, nell'ultima inquadratura con lo sguardo spento perso nel vuoto, in uno struggente ricordo del suo grande amore.

Codice 46 è un film che mi ha profondamente deluso. Gli stereotipi di un'opera No Global ci sono tutti: una società futuristica iper tecnologica che scheda tutti i suoi cittadini in base al proprio DNA, come se fossero dei prodotti transgenici; i reietti, gli esclusi, costretti a vivere nelle periferie al di fuori delle grandi città; le multinazionali che controllano tutto; ecc.

Ma, al di là della politica, Codice 46 è un film di una noia mortale. Un "Mausoleo di cose già viste"; sopratutto un film dalla trama caotica e confusionaria. Lo spettatore si perde tra memorie cancellate, storie d'amore strappalacrime, continui flashback che rendono la vicenda sostanzialmente poco chiara.

Eppure il regista della pellicola, l'inglese Michael Winterbottom, è un autore con una sua professionalità. Egli esordiva nel 1994 con A Butterfly Kiss, una trucida storia di lesbiche assassine, strapremiato nei festival di mezzo mondo. Dopo qualche anno seguiva Jude, tratto dal racconto Giuda l'Oscuro di Thomas Hardy. Una pellicola che a me, tutto sommato, non dispiacque. Si arriva, infine, a Benvenuti a Sarajevo. Il film più noto di Winterbottom, ambientato durante il conflitto jugoslavo.

È comunque cosa risaputa che il regista orbita attorno al nostro amato Ken Loach ed ai giovani autori "arrabbiati" inglesi. Questo, forse, spiega la netta demarcazione politica che caratterizza Codice 46.

In extremis vorrei sottolineare alcune visioni notturne di Shanghai (l'unica cosa buona della pellicola), un città futuristica ed ipertecnologica, simile se non meglio ad Hong Kong. Una spaventosa selva di grattacieli, inimmaginabile in un'urbanistica europea, sinistro presagio dell'enorme mercato che sta diventando la Cina. Dato lo scarso budget del film Shangai non è stata ricostruita in studio, ma è veramente già così.

Ecco, a Winterbottom va dato il merito, se non l'onore, di aver scoperto un set così grandioso (non conosco altri registi occidentali che, finora, abbiano ambientato un film nella Shanghai contemporanea) che, presumibilmente, sarà sempre più utilizzato in futuro.

Concludo dicendo che mi auguro una ripresa del genere fantascientifico nel cinema europeo. Ma con meno plagi da Blade Runner, please. E con prodotti sostanzialmente fatti meglio.

! Matteo Loi
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.61 del 11/6/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata