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numero 280
6 marzo 2008
 
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Internet e libertà

di Giovanni Vagnone - 11 giugno 2004

"Internet - nel pensiero di uno dei suoi padri fondatori, Vinton G. Cerf - è uno dei veicoli più solidi per la difesa della libertà, poiché offre la verità a chi vuole vederla e intenderla". Dallo scenario globale (quello che a noi, dalle comode poltrone da cui leggiamo articoli e scriviamo commenti, dà poco più che qualche preoccupazione) giungono al fianco delle notizie eclatanti di violazioni dei diritti umani e guerre anche cronache minori, fatterelli che potremmo lasciare inosservati, ma che sono campanelli d'allarme che sarebbe bene non trascurare.

Se il progresso tecnologico è un fenomeno, al parere di tutti o quasi, inarrestabile (ovvero si intenda con questo che un nuovo comfort difficilmente verrà accantonato, ove non comporti costi ed effetti collaterali troppo alti), non altrettanto può dirsi del parallelo progresso culturale e sociale. L'umanità ha dato un esempio dell'imminenza continua di possibili empasse democratiche anche qui da noi, nel non poi così lontano primo Novecento, quando alla belle epoque si sono succeduti i due regimi più sanguinari della storia. In Iran il fondamentalismo religioso ha trovato il modo di sostituirsi allo shah illuminato, sfruttando il pretesto del colpo di stato comunista ed approfittando della confusione. E di esempi simili se ne potrebbero elencare molti, da ogni parte del mondo e su ogni livello.

In riferimento a tutto questo sembra dunque opportuno rimanere sempre all'erta, e chi l'abbia fatto non avrà trascurato un susseguirsi di voci provenienti dalla Cina. L'inarrestabilità dei processi di globalizzazione e di progresso tecnologico è infatti il più grande rischio per un governo si basa su posizioni anti-liberali ed anti-democratiche: questo perché appena la gente comincia a ragionare individualmente e si ritrova a poter fare paragoni è molto più difficile manipolarla e controllarla. Ecco allora che il ministro della cultura cinese, Sun Jiazheng, ha dato recentemente la notizia del fatto che la Cina ha chiuso d'autorità ben 8600 Internet Café. Notizia non tanto sorprendente se si considerano alcuni precedenti.

Infatti che in Cina la censura fosse presente era noto e risaputo anche da fonti Onu, e la recente legislazione si era tutta volta ad inglobare il pericoloso strumento di internet nel sistema coercitivo esercitato dalla nazione. Reporters sans Frontières cita il caso di Liu Di, una dei 42 dissidenti incarcerati nel paese. La ventiduenne studentessa all'Università di Pechino, conosciuta con il nick ‘il mouse inossidabile' è stata arrestata nella sua stanza del campus universitario e subito trasferita in una località segreta. L'accusa era di "incoraggiamento degli internauti ad ignorare la propaganda del regime cinese, vivendo in libertà". Simile arresto ha subito Huang Qi, condannato a cinque anni di carcere per il reato di "sovversione e incitamento alla rivolta contro i poteri dello Stato". Di lui, arrestato nel mese di novembre del 2000, non ci sono notizie da tre anni. Huang fu processato in un procedimento farsa che si concluse nel mese di agosto del 2001e l'ultima volta che è stato visto in pubblico, durante la lettura della sentenza di condanna, l'uomo portava sul volto e sul corpo i segni dei maltrattamenti e delle torture subite.

Negli ultimi tempi poi, il regime cinese ha trovato nuovi pretesti per difendere la sua "verità" dalle contaminazioni occidentali: a seguito di alcuni fatti di cronaca, manovrati ad hoc dal regime, che hanno scosso l'opinione pubblica. Un incidente avvenuto il 31 marzo nella municipalita' di Chongqing, nella Cina meridionale, è stato attribuito alla "cattiva influenza" degli Internet Café sui giovani: due ragazzi sono stati travolti da un treno dopo essersi addormentati sui binari perché, secondo i mezzi d' informazione ufficiali, erano esausti per aver giocato per 48 ore ininterrotte in uno di questi internet point.

Un altro incidente ha poi provocato la morte di 25 persone: uno di questi internet café ha preso fuoco per cause ancora ignote e l'unica via di fuga era costituita da una porta sbarrata. Le finestre erano occultate per evitare controlli della polizia e furti delle attrezzatura. Ling Song, un cinese di 34 anni fermato con l'accusa di aver violentato ed ucciso sei ragazzine tra i 12 e i 18 anni che aveva conosciuto su Internet è stata l'ennesima prova fornita dal governo per evidenziare l'incompatibilità di internet con il buon vivere cinese.

Il governo cinese si è mobilitato su più fronti per combattere la diffusione di internet (attualmente ogni sei mesi il numero di utenze si raddoppia). Sul fronte scolastico è stato presentato un progetto che mirerebbe a elevare gli "standard etici, ideologici e morali di bambini e giovani". A questo proposito, il 24 marzo scorso, la Commissione Centrale per il Progresso Etico e Culturale ha assicurato che in televisione i cartoni animati saranno solo "creativi e sani" e che non ci saranno Internet Café nelle aree residenziali o nel raggio di 200 metri dalle scuole primarie e superiori. Secondo l'Amministrazione Generale per l'Industria e il Commercio (GAIC), organo di vigilanza del mercato cinese, molti Internet Café, che ammettono giovani violando le leggi, "hanno causato un grande danno alla salute mentale degli adolescenti e si sono intromessi nell'insegnamento scolastico".

Sul fronte normativo, poi, si sono introdotte inoltre le più restrittive leggi possibili: severe misure di sicurezza, (tra cui divieto di fumare per gli utenti, chiusura notturna, registrazione di tutti i computer in uso. Inoltre, non sarà permesso navigare su siti di contenuto violento o pornografico e non potranno navigare i minori di 16 anni); rafforzamento dei controlli sul materiale pubblicato in internet (compresa una sezione speciale della polizia per il monitoraggio di ogni forum); reati di sovversione per chi pubblichi materiali "anti-governativi", con pene che vanno dai due anni alla pena capitale. Non è poi da dimenticare che motori di ricerca come Google e Altavista, tra i più diffusi al mondo, sono stati censurati e vietati.

Ma il problema di internet non è solo cinese. Se Pechino lo teme è forse perché dal '98 i ritmi di diffusione, soprattutto tra i giovani (il 56% dei navigatori cinesi ha meno di 25 anni), sono elevatissimi e perché proprio sui giovani i messaggi liberali e liberi della rete possono fare presa.

In molti altri paesi si sono verificate violazioni di diritti elementari dovute alle stesse ragioni: in Vietnam Le Chi Quand, ingegnere trentaduenne laureato anche in diritto, è stato arrestato in un internet café di Hanoi per aver pubblicato degli articoli critici nei confronti del regime comunista; alle Maldive un candidato al Parlamento cinquantenne, uomo di affari, è stato condannato a 25 anni di prigione per ordine del presidente con l'accusa di "pubblicazioni di frasi offensive nei riguardi del Presidente", per lui ed altri tre "complici" non c'è stata difesa né processo, ma diretta condanna; in Tunisia Zouhair Yahyaoui, dopo aver fondato un portale che si è velocemente affermato tra gli studenti, è stato arrestato a Tunisi a causa della pubblicazione di una lettera di un magistrato al Presidente Ben Ali che denunciava la totale assenza di indipendenza del potere giudiziario in Tunisia; a Cuba Mario Enrique Mayo Hernández è stato processato, il 4 aprile scorso, insieme ad altri tre giornalisti residenti nella provincia di Camagüey, e condannato a 20 anni di carcere per "attentato all'indipendenza e all'integrità dello Stato ". Un agente della sicurezza di Stato (polizia politica) ha testimoniato che il giornalista aveva navigato su siti di interessi americani.

Visti e considerati tanti, evidenti, piccoli e lontani fatti legati ad internet, che è il nostro strumento di libertà preferito, non ci resta che riflettere su quanto poco sia scontata ogni nostra ricchezza e su come valga la pena di difenderla perché un giorno possa essere usufruita anche da coloro che oggi, per colpa dei numerosi regimi comunisti ed islamici ancora presenti nel mondo, non possono neppure sognarla se non a prezzo di carcere e torture. La nostra fortuna ed i nostri meriti devono renderci orgogliosi e darci forza per continuare le nostre battaglie, anche in piccoli gesti come un click sul mouse. Questa è la nostra civiltà.

! Giovanni Vagnone
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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