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numero 280
6 marzo 2008
 
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L'esame di maturità secondo Letizia Moratti

di Gianteo Bordero - 25 giugno 2004

Sembra proprio che quest'anno - incredibile dictu - i temi scelti per la prima prova dell'esame di maturità abbiano messo tutti d'accordo, riscontrando un apprezzamento rilevante sia da parte degli studenti che dei professori, come pure della gran parte dei commentatori. Certo, ci sono state anche delle (rare) eccezioni, come quella rappresentata dalle critiche - un po' ideologiche, a dire il vero - mosse dall'Unità nei confronti dei selezionatori dei temi. Ma, nel complesso, si può tranquillamente affermare che erano un po' di anni che non si vedevano, per la prova di italiano, saggi così interessanti e coinvolgenti. Il ministro Letizia Moratti ha ricordato il lungo lavoro - durato mesi - propedeutico alla scelta degli argomenti, l'abbondante elenco tra cui si sono dovuti scegliere i temi definitivi da sottoporre agli studenti. E questo lavoro ha infine fruttato bene.

Gli studenti - nonostante il classico e incancellabile "stress da esame" - hanno mostrato gradimento. Si sono potuti confrontare con questioni e problemi che tutti vivono, e che soprattutto a 18-19 anni vengono sentiti in maniera particolarmente acuta, perché rappresentano quel tessuto di domande e speranze che segnano l'esistenza quotidiana di ciascuno. Temi universali quindi, ma tutt'altro che banali.

Questo, del resto, corrisponde all'indirizzo programmatico scelto dal ministro Moratti nell'elaborazione e nell'attuazione della tanto attesa e tanto importante riforma della scuola che sta cambiando il volto dell'istruzione italiana: puntare sullo studente, mettere al centro di tutta la vicenda scolastica lo sviluppo integrale degli interessi e delle capacità della persona. Educare, nel senso di aiutare il giovane a "masticare" non solo e non tanto dei concetti e delle nozioni, quanto l'esperienza stessa, con i suoi stimoli e le sue "provocazioni". Sollecitare i ragazzi a paragonare ciò che a scuola si impara con il vissuto quotidiano e con le esigenze del cuore.

E' questa - in fondo - la via giusta da seguire nell'epoca post-ideologica, in cui (molto più che le astrazioni cui ci aveva abituato il pensiero moderno) conta l'esperienza viva del singolo nella grande avventura che è l'attraversamento del "grande mare" del significato; l'epoca in cui, evaporate le utopie novecentesche e divenuto il futuro il luogo dell'incognito e dell'incerto, attingere a piene mani dal presente concreto sembra diventato il credo "di massa" delle nuove generazioni.

Per questo la nuova scuola, pensata e voluta dalla Moratti e dallo stesso Berlusconi, si preoccupa di aiutare a vivere il presente per costruire e difendere il futuro dal nichilismo di certa cultura e di certi ambienti intellettuali. Perché il nichilismo blocca, frena, impedisce di guardare con fiducia al proprio avvenire, di elaborare sogni e progetti per la propria vita, di mettere a frutto le proprie attitudini, i propri interessi e le proprie capacità. La doppia sfida della de-ideologizzazione e del superamento del nichilismo si vince quindi facendo vedere che la vita vale, che i propri sogni e le proprie speranze non sono cose vane da mettere al più presto, divenuti "adulti", nel cassetto dei ricordi e delle disillusioni. Che i propri talenti sono un seme che realmente può portare frutto mettendo in gioco se stessi e ascoltando gli stimoli e i suggerimenti della realtà e delle persone che si hanno vicine.

Per questi motivi - come ha sottolineato ancora il ministro Moratti - per la prova di italiano di quest'anno si è scelto di puntare sui cosiddetti "valori", perché anche un momento da sempre considerato critico, come l'esame di maturità, potesse essere uno spazio personalizzato in cui confrontarsi non con un temibile apparato burocratico, ma con la vita stessa, con la propria esperienza e con le proprie domande. Un momento che, prima del grande salto nel mondo del lavoro o dell'università, potesse essere di stimolo e riflessione, di personalizzazione di quello che si è imparato in cinque anni di istruzione superiore.

Così la prima tipologia della prova di italiano (analisi del testo) ha proposto il lavoro su una delle poesie più belle e intense di Eugenio Montale, "La casa sul mare", che ha a tema il problema del tempo e dell'eterno, del viaggio che la vita è, della speranza di un "oltre" che l'uomo possa incontrare e che non resti il sogno infranto di tutta l'esistenza; di una "via di fuga" che spalanchi le porte dell'eterno a ciò che più ci sta a cuore, ai rapporti d'amore e d'amicizia che il tempo sembra lentamente e inesorabilmente bruciare e consumare.

Anche la seconda tipologia (redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale) ha offerto spunti di riflessione molto interessanti. Infatti, per l'ambito artistico-letterario, si è proposto un lavoro (che poi si è rivelato essere il più "gettonato" dagli studenti) sul tema dell'amicizia, con documenti di supporto tratti da Dante, Cicerone, Manzoni, Pavese e perfino Guccini. Per l'ambito socio-economico il tema era quello de "La riscoperta della necessità di pensare", per quello storico-politico un saggio sulla Costituzione europea, per quello tecnico-scientifico una riflessione sul "mistero del tempo" ("Il tempo della natura, i tempi della storia e quelli della poesia, il tempo dell'animo: variazioni sul mistero del tempo").

Il tema di storia (terza tipologia) verteva invece su "I due volti del Novecento": da un lato «le grandi conquiste civili, economiche, scientifiche, tecniche» e dall'altro le «grandi tragedie storiche» che hanno insanguinato il XX secolo. Anche qui si vede chiara la scelta di "uscire" da tanti titoli ideologici dati nel passato (e soprattutto nell'era del ministro Berlinguer) che suggerivano una lettura parziale, idealizzata e a senso unico del '900, con l'esaltazione spropositata della resistenza e con la minimizzazione della tragedia prodotta dal comunismo in tutte le sue forme e a tutte le latitudini.

Infine la quarta tipologia, il tema di ordine generale, ha avuto ad oggetto il principio della legalità, la questione della sua portata e del suo valore, legato a quelli - come suggerito dalla traccia - «della solidarietà e della giustizia».

Come detto, temi universali e affrontabili da tutti, ma non scontati e non banali. Temi che, ancora una volta, mostrano l'idea-guida della riforma, quella di "una scuola per la vita", che mostri cioè il legame inscindibile che intercorre tra scuola e vita; che non sia il luogo di un razionalismo fine a se stesso e senza risvolti nell'esistenza di ognuno; che non pretenda di collettivizzare, indottrinare e spersonalizzare l'individuo, ma lo aiuti con discrezione e libertà nel far emergere e sviluppare le sue capacità e i suoi talenti.

De-ideologizzare, de-sacralizzare e "de-lobbyzzare" la scuola che la sinistra ha per molto tempo potuto plasmare in tutta tranquillità, anche nel silenzio del partito che si richiamava esplicitamente al Cristianesimo, è un'opera che renderà la scuola più libera e aiuterà maggiormente i giovani a mettere in gioco se stessi nel mondo del lavoro, dell'impresa, della vita. E' questa - del resto - la sfida che ci attende nel mondo unito dalla globalizzazione, dove il "sapere" non coincide più con degli schemi aprioristici astratti, ma ritorna ad avere il suo significato etimologico di "aver sapore", cioè di creare e mettere in atto qualcosa di veramente utile a se stessi e agli altri e che non abbia il respiro corto del falso e dell'effimero.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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