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Un'ora di menzogna anti Berlusconi

di Pietro De Leo - 2 luglio 2004

Citizen Berlusconi. L'avrete visto, questo Dvd, penzolare in qualche chiosco dei giornali, oppure risaltare nella vetrina di qualche libreria illuminata. Il primo inganno è nel titolo. Citizen non vuol dire cittadino in inglese, ma richiama Citizen Kane, il titolo originario del film "Quarto Potere", capolavoro di Orson Welles che parla di un uomo avidamente in simbiosi con i suoi soldi ed il suo successo. Di inganni, poi, ne seguono altri. Soprattutto quando, nello scorrere le immagini, ci accorgiamo che questo documentario non è altro che uno stucchevole amacord delle diffamazioni che sono mosse al premier da dieci anni a questa parte.

Guest Stars, i paladini di questa crociata, che dell'antiberlusconismo hanno fatto un mestiere che ha portato loro visibilità e molto, molto denaro. Ci sono tutti: Paul Ginsborg, Giovanni Sartori, Enzo Biagi, Marco Travaglio e non solo.

Su internet in molti vorrebbero vedere questo Dvd (prodotto da un'azienda Italiana, dalla Finlandese Yle e dalla Pbs americana) sulle nostre reti Rai. Come se, negli anni scorsi, non ne avessimo avuti già abbastanza di talk show trappola e di filmati tendenziosi. Come se non fossimo costretti, mettendo piede in qualunque libreria, a girare tra scaffali ricolmi di volumi in cui il nostro premier viene dipinto come un dittatore, un censuratore, rispolverando anche le vecchie teorie mafia-politica che vanno sempre bene. Negli Stati Uniti ci sono degli "Index Book", dei veri e propri indici, da consultare per trovare il libro che attacca Bush in uno specifico settore: economia, politica interna, media, politica estera, guerra in Iraq. Da noi ancora non hanno pensato a farli su Berlusconi, chissà come mai. Sarebbe più comodo; sia per chi, con certi libri, vuole continuare ad indottrinarsi, sia per chi, quelle tesi, vuole leggerle per smontarle. Il grande dissenso è connaturato alle grandi democrazie. Se poi molti libri contro il premier vengono pubblicati dalle sue case editrici, ancora meglio. Nel documentario, questo trapela, ma è un altro inganno: Paul Ginsborg ammette che un suo libro contro Berlusconi è stato pubblicato da una sua casa editrice, ma solo perché si rivolge ad un pubblico di 20-30 mila persone e perdipiù gente che comunque non fa parte del suo bacino elettorale. Fosse stato altrimenti... chissà. Come se (per citarne alcuni) con Mondadori non avesse mai pubblicato un certo D'Alema, come se con Einaudi non fosse stato dato alle stampe il "Diario di Sabina Guzz" (dove Guzz sta per Guzzanti, chiaramente). No, loro vogliono dipingere un'Italia che non c'è. L'Italia delle tenebre, dove ogni forma di opposizione culturale è sotterrata dalla bandiera di Forza Italia, dove Biagi, Luttazzi e Santoro sono ancora le lapidi dell'opinione uccisa. Forse non si sono accorti che l'unica vera opposizione culturale è stata il movimento di pensiero nato nel '94 con il Polo delle Libertà, un movimento che cresce, a fatica, ma cresce. In un'Italia in cui, negli scorsi cinquant'anni, se non eri di sinistra i tuoi libri non erano interessanti, i tuoi spettacoli teatrali non erano applauditi, e se avessi voluto prendere una cattedra all'università avresti fatto meglio a cercarla all'estero.

Citizen Berlusconi è un esempio inequivocabile della situazione vergognosa in cui versa la stampa straniera, completamente in balia della nostra sinistra da salotto: i corrispondenti vengono attirati in quegli ambienti, le sedi della stampa estera sono frequentate dai nostri commentatori antiberlusconiani più feroci. Il risultato sono documentari come questo o servizi al vetriolo come quelli che l'Economist si delizia a pubblicare da tre anni a questa parte. Stupefacente quando nel documentario si parla del Corriere della Sera. Un tale Alexander Stille, alla domanda se il Corriere della Sera critica Berlusconi, risponde che, in Italia, non ci sono più critiche. Forse la domenica si alza troppo tardi per comprare il quotidiano di Via Solferino, in cui, in prima pagina, Enzo Biagi, tra un richiamo ad Eleonore Roosevelt ed un inno alla bolletta da pagare, ci tormenta con un Cavaliere megalomane, un Cavaliere gaffeur e un Cavaliere che dieci anni fa gli disse che se non entrava in politica l'avrebbero distrutto. O forse nella sua mazzetta newyorkese dei giornali non gli mettono l'Unità di Furio Colombo. Strano, eppure Marco Travaglio, che del giornale Ds è firma di punta, nel documentario è osannato come un campione dello star system di Hollywood. Viene seguito al Tribunale di Milano (mentre ridacchia durante la deposizione di Berlusconi), durante le arringhe girotondine, viene intervistato nel suo studio. Una telecamera lo spia mentre detta i suoi articoli al telefono con la redazione. Un eroe, un paladino. Talmente pieno di pathos che ad un certo punto si rivolge al cameramen così "Se dico parolacce o bestemmie tagliate tutto". Che peccato. Avremmo voluto vedere con quanto odio personale e quanta ferocia nasce un articolo contro Berlusconi. Specie se scritto da un suo ex dipendente.

! Pietro De Leo
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