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«La sinistra ci ha lasciato in eredità due macigni istituzionali»Intervista all'on. Alberto Gagliardi, sottosegretario agli Affari Regionalidi Andrea Borneto - 2 luglio 2004 GENOVA - Questa settimana la "grande riforma" della seconda parte della Costituzione è ad un passaggio importante. Alla commissione Affari Costituzionali della Camera scadono i termini per emendarla. Il nostro settimanale approfondisce questo tema cruciale - scarsamente illustrato dai mezzi d'informazione - insieme all'on. Alberto Gagliardi, sottosegretario agli Affari Regionali. Quali "magagne" istituzionali ha lasciato in eredità la sinistra?Dal punto di vista della governabilità, abbiamo trovato due macigni: la legge Bassanini, ossia l'accorpamento dei ministeri, che ha unito dall'alto, senza fare alcuna sintesi tra le diverse amministrazioni, alcuni dei vecchi ministeri. Infatti il super-ministero dell'Economia è composto da cinque vecchi dicasteri e il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, attualmente, è composto da tre vecchi dicasteri: Lavori Pubblici, Trasporti e Marina Mercantile. All'inizio della legislatura, il Governo ha opportunamente restaurato il ministero delle Poste e Telecomunicazioni, ma, per una città come Genova e per un paese marittimo come l'Italia, sarebbe bene che anche la Marina Mercantile riavesse dignità di ministero. Anche l'attuale ministero della Salute è stato ripristinato all'inizio della legislatura, scorporandolo dal Welfare. Questi danni, però, forse sono meno gravi e limitanti del macigno lasciato con la riforma del Titolo V della Costituzione. La sinistra votò questa riforma senza preoccuparsi delle conseguenze. In realtà è una riforma regionalista e non federalista, che manca del pilone fondamentale costituito dal Senato Federale. Che problemi hanno posto le materie a "legislazione concorrente" introdotte dalla pseudo-riforma del Titolo V voluta dalla sinistra?Questa era una bomba ad olorogeria: secondo le nuove regole il Parlamento dovrebbe legiferare sui principi e le Regioni sulla operatività. Il confine tra principi e operatività, ovviamente, è incerto. Se L'Ulivo avesse vinto, sarebbe riuscito a governare perché la sinistra è capace di gestire le situazioni difficili controllando e addomesticando gran parte dei poteri neutri ( Corte Costituzionale, C.S.M., Authorities varie etc, ndr), che fanno attività politica senza essere votati dal popolo. Avendo vinto il centrodestra, la bomba è esplosa. Con il nuovo Titolo V, su tutti i problemi di sviluppo c'è la legislazione concorrente. Chi comanda di fatto e rallenta paurosamente tutto è la Corte Costituzionale che, di fronte ai ricorsi, finisce per decidere tutto. La legislazione concorrente interessa anche le grandi opere, queste sono infrastrutture d'interesse nazionale ma devono passare per le Regioni rosse del centro Italia, che fanno ricorso alla Corte. Ma con la "legge obbiettivo" non c'è la possibilità di superare il veto degli Enti locali?Di fatto è impossibile superare il veto dei Comuni e, anche di diritto, è impossibile superare una sentenza della Corte. La situazione è aggravata dal fatto che il paese eredita un blocco delle opere infrastrutturali e - ad esempio - quest'estate rischieremo nuovi black-out perché la costruzione di nuove centrali elettriche è bloccata dalle Regioni. Con quali strategie si potranno risolvere questi problemi?Indietro non si può tornare: ormai il treno è in corsa. Prima si è cercato di mettere mano al pasticcio con legge ordinaria, ma non basta. L'unica soluzione è completare la riforma. La sinistra ha costruito la sua riforma come un ponte costruito a metà. L'altra metà sarà costituita dall'introduzione del Senato Federale e dalla modifica della Corte Costituzionale. Per fare un federalismo vero, bisogna che le Regioni assumano, oltre che più poteri, anche più doveri e che siano rappresentate anche nel Senato e nella Corte Costituzionale. L'idea è di creare un Senato Federale che sia espressione tanto della nazione quanto delle Regioni. In Germania, ad esempio, è il Bundesrat a fare da Camera di compensazione tra Federazione e i Landers, non la Corte Costituzionale. Con la nuova "grande riforma" il compito di decidere sulla legislazione concorrente non sarà più della Corte ma del Senato Federale, che sarà espressione sia dello Stato nazionale che delle Regioni. Questa settimana alla Camera scade il tempo per presentare emendamenti alla "grande riforma" della Costituzione. Riuscirà la maggioranza a creare un sistema equilibrato?Si farà tutto il possibile per correggere gli errori della sinistra: correggere è più difficile che fare una riforma ex-novo. Se il centro-destra avesse votato quella scellerata riforma inapplicabile, ancora oggi avremmo manifestazioni di piazza all'insegna di: "ignoranti", "beduini", "attentatori della pubblica incolumità", "nemici dello Stato", ecc...Con il nuovo Titolo V hanno abolito anche l'interesse nazionale, l'avessimo fatto noi! Hanno scritto in Costituzione (art. 114 , ndr) che la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato: quindi lo Stato è l'ultimo ente, equiparato con i Comuni; hanno svilito lo Stato, l'avessimo fatto noi... E infine ci sarà il referendum confermativo. A livello popolare c'è il clima giusto per la "grande riforma"?La volontà politica comune della CdL è di arrivare alla riforma. Le "grandi riforme" si fanno o in una situazione rivoluzionaria in cui il popolo capisce che è in gioco il proprio futuro, che o si cambia o si muore - penso alle riforme fatte da De Gaulle in Francia ai tempi della crisi d'Algeria - oppure durante i momenti di grande prosperità. L'obbiettivo da mettere in chiaro è che non bisogna far aumentare di un Euro il costo della pubblica amministrazione. Se l'amministrazione federalizzata dovesse costare più di quella centralizzata, avremo un autogol. C'è il rischio - da evitare assolutamente - di creare duplicazioni o triplicazioni delle pubbliche amministrazioni e il rischio - paradossale - di essere criticati da una sinistra che nella passata legislatura ha fatto danni incalcolabili alle istituzioni.
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Ragionpolitica, periodico on line n.64 del 2/7/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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