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numero 280
6 marzo 2008
 
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Ladykillers

di Andrea Fontana - 9 luglio 2004

LadykillersIl cinema è un gioco.

Ancora una volta i fratelli Coen (Ethan produttore e sceneggiatore, Joel regista e sceneggiatore) dimostrano questo strano (e quanto mai vero) assioma. Ladykillers è il remake di un film uscito nelle sale nel lontano 1955, sotto la regia di Alexander Mackendrick e con il titolo italiano de La signora omicidi. Ma come sempre i Coen rivisitano cinema e storia (spesso anche Storia) realizzando qualcosa di nuovo e inedito. Una vecchia simpatica signora di colore, vedova del marito tanto amato, affitta una camera al sinistro Tom Hanks, il quale progetta e realizza una rapina. Il vero problema sarà eliminare la signora, dopo che questa ha scoperto tutto.

Ladykillers è una commedia nera. Sia nel senso che utilizza un'ironia quasi macabra, ma mai gratuita, sia nel senso che abbraccia molta della cultura di colore. Già una volta i Coen avevano dimostrato il loro amore per l'ambiente di colore, in particolar modo quello nel Sud degli Stati Uniti, basti pensare al bellissimo Fratello, dove sei? dove le musiche comprendevano anche un piccolo repertorio della black music. Con Ladykillers quest'elemento è approfondito ulteriormente, ed è evidente già nella presenza massiccia d'attori neri (la vecchietta protagonista, lo sceriffo, un membro del gruppo), della musica hip hop (chiamata dalla vecchietta pip pop), ma anche nell'uso funzionale dei cori gospel, nel confronto tra la vecchia generazione nera e quella nuova, costantemente criticata nell'uso frequente della violenza (la rapina sventata dal generale).

LadykillersLadykillers è una commedia divertentissima, specie nelle sequenze in cui i componenti dell'eterogenea banda di malviventi litigano fra loro per futili motivi. Oltre a questo è palese come i Coen fanno uso del sarcasmo e dell'ironia in maniera particolare, il loro è humor nero d'alta qualità, spesso violento visivamente (Fargo), spesso surreale (Il Grande Lebowski), talvolta semplicemente suggerito (L'uomo che non c'era). Nel corso della loro carriera i due fratelli statunitensi hanno attraversato, studiato, rimodellato generi che hanno composto la storia del cinema. Comportandosi da veri e propri storici del cinema, elevando ad assioma ciò che per molti è diventata fede (la morte del cinema), i Coen hanno saputo rielaborare i codici del cinema passato, dando vita paradossalmente a qualcosa di nuovo. D'altronde il loro è un cinema di citazioni, di rimandi, di ritorni. Con questo Ladykillers, che segue Prima ti sposo poi ti rovino (elegante, talvolta pungente, ma privo della forza necessaria per colpire a sufficienza) i due autori continuano il percorso dissacratorio e illuminante atto a rinnovare un cinema (quello hollywoodiano) ormai statico e prevedibile. Presentato in concorso al festival di Cannes 2004, cui i Coen hanno partecipato diverse volte, vincendo sempre qualcosa, il film ha vinto il premio della giuria per l'interpretazione di Irma P. Hall, la signora anziana protagonista.

LadykillersLadykillers non ha la presunzione di essere considerato film d'autore, si accontenta di svolgere la propria funzione, sicuramente gratuita, fine a se stessa, ma non per questo di poca qualità: divertire. Se poi a tutto ciò si aggiunge cervello, raffinatezza stilistica, intellettualismo leggero senza pretese, il risultato non potrà che essere piacevole e simpatico. Perché, a volte, si può pensare anche ridendo.

! Andrea Fontana
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Ragionpolitica, periodico on line n.65 del 9/7/2004
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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