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6 marzo 2008
 
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"Grande riforma": dalla padella di Bassanini alla brace di Follini

di Andrea Borneto - 18 luglio 2004

Martedì, 13 luglio, la commissione Affari Costituzionali della Camera ha iniziato a discutere gli emendamenti al disegno di legge di riforma della seconda parte della Costituzione.

Le forze della Casa delle Libertà hanno presentato una cinquantina di emendamenti concordati e firmati dai capigruppo in commissione. Fondamentalmente, questi emendamenti prevedono che la competenza sulle materie a legislazione concorrente sia condivisa dai due rami del Parlamento (mentre nel testo approvato dal Senato la Camera veniva esclusa), e inoltre prevedono che la Camera abbia l'ultima parola nelle leggi in materia di diritti e di libertà (mentre nel testo approvato dal Senato le due camere avevano pari competenza).

Martedì 6 c.m. c'è stato un colpo di scena. Infatti le opposizioni di sinistra (Rifondazione compresa) hanno presentato poco più di cento emendamenti collettivi, proponendo anche alcune soluzioni condivisibili, simili a quelle previste dagli emendamenti concordati tra le forze della CdL a cui abbiamo accennato. Ad esempio prevedono di attribuire solo alla Camera il compito di legiferare in materia di diritti fondamentali e propongono che sui principi di legislazione concorrente possa decidere la Camera da sola, con una maggioranza qualificata dei 3/5 dei componenti, rinnegando, così, il "Senato onnipotente", opera di Bassanini. Mentre l'opposizione ha dato un contributo parzialmente costruttivo, i commissari dell'UDC, Gianpiero D'Elia e Remo Di Giandomenico, hanno presentato, improvvisamente, oltre cinquanta emendamenti che, se fossero approvati, stravolgerebbero tutto. Questi emendamenti prevedono che la Camera prevalga sempre sul Senato in materia di legislazione concorrente e che alcune materie, già trasferite alle Regioni dalla riforma dell'Ulivo (grandi reti di trasporto e di navigazione; la produzione, il trasporto e la distribuzione dell'energia; l'ordinamento delle professioni, l'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario), tornino ad essere di esclusiva competenza dello Stato. Inoltre, vogliono attribuire allo Stato la competenza esclusiva sulla tutela della salute e sull'istruzione, eliminando così due su tre delle materie oggetto della "devolution" (rimane la polizia locale, che forse per errore, diventa "polizia regionale"). Per ciò che riguarda la forma di governo, prevedono che la legge elettorale del Senato sia proporzionale senza correttivi e che quella della Camera sia proporzionale con premio di maggioranza (rompendo così la saggia tradizione che vuole che le leggi elettorali stiano fuori dalla Costituzione), rinviando alla legge ordinaria la definizione delle modalità d'indicazione del Primo Ministro. Infine, dulcis in fundo, prevedono di togliere al premier il potere di sciogliere la Camera, riattribuendolo al Presidente della Repubblica che, nel caso di sfiducia o di dimissioni del premier, è previsto che non debba sciogliere la Camera se viene presentata "una mozione che indica un nuovo premier sottoscritta da deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore ai due terzi dei deputati" introducendo così sfiducia costruttiva e ribaltone.

Questi emendamenti sono stati dichiaratamente preparati all'insaputa dal Senatore D'Onofrio (saggio dell'UDC e relatore del provvedimento al Senato), che invita invece a recuperare lo "spirito di Lorenzago". Non rimane da sperare che i commissari dell'UDC lo recuperino.

! Andrea Borneto
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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