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numero 280
6 marzo 2008
 
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Spettacolo e Devolution

di Elena Siri - 18 luglio 2004

Singolare il Convegno Nazionale tenutosi a Bologna al Teatro Testoni lo scorso 9 luglio intitolato "Le Regioni e lo spettacolo. Le proposte delle Regioni per una legge nazionale di princìpi nel quadro delle riforme costituzionali". Singolare già nelle intenzioni espresse dal titolo: le Regioni presentano proposte per una legge quadro nazionale. Eccesso di federalismo o miraggio di strapotere localistico fanno sì che le Regioni si sostituiscano in tutto e per tutto al potere centrale governativo. Si ha motivo di credere che fino a quando un Ministero per i Beni e le Attività Culturali esisterà, sarà esso stesso competente e chiamato a proporre una riforma e una legge quadro a cui, semmai, le Regioni dovranno fare riferimento per i loro regolamenti specifici.

Un convegno che aveva come vero obiettivo quello di rivendicare una sostituzione di competenze tra le Regioni e lo Stato in materia di spettacolo e cultura ed in particolar modo di avanzare la richiesta di una gestione diretta del F.U.S. (Fondo Unico Spettacolo) da parte delle Amministrazioni Regionali. Il Fondo di finanziamento allo spettacolo, oggetto in questi giorni di molte polemiche aprioristiche e inutili (si temeva infatti che la finanziaria operasse dei tagli che poi in effetti non ci sono stati) ammonta ad una cifra intorno ai 600 milioni di Euro. All'interno di questa somma il Ministero ripartisce quote di sovvenzione per il Cinema, la Musica, la Danza. I fondi vengono assegnati secondo un preciso e complesso regolamento che obbliga i soggetti beneficiari a soddisfare dei requisiti oggettivi quantitativi e dimostrabili. Una specifica Commissione Ministeriale valuta le domande di ammissione e stabilisce le attribuzioni.

Diversi ed illustri interventi al convegno di Bologna hanno sottolineato che le Regioni svolgono già un ruolo fondamentale nel sostegno alla cultura investendo una quantità di denaro che nel suo insieme è di molto superiore al F.U.S. La valorizzazione del territorio da parte degli Enti Locali è incentrata sul sostegno alla cultura. Ricoprendo già un ruolo sostanziale, non si comprende perché le Regioni vogliano appropriarsi anche del F.U.S. per gestirlo in completa autonomia. Il gioco è rischioso anche perché sono ancora poche le Regioni che hanno regolamenti di accesso ai finanziamenti precisi ed espliciti. In molte Regioni la scelta degli organismi da finanziare non si basa su criteri oggettivi o su dati quantitativi ma è assolutamente discrezionale.

Il convegno si origina da un testo-proposta di legge che il Dr. Gianni Plinio, Responsabile del Coordinamento delle Regioni e Vice Presidente della Regione Liguria, ha steso e vuole sottoporre all'esame delle altre Regioni per arrivare ad una proposta organica effettiva. Il Dr. Plinio ha assunto in qualità di Vice Presidente della Regione anche la delega alla cultura, poiché evidentemente la Regione Liguria non ha ritenuto di particolare rilevanza nominare un Assessore specifico per un settore così marginale, neanche nell'anno in cui proprio Genova è la Capitale Europea della Cultura., Ebbene, proprio da questa Regione viene la nuova proposta di devolution del settore spettacolo: e non c'è molto da fidarsi se si pensa che il regolamento regionale ligure di accesso ai finanziamenti non prevede nessun criterio oggettivo o quantitativo valutabile nelle produzioni finanziate, né distingue gruppi amatoriali da professionisti. Come dire che la Commissione Regionale decide "a simpatie" e lo si può vedere chiaramente dal programma artistico estivo raccolto nell'opuscolo "Insieme in Liguria", distribuito senza vergogna al convegno bolognese. Basterebbe dare un'occhiata all'opuscolo per capire che la Regione Liguria non è in grado di gestire il F.U.S. in modo serio e competente.

Del resto la Regione Toscana, rappresentata al convegno dall'Assessore Mariella Zoppi nel ruolo di conduttrice modello "maestrina a scuola", non fa una figura più degna: tra il materiale del congresso era presente un libercolo che esibiva le virtù di un progetto intitolato "Sipario Aperto - Circuito Regionale dei Piccoli Teatri"- Regione Toscana, che si impegna a dare spazio nei teatri decentrati a nuovi gruppi e a giovani produzioni che trovano scarso spazio nel circuito primario. Ottima iniziativa, nell'intento, che però si guasta nella messa in pratica, essendo riservata in esclusiva a gruppi di artisti con sede in Toscana. Per accedere alle sovvenzioni e ai circuiti regionali occorre essere strettamente territoriali. Come si legge all'interno della pubblicazione: "l'iniziativa favorisce un primo incontro tra programmatori e artisti... lo spazio è infatti libero e aperto a tutti i generi e ad ogni tipologia di spettacolo... basta essere toscani!".

In modo analogo si comporta la Regione Emilia Romagna finanziando esclusivamente organismi con sede nel suo territorio. L'Assessore alla Cultura Marco Barbieri cita con vanto le 8969 rappresentazioni di prosa tenutesi nel suo territorio nell'anno 2001, non dicendo però che molta di questa attività è stata svolta in Emilia Romagna da Compagnie teatrali lombarde, liguri, venete, siciliane, napoletane e di chissà quali altre Regioni "straniere".

La circuitazione degli spettacoli teatrali è una prerogativa nazionale italiana irrinunciabile, fa parte della nostra storia del teatro e deve essere mantenuta. La formula della tournèe e dello spettacolo itinerante è una ricchezza della nostra tradizione artistica e della nostra cultura. E' evidente che il circuito regionale sovvenzionato e il F.U.S. gestito direttamente nel territorio regionale significa disincentivare la mobilità degli spettacoli e delle compagnie.

Al convegno erano presenti gli Assessori alla Cultura delle seguenti Regioni: Liguria, Toscana, Emilia, con in aggiunta un portavoce dell'Assessore alla Cultura della Regione Piemonte; totale 4 Regioni, su una nazione che ne conta 20. Erano presenti alcuni parlamentari firmatari di proposte (in maggioranza appartenenti ai partiti di opposizione, uno solo di F.I.). Erano naturalmente presenti alcune associazioni di categoria, l'AGIS, l'ATER, rappresentanti di cooperative e sindacati.

Assenti totalmente gli impresari privati (ci chiediamo se siano mai stati invitati), gli attori, i tecnici, le Compagnie di giro nazionali, le Compagnie teatrali che svolgono attività all'estero. Insomma una platea di funzionari regionali e rappresentanti politici o sindacali in maggioranza di parte.

Primeggiava su tutti l'assenza del Ministero dei Beni e Attività Culturali, accusato di ritrarsi al dialogo. L'assenza del governo è stata il leitmotiv ricorrente di tutto il convegno di sapore certamente antigovernativo. E non può essere stato un caso che né il Ministro Urbani, né l'On. Carlucci, né un qualsiasi funzionario o rappresentante del Ministero abbia partecipato. Non si può credere a una svista o a una dimenticanza... parrebbe invece una assoluta lungimiranza giustificata con il fatto che in certi posti e "in certi elenchi" talvolta è meglio non esserci e non comparire.

! Elena Siri
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