RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

La scuola pubblica non faccia favori ad Allah

di Stefano Doroni - 18 luglio 2004

Per provvidenziale intercessione, pare, del ministro Letizia Moratti, la classe speciale per gli alunni islamici non potrà essere costituita. Il Direttore Scolastico della Lombardia lo dichiara in un comunicato dopo una capatina a Roma. È dispiaciuto il Preside dell'Istituto milanese «Agnesi», Giovanni Gaglio: il suo giochino in favore del privilegio dei figli di Allah non è riuscito. Saranno inferociti i genitori di quei ragazzi: tutti bravi integralisti islamici che se ne stanno liberi liberi in questo Occidente «satanico» impipandosene delle sue leggi, delle sue tradizioni e della sua cultura, ma anzi pretendendo di costruirsi enclave privilegiate alle spese della collettività. Normale arroganza islamica, normale istinto di superiorità di chi crede di avere la verità in tasca e di dover imporre la sua supremazia a chiunque.

La pretesa di mandare i propri figli in una classe dove scomparisse il crocifisso e non ci fosse spazio per chi islamico non è era inaccettabile e pericolosa; chi ha prontamente accettato quest'idea non conosce la Costituzione Italiana o se ne fotte. Essa infatti prevede una scuola pubblica (artt. 33 e 34) che non ammette divisioni di razza, ceto o religione, dal momento che l'articolo 3 considera tutti i cittadini «uguali davanti alla legge» senza alcuna distinzione. Ma c'è da considerare anche l'articolo 8, secondo il quale gli appartenenti a religioni diverse dalla cattolica possono organizzarsi «secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano».

L'istituzione di una classe islamica faceva quindi carta straccia della Costituzione del paese che ospita gli alunni interessati e le loro famiglie. In sostanza questi vorrebbero lavorare, mangiare, bere, farsi le ferie e mandare i figli a scuola in una Nazione che li dovrebbe accogliere, nutrire, proteggere, istruire e nemmeno pretendere il rispetto della propria dignità e delle proprie leggi.

La vicenda è finita bene, per ora. Ma non bisogna dimenticare che nella zona milanese di Via Quaranta gli islamici hanno già creato una propria sacca di influenza, un proprio ghetto dove insegnare ai giovani rampolli l'intolleranza di Allah, la superiorità dell'Islam, le benemerenze di Al Qaeda e l'odio per questa Italia cristiana che deve sparire con tutto l'Occidente «crociato». Se non avranno la classe come l'hanno pretesa, i genitori islamici minacciano di non mandare i figli a scuola, in aperto sfregio alla legge italiana che prevede l'obligo formativo fino ai 18 anni.

Reagiremo a questa ulteriore violazione o faremo finta di niente in nome dell'«integrazione»? Questo è il punto; ed è un punto politico e culturale di rilevanza essenziale. Infatti se una minoranza integralista di una religione intollerante e bellicosa che fa tutt'uno di fedele, soldato e cittadino ed ha fra i suoi obiettivi l'annientamento del diverso da sé, può pretendere privilegi inammissibili in un paese che la ospita, dobbiamo scorgere i segni di una decadenza, di una perdita dei valori, di una sostanziale incapacità a difendere i principi della nostra spiritualità e della nostra civiltà. L'islamico studi il Corano, imponga il velo alle sue femmine sottomesse, celebri le sue feste in spazi privati, e si guardi bene dal trasformare le sue moschee in luoghi di ritrovo per sovversivi e potenziali terroristi. In Italia si comporti come un italiano, rispettando le leggi.

La scuola pubblica italiana serve a fornire un sapere comune che non può non essere incardinato nei principi culturali e civili della tradizione occidentale: se questo fa schifo ai signori islamici che la vogliono fare da padroni in casa nostra, che se ne tornino da dove sono venuti. Purtroppo il relativismo culturale figlio del «pensiero debole» ci condanna a barattare i nostri valori in cambio di una finta convivenza multietnica che nasconde la genuflessione di una civiltà in decadenza alla protervia e all'astuzia di un invasore forte delle sue ragioni da imporre con le armi o con l'arroganza. Questo lo sanno bene i comunisti, che come gli islamici vogliono la cancellazione del «sistema Occidente»: tant'è che non si sono uniti - insieme ad una parte dei DS - alla reazione negativa che ha accomunato le forze politiche alla notizia dell'istituzione della classe «speciale». Quanto a rispetto delle regole e a tolleranza sono uguali ai figli di Allah: accettano solo quello che gli fa comodo.

Ma se la questione sul tavolo dev'essere quella dell'integrazione la strada della classe «speciale» è sbagliata completamente. Eppure - guarda caso - è quella più gradita ai musulmani. Perché i primi a non volersi integrare sono proprio loro, i primi ad essere razzisti sono proprio loro. La mescolanza per loro è contaminazione con l'infedele; essi pretendono di costruire pezzi di mondo islamico dovunque si trovano: è la strategia dell'invasione. Questo lo vogliamo capire o no? Lo vogliono capire gli intellettualoidi sinistresi che pontificano di multiculturalità e di tolleranza? Gli islamici hanno ragione: le religioni non dialogano, ma affermano ciascuna la propria verità. Se ci troviamo inoltre di fronte ad una religione che vuole spazzar via gli infedeli o convertirli per forza, con chi possiamo dialogare? Con quali strumenti? Possiamo solo opporci o soccombere. Quella del privilegio immotivato è la via per soccombere. Come possiamo dunque opporci?

Innanzitutto come ha fatto il ministro Moratti, bocciando apertamente certe strampalate iniziative. E adoperandoci magari per l'approvazione - chissà quando, visto che abbiamo la zavorra comunista sulle spalle - di una legge che non preveda soltanto il contratto di lavoro e la regolarità dei permessi per gli immigrati: ma anche l'impegno formale al rispetto delle leggi e delle istituzioni italiane, mancando il quale si riprende automaticamente la via di casa propria.

Senza questi paletti regaleremo l'Italia - e l'Europa - ai figli di Allah: la sinistra comunista ha già cominciato a calarsi le brache, seguita dal suo codazzo di preti rinnegati e buonisti di varie risme. È urgente bloccare questa pericolosa deriva. Già l'idea della classe speciale per islamici non ha avuto l'eco indignata che si sarebbe meritata a livello popolare: e questo è forse il segnale più inquietante dell'impotenza occidentale di fronte alle minacce della mezzaluna.

Quando ci sveglieremo in una provincia islamica - per amore o per forza - e chiederemo una classe di cristiani ci risponderanno a frustate, come fanno in Arabia se ti trovano con un crocifisso in tasca o un libro di preghiere. È una questione di reciprocità: noi tendiamo una mano e loro ci sputano sopra, noi accogliamo e loro pretendono di spadroneggiare in casa altrui. Ecco signori, possiamo dire ai rossi e buonisti profeti dell'integrazione: così parla la multiculturalità! Così è, se vi pare; e, aggiungiamo noi, se vi piace. Pirandello è servito.

! Stefano Doroni
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.66 del 13/7/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata