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The Punisherdi Matteo Loi - 30 luglio 2004
Il successo presso il grande pubblico di quella riuscita creazione del duo Gerry Conway e Ross Andru (ma il costume nasceva dal genio di John Romita) fu immediato e, per una decina d'anni, l'incontrollabile giustiziere diventò uno dei comprimari più richiesti di casa Marvel. Nel corso delle tante apparizioni che seguirono, venne svelato il suo tragico passato: ex capitano dei marines e reduce di guerra, Frank Castle vide la sua vita felice disgregarsi quando, durante un pic-nic a Central Park, la moglie Maria e i due figli furono uccisi per aver assistito ad un regolamento di conti tra due bande di criminali. Scampato miracolosamente alla strage, Castle maturò un insanabile desiderio di vendetta che lo portò a sterminare tutti i membri della famiglia mafiosa Costa, i responsabili della sua dolorosa perdita, e ad intraprendere una guerra personale contro il crimine in tutte le sue manifestazioni. La violenza spesso sadica del personaggio impedì alla Marvel di dedicargli una serie tutta sua, e fu solo nel 1985, un periodo in cui il crimine dilagava nelle strade americane e la realtà diventava ogni giorno più pericolosa, che il Punitore divenne la risposa alle paure generali, ed ebbe una sua striscia. Il film The Punisher ricalca abbastanza fedelmente, come in un lungo flashback, il drammatico passato di Frank Castle. In una delle prime scene vediamo infatti il cruento massacro della famiglia del poliziotto. Ne segue uno svolgimento della trama abbastanza prevedibile, che culminerà con la vendetta finale di Castle sulla cosca mafiosa che gli ha sterminato la famiglia.
Il plot della vendetta è uno dei più ricorrenti in una trama cinematografica e, alla lunga, non permette particolari guizzi di originalità. In questo, The Puniser non fa eccezione, anche se, nonostante tutto, la psicologia dei personaggi appare particolarmente ben curata. Tutto il dramma interiore e le contraddizioni del punitore vengono scrupolosamente esplorate. Le scene d'azione sono cruente, ma, sorprendentemente, piuttosto brevi e rarefatte nello svolgimento del film. Non ci sono, dunque, quelle "accelerazioni" tanto care al cinema di Hong Kong; quelle scene d'azione di importazione orientale capaci di durare anche delle mezzore. Personalmente amo in maniera particolare il personaggio di Frank Castle. Il Punitore, infatti, è l'unico dei supereroi della Marvel a non essere dotato di superpoteri. Anche "psicologicamente" Castle è più umano degli altri. Lontano mille miglia dai moralismi dell'Uomo Ragno. Pieno di contraddizioni. Inevitabilmente solo. La sua personale crociata contro il crimine mondiale appare più come un'impresa alla Don Chisciotte, che non invece una battaglia superomistica. Con il lancio prefestivo di The Punisher (in attesa del strabordante Spiderman 2) la Marvel, questa mitica casa di fumetti newyorkese, appare sempre più interessata al mondo del cinema. E non solo lei. In autunno la concorrente DC lancerà Catwoman, (dopo aver co-prodotto la serie di film su Batman), mentre a Natale ci attende il folle sequel di Shrek 2, quest'ultimo prodotto da Spielberg. In sostanza The Punisher non è un capolavoro, ma il personaggio disperato di Frank Castle merita di essere approfondito.
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Ragionpolitica, periodico on line n.68 del 30/7/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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