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numero 280
6 marzo 2008
 
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Antifascismo, il "demone" della Costituzione

di Gabriele Cazzulini - 6 agosto 2004

Prim'ancora di colpire le sue norme, le distorsioni della Costituzione emergono nella sua stessa genesi, contaminata dalla sua carica ideologica fondata sul fantasma dell'antifascismo per coprire lo strapotere delle sinistre.

La Costituzione è di tutti e per tutti...

Generalmente la "Costituzione" rappresenta un insieme di norme giuridiche stipulate per fondare una comunità politica - lo Stato - specificando i suoi principi fondamentali, gli organi e i loro poteri. La Costituzione è quindi il supremo atto di fondazione di uno Stato, il corpo di valori, principi e regole al cui interno si sviluppa la vita politica, sociale, economia e culturale di un intero Stato. E' perciò subito comprensibile quanto sia incisiva, perché la fissazione di principi, in apparenza vaghi, si traduce nella realtà di tutti i giorni in una lunga serie di leggi, regolamenti, decreti, relativi sì a situazioni molto concrete, ma traendo i loro principi guida proprio dalla Costituzione.

La Costituzione, infatti, fornisce - ma il condizionale è purtroppo un'amara constatazione - un'inquadratura generale all'intera legislazione, fornendole cioè i punti cardinali in base ai quali il Parlamento, il Governo, la Magistratura e gli altri organi procedono a disciplinare ogni singola materia, dalla sicurezza pubblica alla sanità, all'istruzione e così via. La Costituzione si pone al vertice della scala dei diversi tipi di legge, essendo il loro presupposto originario, la fonte da cui ogni tipo di legge trae la sua legittimazione e a cui si ispira, sia per la mera forma, che per il contenuto sostanziale.

Nel seguire il dibattito sui temi d'attualità, sui problemi della vita quotidiana, non va quindi mai dimenticato che il termine ultimo di riferimento resta la Costituzione. Da quanto affermato, la centralità della Costituzione non è una questione puramente astratta, riservata ai dotti giuristi, ma un elemento da cui nessun cittadino può prescindere - non solo quando si rapporta alla politica, ma quando agisce egli stesso in società, in ogni momento.

Se si riflette però sull'origine della nostra costituzione, si profilano subito inquietanti aspetti.

...e non è imposta a tutti con le armi

Non c'è bisogno di guardare al contenuto della nostra Costituzione per comprenderne le severe insufficienze, le falle che ne affossano la legittimità e l'efficacia sin dai tormentati esordi in Assemblea Costituente. Basta rievocare il sibilo delle armi partigiane, il soffio stridente del piombo che fende il vento fino a colpire chi non fa mostra di fazzoletti rossi fasciati sul braccio o intorno al collo, chi non ha voluto imbracciare le armi durante la guerra per essere falciato dalle armi alla fine della guerra - di quella ufficiale. La Costituzione, e ancora più l'Assemblea Costituente, sono nate sotto il segno della morte, protette dai simboli della violenza e scritte con l'inchiostro rossastro del sangue attinto dai morti per colorare la bandiera della pace, del progresso e della giustizia. La Costituzione è sorta in mezzo alle armi, a ridosso della più folle carneficina umana, in uno scenario di apocalisse, come se l'Europa fosse rimasta il reame dei dannati condannati dal giudizio eterno.

Chi sarebbe mai quell'incosciente che potrebbe affermare la natura democratica, pacifica e pacifista, pluralista e sociale, della Costituzione? Solo un'unica, disperata, richiesta era rivolta coralmente dalle anime degli italiani, ancora prima che dalle loro dissonanti e faziose voci politiche: libertà, senza condizioni, senza restrizioni - libertà pura, libertà mai conosciuta prima, mai vissuta prima. Ma l'ostacolo ad un così prorompente impulso, non poteva che essere il nemico assoluto della libertà, il potere, anch'esso senza condizioni, senza restrizioni. Infatti ogni singola norma della Costituzione è come un chiodo piantato nelle sacre carni della libertà spirituale, morale, politica, economica e culturale degli italiani. Ogni respiro della libertà è stato strangolato dalle mani dello Stato, dei partiti, delle burocrazie, delle ideologie. A partire dal primo articolo fino all'ultima delle disposizioni transitorie, la Costituzione è un solenne quanto tragico bestiario di attentati e usurpazioni alle libertà.

Nel senso che è stata pensata e scritta dai rappresentanti politici dei vincitori militari e politici della guerra civile del 1943-5. Ciò non sarebbe né una novità, né un guasto irreparabile. Lo diventa qualora la costituzione non solo sia scritta "dalle" mani dei vincitori, ma anche "per" i vincitori. Insomma: una Carta costituzionale confezionata sulle misure politiche, sociali ed economiche dei vincitori - ma non solo. Per quanto intenso e durevole possa essere stato il sostegno pratico e il consenso morale dei loro ranghi, pesanti dubbi adombrano il tanto celebrato mito del popolo che si è ribellato in massa all'invasore, che ha imbracciato le armi per dar vita ad una lotta armata e senza quartiere, egemonizzata dal partito comunista.

Già questi scarni accenni storiografici dipingono l'origine della Costituzione come il prodotto di una specifica "parte" dell'Italia, una parte che, per quanto potente e determinata, non è mai riuscita a diventare una indiscussa maggioranza. Tuttavia la costituzione è stata redatta "come se" i suoi autori fossero effettivamente rappresentativi dell'Italia intera, imponendo (questa volta senza metafore) all'Italia intera le "loro" regole e i "loro" principi.

Fossero stati almeno regole e principi portatori di stabilità e prosperità! L'Italia incenerita dalle guerre e soffocata dalle sue stesse macerie, avrebbe trovato una cura efficace per ristabilirsi dopo il ventennio "nero". Ma la storia è raramente una dea generosa, soprattutto se non viene aiutata dall'agire degli uomini, per tramutarsi in dea maligna quando gli uomini agiscono contro il loro stesso benessere immolandosi alla sete del potere, del dominio che, per durare, deve penetrare nelle coscienze.

L'antifascismo e la paura della sinistra

Per durare nel tempo, ogni forma di potere non può limitarsi a se stessa, al ricorso alla coercizione, alla violenza, alla minaccia. Deve fare appello alla sua legittimità, ossia diffondere la credenza che essa sia "giusta" e, pertanto, vada rispettata da tutti come un dovere "etico" della massima importanza, che trascende il momento politico per farsi questione morale. Ecco come la Costituzione, non solo quella italiana, acquisisce quella centralità che esprime in pieno il suo essere un "valore", e non già un puro strumento.

Ma su quali valori è stato edificata la nascente repubblica del '48? Su un valore che non afferma nulla, se non la sua opposizione a qualcosa che non c'è più, che è scomparso, sradicato, cancellato: il fascismo del Ventennio. Ma le critiche delle sinistre, sia a quell'epoca che oggi, sono rivolte ad ogni genere di fascismo, inteso come soppressione delle libertà, dittatura, Stato totale, irreggimentazione della società.

Però: da quale pulpito viene la predica! Proprio i fondatori dell'ideologia più liberticida che abbia mai imperversato nella storia umana, proprio gli assassini delle idee e di milioni di uomini in tutto il mondo, proprio coloro che inneggiano alle libertà purché di un colore soltanto. L'antifascismo si è così irrigidito in una cappa pesante che ha immobilizzato sia la Costituzione, sia la vita politica dell'Italia per oltre mezzo secolo. L'antifascismo è stato lo spauracchio agitato dagli stessi padri spirituali del fascismo per affermare prepotentemente il loro dominio politico e sociale, rafforzato dall'egemonia culturale. Controllo dei corpi e controllo delle menti: sembra fantascienza letteraria, eppure sono paure quotidiane, vissute e patite da intere generazioni di Italiani.

L'antifascismo è rimasto oggi l'ultimo custode della sacralità della Costituzione, l'ultimo guardiano della conservazione, anzi della reazione ad ogni genere di riforma che intenda risolvere la decennale crisi istituzionale italiana, mettendo mano alle distorte norme della Costituzione. Disincantare la Costituzione, infrangendo il malefizio ideologico che l'ha stregata sin dalla sua nascita, questo è la responsabilità sotto gli occhi di tutti. Responsabilità che non è solo politica, ma anche culturale e storica, perché l'Italia ha ormai dimostrato a tutti, dentro e fuori dai suoi confini, la piena maturazione della sua identità che le sinistre si ostinano a negare, cercando di trasmettere a tutto il Paese il loro congenito stato di infantilità.

Quando anche quest'ultimo simulacro del potere finalizzato a se stesso, dell'oppressione politica e dell'appiattimento culturale, sarà scacciato dalla Costituzione, crollerà anche uno dei cardini su cui si è retto finora lo strapotere delle sinistre. Ecco perché le sinistre hanno così paura delle riforme: le loro sterili opposizioni, così isteriche, la loro rabbiosa schiuma ideologica che versano sul Governo, nascondono solo tanta paura, paura della fine, paura di dover fare i conti, con gli altri e soprattutto con se stessi.

! Gabriele Cazzulini
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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