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Una Lorenzago "bicamerale"di Andrea Borneto - 6 agosto 2004 Martedì, tre agosto, nell'aula della Camera è iniziata la discussione generale sulla "grande riforma" della Costituzione. Iniziano così a decorrere le centodieci ore che la Camera dedicherà all'esame in aula della riforma. I lavori riprenderanno subito dopo la pausa estiva, il tredici settembre. Il sedici settembre inizieranno le votazioni che dovrebbero concludersi l'otto ottobre. Il testo che la Commissione Affari Costituzionali ha portato in Aula è abbastanza simile a quello approvato in prima lettura dal Senato: sono stati approvati solo alcuni degli emendamenti concordati tra i partiti della CdL, l'UDC ha "congelato" (rectius: ritirato) i suoi emendamenti e i deputati dell'opposizione hanno disertato i lavori della commissione (avevano presentato pochi emendamenti confidando in quelli, poi ritirati, dell'UDC per cui non avevano niente da fare). Per trovare un accordo definitivo sul testo della "grande riforma" è stato deciso che i "saggi" della CdL torneranno a riunirsi dal due al dieci settembre a Roma. Questa "Lorenzago 2" sarà molto più affollata della prima, poiché tutti i partiti della CdL parteciperanno con delegazioni "bicamerali". I principali problemi da risolvere, infatti, riguardano il completamento del riequilibrio dei poteri tra il Senato federale -reso onnipotente dalle modifiche ispirate da Bassanini- e la Camera. L'UDC, inoltre, propone di emendare il federalismo non per quanto concerne la "devolution", ma per ciò che riguarda il "Titolo V", malamente storpiato dalla sinistra; l'UDC propone, in particolare, di restituire allo Stato la competenza sulle reti di trasporto e comunicazione e sulla produzione e la distribuzione dell'energia elettrica. L'accordo tra le forze della maggioranza è a portata di mano, poiché il mantenimento di queste competenze sta a cuore solo alle regioni rosse dell'Italia centrale che, grazie ad esse, dispongono di un'arma di ricatto nei confronti del Nord e del Sud Italia. Inoltre, l'accordo sul premierato è cosa fatta. La discussa norma anti-ribaltone è stata, infatti, resa più elastica: adesso prevede che, se il premier viene cambiato, la maggioranza debba rimanere la stessa, almeno per i due terzi. La richiesta dell'UDC di presentare un ddl governativo che introduca una legge elettorale proporzionale, che salvaguardi il bipolarismo, verrà esaminata a settembre, magari, assieme alla richiesta di Forza Italia di abolire la legge sulla par condicio. Se per la nuova "Lorenzago" i "saggi" della CdL si riuniranno nelle sedi istituzionali di Roma, l'opposizione, con il solito "senso dello Stato", ha, invece, già promesso che continuerà a disertare il confronto parlamentare per indire manifestazioni di piazza. Bassanini, infatti, dopo aver riunito nella sua associazione ASTRID tutti i costituzionalisti contrari alla "grande riforma" e aver constatato, dati alla mano, che rappresentano solo il 3,8 per cento della dottrina (cfr. Il Foglio del 3 agosto 2004), ha realizzato -quando si dice il genio- di non poter contare più di tanto sui "compagni professori" per condurre la sua battaglia. Perciò insieme a "Libertà e giustizia" ha deciso di farsi dare una mano, per organizzare la manifestazione che ha convocato per il due ottobre, da Epifani e Cofferati, che non saranno costituzionalisti, ma almeno tra i "compagni" hanno un seguito superiore del 3,8 per cento.
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Ragionpolitica, periodico on line n.69 del 6/8/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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