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Il mito delle Olimpiadi

di Sara Franchino - 13 agosto 2004

«Come l'acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come l'oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri giochi». Con questi versi Pindaro rende bene l'idea del significato assunto dalle Olimpiadi in età antica. Un prestigio unico, certo non confrontabile con gli altri giochi come i quelli pitici in onore di Apollo che si disputavano a Delfi, quelli istmici che si svolgevano a Corinto in onore di Poseidone, o con le Neemee che avevano appunto luogo a Nemea. Le Olimpiadi raggiunsero un'importanza straordinaria che trascendeva il puro valore sportivo per divenire mito.

A Milano è una mostra a illustrare le origini sacre dei giochi Olimpici ripercorrendone la storia: dalla nascita alla loro interruzione ordinata dall'imperatore Teodosio nel 393, quando ormai le gare avevano perso quel loro proprio grado di sacralità privilegiando antagonismo e corruzione; sino alla loro rinascita moderna resa possibile dall'entusiasmo e alla determinazione del barone Pierre de Coubertin. Presso il Museo Archeologico fino al 31 marzo 2005 si possono dunque ammirare una ventina di opere pregevoli, traccia e fonte preziosa per comprendere quale effettivamente fosse la portata e l'impatto della manifestazione nella realtà panellenica. Una realtà che la mostra tenta di rendere anche grazie all'ausilio di pannelli didattici, ricostruzioni fotografiche e contributi vari, che danno bene l'idea di cosa le Olimpiadi significassero da un punto di vista sociale, politico e culturale.

Numerosi sono i versi e i testi riportati, citazioni dai tanti autori che con la propria arte hanno celebrato i Giochi e soprattutto glorificato i campioni - cui spettava ogni tributo sulla terra - esaltandone eroismo, forza, bellezza e perfezione fisica. «Le Olimpiadi, pur offrendo in cambio solo una corona di alloro, avevano il potere di interrompere le guerre e garantire l'immunità a chi vi prendesse parte, anche solo come spettatore» tengono a ricordare i curatori dell'esposizione.

Non si tratta, tuttavia, di una mostra prettamente didattico-informativa. Nonostante il numero ridotto di oggetti esposti Da Olimpia ad Atene (776 a.C. -2004) / Dalle Olimpiadi del mito al mito dello sport (questo è il titolo completo dell'esposizione) è, infatti, l'occasione per vedere alcuni eccezionali vasi di produzione greca o provenienti dalla Magna Grecia dall'indiscusso valore estetico, che ci consentono di rapportarci con l'atleta, seguirne gli allenamenti, accompagnarlo nei momenti di riposo e assistere alle sue gare. Reperti artistici che ci permettono di immaginare, con cognizione "visiva", cosa furono le antiche Olimpiadi, ad iniziare dalle fasi di preparazione per arrivare a conoscere quali fossero e con quali modalità si disputassero le singole discipline. Più difficile capire come nella realtà si svolgessero i Giochi e l'intera manifestazione; come si articolassero e fossero scanditi quei cinque giorni che ogni quattro anni precedevano di circa un mese il solstizio estivo, in occasione dei quali veniva indetta la tregua sacra.

Non passa poi certo inosservata una testa d'atleta del I-II secolo d.C., copia romana da un originale greco. A destare grande curiosità è pure un raro corredo d'atleta completo di tutti gli oggetti necessari a chi partecipava alle gare, quali l'ampolla per olio da spalmare sul corpo, lo strigile per detergersi e un'idra in bronzo (vedi fotografia), premio quest'ultimo dal grande pregio, tanto da essere sepolto con l'atleta.

La mostra si richiama inequivocabilmente anche a queste Olimpiadi di Atene, gettando come un ponte tra passato e presente. Anzi sono proprio questi stessi giochi di Atene 2004 ad essere stati motivo di spunto e di stimolo per l'organizzazione e l'allestimento della mostra stessa. Ecco allora che gli ideatori dell'esposizione hanno pensato che fosse questa l'occasione ed il momento adatto per indagare gli inizi, la nascita della manifestazione. Origini e storia dalle quali è possibile comprendere perché anche oggi, a distanza di quasi tre millenni, le Olimpiadi, come nessun altra gara, coppa o trofeo, assumano per il mondo sportivo un significato assoluto, configurandosi come indiscusso emblema di lealtà e correttezza sportiva, di fatto, della sportività. E' poi innegabile che anche in quest'epoca le Olimpiadi rappresentano qualcosa che valica il semplice contendere sportivo, il singolo record, la prestazione individuale, essendo più volte divenute riflesso o addirittura vetrina di determinati contesti, momenti e situazioni storiche.

Hanno comunque sempre rappresentato e rappresentano tuttora un momento di sano antagonismo, un momento pacificazione, a volte, l'occasione per superare pregiudizi.

E ancora oggi come allora le Olimpiadi tributano i propri eroi, quei campioni che sono riusciti in ciò che si riteneva impossibile - e la lista è lunga... Quegli atleti che conquistando un sogno, sono divenuti idoli dei propri tifosi che si sono immedesimati nelle loro imprese. E anche questa volta non mancheranno, come è inevitabile, sorprese e rivelazioni. Dopo un pre-inizio macabro, intristito da una spaicevole vicenda di cronaca, speriamo infatti che nel prosieguo di questi Giochi gli atleti, nell'intento di ottenere quella che per i greci era «la più grande conquista a cui potesse aspirare un mortale», sappiano far ricadere l'attenzione sulle loro performance, regalando emozioni liete.

! Sara Franchino
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