|
|||||||
|
|
Un portacenere nell'acquasantieradi Mariacristina Nasi - 13 agosto 2004 Luigi Pirandello, premio Nobel 1934, autore di romanzi, novelle e testi teatrali, pubblicò Il fu Mattia Pascal dapprima a puntate, sulla rivista Nuova Antologia, nel 1904, poi in volume, nel 1910. Scritto in un periodo critico, tra dissesti finanziari, incertezze professionali e la malattia della moglie, Pirandello scrive senza avere un piano preordinato della vicenda. Ciononostante, il romanzo diviene un testo chiave, in cui l'autore affronta quelli che saranno i tratti distintivi della sua opera: l'introspezione psicologica, il relativismo gnoseologico, il vedersi vivere. La trama è piuttosto nota: l'insoddisfatto Mattia Pascal approfitta di uno scambio di persona, si fa credere morto, e cerca di costruirsi una nuova esistenza a Roma, ma inutilmente; ritornato al suo paese, scopre che tutto è andato avanti senza di lui; non potendo vivere la sua vita, decide allora di raccontare la sua storia. Dall'opera pirandelliana emerge la profonda comprensione della vita che questo autore, così vissuto e vivente nel suo tempo, aveva. In particolare, il decimo capitolo, quasi a metà dell'opera, intitolato "Acquasantiera e portacenere", offre uno spunto di riflessione interessante, che prende l'avvio da un gesto, apparentemente banale, compiuto dal protagonista. Trasferitosi a Roma, Mattia Pascal, che ha assunto la nuova identità di Adriano Meis, fissa la sua residenza nella casa di Anselmo Paleari. Qui si verifica un incidente: «Era religiosa la piccola Adriana [la figlia di Paleari]. Me ne accorsi fin dai primi giorni per via di un'acquasantiera di vetro azzurro appesa a muro sopra il tavolino da notte, accanto al mio letto. M'ero coricato con la sigaretta in bocca, ancora accesa, e m'ero messo a leggere [...]; distratto, avevo poi posato il mozzicone spento in quell'acquasantiera. Il giorno dopo, essa non c'era più. Sul tavolino da notte, invece, c'era un portacenere. Volli domandare se la avesse tolta lei dal muro; ed ella, arrossendo leggermente, mi rispose: "Scusi tanto, m'è parso che le bisognasse piuttosto un portacenere".» Adriana, timida e religiosa, provvede a dotare la stanza di Adriano di un segno tangibile della sua fede, ma il protagonista, sbadato, fraintende l'identità e conseguentemente la funzione dell'oggetto. La giovane, mortificata e delusa, sostituisce la speranza con la necessità ("m'è parso che le bisognasse piuttosto"), sbagliando, poiché in realtà ciò che maggiormente serve a Pascal è la speranza di qualcosa che dia senso all'uomo, "questa bestia che ruba, questa bestia che uccide, questa bestia bugiarda, ma che pure è capace di scrivere la Divina Commedia". L'essere umano può, "per disgrazia, [...] inavvertenza o volontà", ridurre le proprie speranze alle sole esigenze contingenti: se l'acquasantiera è appesa al muro, in posizione verticale, idealmente protesa verso l'alto; il portacenere è appoggiato sul tavolo, orizzontalmente, immobilizzato. Alla fine del capitolo, l'immagine dell'acquasantiera scambiata per portacenere viene ripresa in un dialogo tra Meis e Paleari: «- Perché sta a Roma lei, signor Meis? [...] La riflessione di Paleari ha come oggetto le sorti di Roma, ma le sue parole assumono un significato più ampio: l'immagine dell'acquasantiera, divenuta portacenere, esprime perfettamente il senso malinconico di degrado, di qualcosa che si è perso, in nome di un "amaro e velenoso piacere", una suggestione baudelairiana, che ribadisce il contrasto tra il "gran cuore", le grandi speranze, contenute nell'acquasantiera, e la "miserrima", "meschina", frivola esistenza, di cui è emblema il portacenere. Due oggetti di uso comune, che traggono il loro nome da ciò che contengono. Mentre però il portacenere riceve il suo contenuto, l'acquasantiera lo dà, dunque il movimento è opposto: chiuso verso il contenente, il primo; aperto verso l'esterno, il secondo. Differenza di contenuto che rende diversi i contenenti. Chi ha speranza può aprirsi al mondo e regalargli ciò che possiede, senza per questo perdere la propria identità; chi non ha domani, si chiude in se stesso e perisce, oppure accetta incurante ciò che gli altri depositano sul suo fondo. Dietro a questa immagine vi è il riflesso di quanto è accaduto all'uomo, che ha rinunciato alla sua anima per aggrapparsi alla certezza della polvere, dimenticando la verità dell'eterno. Non sfugga la triste sorte dell'acquasantiera di casa Paleari, rotta e ridotta all'uso sbagliato; né l'osservazione autoriale di come il gesto iniziale del protagonista di scambiare l'acquasantiera per un portacenere avvenga "distrattamente": anche se non ha agito scientemente, Pascal ha sbagliato nell'affondare la sigaretta nell'acquasantiera, come sbagliano Adriana e il padre, che riconoscono l'acquasantiera per quello che realmente è, a limitarsi a prendere atto, rassegnati, della nuova funzione acquisita dall'oggetto. Se Pascal è il primo a mal utilizzare il sacro, è l'acquiescenza dei Paleari a condannarlo ad un uso profano, creando confusione ed errore, stavolta scientemente perseguito. L'uomo porta la cenere del suo corpo mortale, ma può, con Cristo, divenire fonte di acqua viva, per sé e per gli altri. In tal modo si verifica un movimento opposto a quello deplorato dal Paleari: il portacenere diviene acquasantiera. E' quanto afferma San Paolo: "Non sapete che siete tempio di Dio, e che lo Spirito Santo abita in voi?" (I Corinti 3, 16). Dello Spirito parla Gesù, che afferma: "Colui che beve dell'acqua che gli darò Io non avrà mai più sete; ma l'acqua che gli darò diverrà in lui una sorgente di acqua che zampilla verso la vita eterna" (Gv 4, 14): cenere divenuta acqua, materia riempitasi di anima.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.70 del 13/8/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||