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Pienza, manifesto urbano dell'umanesimo rinascimentaledi Riccardo Forte - 27 agosto 2004
Uomo di straordinaria erudizione e raffinato esteta, appassionato cultore di scienze e d'arti, Enea Silvio Piccolomini mostra in sé, come è stato ricordato (Finelli), «tutte le virtù dell'umanista completo, con una percezione tutta moderna della natura, una immediatezza dell'espressione di gran lunga distante dal paludato eloquio di molti dei suoi contemporanei». Il mecenatismo di Pio II, «signore ideale», illumina la realizzazione di una tra le più straordinarie utopie dell'architettura e dell'urbanistica dell'età moderna. La storia di Pienza, città-monumento, ben prima di rappresentare uno dei più pregevoli episodi urbani dell'umanesimo rinascimentale italiano, si configura come una straordinaria avventura intellettuale che lega in una prodigiosa quanto irripetibile comunanza d'intenti l'artista (Bernardo Rossellino) e il suo committente. Bernardo Rossellino è a quel tempo un architetto già affermato, ben noto nell'ambiente romano per aver diretto i lavori di riedificazione della fabbrica di San Pietro (1453-1455) e molto apprezzato dal suo "nume tutelare" Leon Battista Alberti, benché la visione architettonica del primo, improntata ai dettami della tradizione romanico-gotica toscana e agli orientamenti linguistici del Brunelleschi, si discosti sensibilmente dai "dogmatismi" della trattatistica albertiana.
Nei suoi Commentarii Pio II descrive con dovizia di particolari le caratteristiche architettoniche dell'erigendo tempio, che manterrà comunque in facciata profonde analogie formali con il Tempio Malatestiano di Rimini dell'Alberti: a tre navate di uguale altezza, suddivise da pilastri polistili, con l'abside "a raggera", forata da tre finestre ampie che consentano la massima luminosità. La luce è propriamente uno dei motivi dominanti della concezione architettonica rosselliniana, ma viene ad assumere un significato profondamente diverso rispetto all'impostazione medievale delle grandi cattedrali gotiche. In questo caso la luce non si scompone nella varietà di tono delle grandi vetrate policrome, ma mantiene la sua purezza cristallina, allo scopo di definire una forma compiuta e razionale alla nuova architettura, metafora della centralità universale di Dio e dell'uomo. La ridefinizione urbanistica di Pienza appare sostanzialmente delimitata in un'area posta sulla sommità del colle su cui è insito il borgo, in un nucleo irregolare che segue il profilo di crinale. La condizione di tabula rasa consente a Rossellino di porre in essere quei modelli compositivi e di organizzazione spaziale (valorizzazione scenografica del fondale, dilatazione delle visuali prospettiche, applicazione rigorosa delle regole geometriche e dei reticoli modulari nel tracciamento urbano) che aveva già avuto modo di sperimentare in precedenti occasioni (la ristrutturazione della piazza comunale di Fabriano Alta, nel 1451, e la costruzione del nuovo palazzo dei Conservatori a Roma nel 1453), e che venivano a costituire il corpus fondante delle utopie urbanistiche della "città ideale" rinascimentale.
Nel tracciamento urbano, l'ordine rigoroso delle modulazioni geometriche viene idealmente "sovvertito" da Rossellino mediante la dislocazione del pozzo in prossimità dello spigolo del palazzo papale in una posizione lontana dal "baricentro naturale" corrispondente al centro dell'invaso. Tale accorgimento, che "anticipa" la presenza di una piazza al visitatore che percorre l'asse viario longitudinale, consente una percezione "simultanea" degli spazi nel dinamismo sequenziale dei pieni e dei vuoti. L'equilibrio urbanistico si innerva esemplarmente al dettato architettonico nell'ampia loggia a tre arcate del palazzo comunale, che della piazza viene a costituire di fatto il naturale prolungamento.
L'architettura diviene dunque la rappresentazione scenografica della nuova realtà urbana, nel percorso ideale che segna il passaggio tra la città medievale e la città moderna. In essa prevale una visione totalizzante dello spazio, che diviene immaginabile e misurabile nei termini di una astrazione matematica. Il "senso nuovo" dell'abitare deriva, per Rossellino, dalla capacità di sintetizzare in un organismo compiuto i segni della tradizione e le sperimentazioni della cultura moderna, realizzando «quella unità tra spazio e monumento che è anche una delle maggiori caratteristiche delle prime opere dell'architettura rinascimentale italiana» (Heydenreich), e, aggiungiamo, una delle eredità più significative riprese nelle migliori opere dell'architettura moderna del nostro tempo. Nell'utopia, comune e diacronica, di quell'"ideologia dell'estetica" che, come ricorda G. Scott nella sua Architettura dell'Umanesimo, si propone «di costruire nel mondo, così qual è, un modello del mondo quale [si] vorrebbe che fosse».
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Ragionpolitica, periodico on line n.72 del 27/8/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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