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Lo Sdi e quel socialismo spentodi Gianni Baget Bozzo - tratto da Avanti! del 2 settembre 2004 Forse, neanche il fatto che nemmeno il neutralismo francese nel conflitto iracheno, mondialmente ostentato, abbia salvato i giornalisti francesi dalla presa in ostaggio, convincerà i moderati della sinistra italiana a dissociarsi dalla posizione di Prodi che chiede il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq. Quella distinzione tra pacifisti e moderati, che si manifesta persino nelle elezioni americane con la differenza tra la posizione di Kerry e quella dei pacifisti, che pur sono il cuore del suo elettorato, non trova eco nella sinistra italiana, nemmeno nei suoi settori moderati. Ma esistono i settori moderati nella sinistra italiana? Oppure è in corso in essa un lento carreggiamento verso il fare della linea contro la politica irachena di Bush il nuovo mito della rivoluzione d'Ottobre? La ragione vera è che la cultura postcomunista non può sussistere senza il principio di costituire una differenza morale rispetto alla destra: e perciò la sinistra ha bisogno di un mito nella forma di un nemico assoluto per giustificare la sua identità. Non a caso la sinistra italiana si mescola sempre più con un filone cattolico, in cui essa riprende il suo iniziale spirito religioso, che le fa pensare il mondo diviso tra bene e male. Mi è sembrata significativa una proposta, che vorrebbe essere moderata, fatta da un esponente dello Sdi che dovrebbe essere moderato, quella di ritirare tutti i civili impegnati a qualunque titolo, economico assistenziale, in Iraq. Ugo Intini non finirà di sorprenderci perché, negli anni ruggenti del Psi, mai avremo pensato che egli avrebbe congiunto la sua storia socialista ai nipoti di Togliatti. Eppure questo è accaduto. I socialisti dello Sdi sembrano residui storici, sono i simboli a un tempo della memoria craxiana che i postcomunisti esecrano e dell'eredità craxiana che i postcomunisti vorrebbero incorporare. Intini, Del Turco, Villetti, sembrano qualcosa come un museo di ricordi, essi hanno addirittura dato il nome di "riformista" alla coalizione: ma il nome non esprime quello che sono ma quello che sono stati. I postsocialisti sono un seme spento, che non ha più in se potenza di generare ma che ricorda qualcosa che è andato perduto per mano dei postcomunisti: il Psi, il socialismo italiano.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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