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La sconfitta del pacifismo

di Giovanni Vagnone - 10 settembre 2004

«Non si può andare d'accordo con gli Stati Uniti sull'Iraq». «Quando ci sono divergenze come quelle sull'Iraq è impossibile stabilire un dialogo».

Parole di Prodi al Corriere della Sera che fanno accapponare la pelle, un po' come l'articolo apparso su La Stampa di Domenica scorsa, firmato dal parlamentare Giulietto Chiesa, inviato in Russia, e altri pezzi sparsi. Il primo si riferisce al conflitto in Iraq, un tormentone ormai di lunga data, che riemerge con vigore ad ogni ostaggio; il secondo, in modo molto meno grezzo ed impreciso, fa un analisi esteticamente molto raffinata del caso Ossezia, concludendo che Putin è un dittatore che non potrà andare avanti trattando così i terroristi.

Sembrerebbero due commenti diversi, a due notizie diverse. Facile sarebbe cassare le affermazioni di Prodi: semplicemente perché non è impossibile essere d'accordo con gli USA per quanto riguarda l'Iraq, in quanto vi sono numerosi casi di persone e nazioni intere d'accordo (che quindi confutano questa "impossibilità"), e perché viene da chiedersi come si possa dire che non ci possa essere un dialogo in quanto sono presenti divergenze (e cos'è il dialogo se non la compensazione di posizioni differenti?). Poi si potrebbe prendere atto di quanto dice Chiesa e dissentire o concordare.

Un passo ulteriore è però chiedersi che cosa hanno in comune questi commenti, quali sono i loro fini, insomma perché sono stati detti, rilasciati, scritti. E anche come possono contestualizzarsi ai rapimenti di connazionali vari, come da ultime Simona Torretta e Simona Pari, o agli omicidi come quello di Enzo Baldoni.

Ecco allora che nel caso di Prodi ci viene subito in mente, confidando bonariamente che non sia uno stupido e basta, che voglia avvicinarsi alla parte estrema della sinistra, al Correntone, a Rc, ai Verdi e ai Comunisti Italiani. Così da dire quanto detto per l'Iraq e altre cose interessanti (anche in riferimento al Beslan non ha purtroppo taciuto: «Prima di arrivare alle spiegazioni ci occorrono una serie di informazioni esaurienti su come sono andati i fatti. Poi chiederemo spiegazioni al governo russo, ripeto, come si fa fra amici»). Un modo semplice per ammiccare a quel pacifismo che è il filone comune a tutte le vicende di cui stiamo parlando.

Già, perché anche nell'articolo di Chiesa (le cui finalità possono spaziare dalla volontaria oggettiva disinformazione indottrinata alla semplice opinione personale, nella migliore delle ipotesi) si sente questo sentimento di base che è proprio del pacifismo: la connivenza e la simpatia per il terrorismo. Rinnegata ripetutamente a voce, condannata, quando inevitabile, di fronte ai microfoni. E soprattutto, loro che portano le bandiere tutte colorate, questo non l'hanno ancora capito, univoca. La ratio di base dev'essere "nemico comune = alleanza", infarcita poi del solito buonismo per popoli del "terzo mondo" (concetto preso così a priori e non compreso dalla sinistra del tutto né umanamente né economicamente) e della mal celata antipatia, che rasenta l'odio, per il nostro amato Occidente. Così contro Putin si pensa prima alle ragioni dei Ceceni che non ai mille bambini un po' stuprati, un po' uccisi, tutti sconvolti; e contro Bush si pensa prima agli interessi del petrolio e alle poche vittime collaterali di nostri attacchi, che non alle migliaia di esecuzioni sommarie, al bisogno stesso di democrazia.

Ma dicevamo univoca, e lo dimostriamo subito. Non possiamo dire che il terrorismo islamico non consideri di poter utilizzare in qualche modo questo alleato "infiltrato" tra le schiere del nemico (noi) e in grado di metterlo in scacco: è stato dimostrato con l'attentato a Madrid prima delle elezioni e con gli appelli contro Berlusconi fatti agli Italiani (con richiesta di marce per la pace ecc.). Ma nonostante questo è piuttosto evidente che i terroristi, come noi non dobbiamo trattare con loro, non hanno nessuna intenzione di trattare con noi: così non si fanno remore a rapire giornalisti della "amica-connivente" Francia (che sognava una neutralità impossibile), o membri di ong che si vessillano di dialogo e amore fraterno ammiccante ai musulmani più fondamentalisti. Non si fermano, nell'ucciderlo, se un ostaggio è un giornalista pacifista, che si autodichiara pure crocerossino (vero o no, non fa differenza a questo punto).

La cosa assurda è vedere come si reagisce in Italia. Alla sua sconfitta, il pacifismo non fa marcia indietro, non fa neppure il minimo esame di coscienza. Anzi, si sente ringalluzzito, non capiamo come, forse esaltato da un furore auto-lesionista non troppo dissimile da quello dei kamikaze che per un ideale (per una ideologia è più giusto dire) sono pronti ad immolarsi, quando dei suoi componenti vengono eliminati. Per i vertici, è un'occasione (temiamo benvenuta) in più per attaccare il Governo e chi la pensa diversamente. E, mentre tutti noi, insieme a loro, preghiamo per il futuro di Simona Torretta e Simona Pari, loro indicano il Presidente del Consiglio come unico responsabile, e ostentano bandiere arcobaleno. Così come mentre da tre giorni dei bambini non avevano da bere e da mangiare, ostaggi di criminali (tra cui anche donne incinta! A tal punto è la follia auto-distruttiva da non amare più neppure i propri figli, oltre che da far attaccare dei bambini...), speravano sotto sotto in uno scacco di Putin, perché i Ceceni sono musulmani e son più simpatici, perché sono oppressi.

Prodi è tutto questo che vuole cavalcare, sull'onda della bufera storica che si abbatte su di noi. Complimenti a lui e alla pericolosa armata della pace che coltiva l'odio, travestito da valori di fratellanza fanaticamente ideologizzati.

! Giovanni Vagnone
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