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L'arcobaleno non sventola per i bambini di Beslandi Stefano Doroni - 10 settembre 2004 La strage di Beslan è odiosa; l'inferno si è affacciato sulla terra e ha divorato i bambini. Una trentina di bestie ributtanti - fra cui qualche femminaccia senza un minimo senso di maternità - ha pianificato il sequestro e l'uccisione di centinaia di piccoli innocenti. E in parte ci sono riusciti. L'episodio della Cecenia è un capitolo infame della guerra mondiale che l'Islam assassino ha scatenato contro l'Occidente per conquistarlo ed annientarne la civiltà: la composizione internazionale del commando testimonia la matrice terroristica globale di quest'atto tremendo. L'oscenità di questo fatto non dovrebbe lasciar spazio all'ipocrisia, allo sciacallaggio, al negazionismo. Una voce sola dovrebbe alzarsi da tutta l'Europa e da tutta la nostra Italia: una voce di condanna "senza se e senza ma", che dica una parola definitiva di rifiuto ed esecrazione contro il nemico che ci vuole morti o sottomessi. E invece no; ma dalla sinistra c'era da aspettarselo. Parte dal ministro olandese Bot l'idea che l'Europa chieda spiegazioni al governo russo sulla gestione della faccenda di Beslan. E Prodi, manco a dirlo, raccoglie subito l'invito. Forse l'Europa si sta chiedendo se quello della scuola della morte sia davvero terrorismo, o che magari i russi se la siano voluta, un po' come gli americani con le Twin Towers? Ma che c'è da chiedere a Putin? Di cosa deve rispondere? Forse di non aver usato l'arma del dialogo, che tanto piace a Prodi e ai pacifondai, a quelli per cui c'è sempre una soluzione che preveda comprensione e concessioni per i propri amici islamici terroristi? Ma con chi doveva dialogare, con degli animali arrabbiati? Se ti sequestrano i bambini, li tengono ammucchiati in uno stanzone senza cibo né acqua, li ammazzano, li seviziano, che fai? Ci mandi Prodi a chiedere gentilmente di desistere? In nome di che? Di chi? Di un dio per cui ciò che fanno questi macellai è cosa giusta? Non si tratta con questi rifiuti dell'umanità, non si concede il diritto di esprimere alcunché a chi terrorizza, sevizia, uccide l'innocenza. La tentazione dell'Europa moscia e decadente è quella di prendersela con le vittime per debolezza verso i carnefici, quando non per connivenza. Dato che manca la forza morale e culturale necessaria per rispondere come meritano a queste bestie umane, si usa con loro un riguardo ingiustificabile. Inoltre Prodi, si sa, deve cercare di compiacere i suoi elettori alle prossime politiche italiane, in particolare quelli più a sinistra, più vicini alle ragioni folli del nemico terrorista. E quindi insiste a straparlare di dialogo, di "ragioni della politica", come fanno a sinistra i caporioni dell'universo pacifondaio tutte le volte che il terrorismo ci costringe a misurarci con la morte. Ma la morte dei bambini, cari compagni pacifisti, non si può strumentalizzare per meschine ragioni politiche: è vergognoso. Eppure l'hanno fatto, le anime belle: l'hanno fatto tacendo. Dicono di essere contro tutte le guerre e tutte le violenze, ma non è vero: i fatti li smentiscono. Perché nessuna bandiera arcobaleno ha sventolato per urlare sdegno contro la morte di piccoli innocenti? Se, come dicono sempre Bertinotti o il gracidante Pecoraro Scanio, le manifestazioni pacifiste si fanno per difendere tutte le vittime, perché non ne hanno organizzata una per i morticini di Beslan? Sono tanto bravi a ritrovarsi in quattro e quattr'otto quando si tratta di sbraitare contro l'Occidente piangendo lacrime ipocrite sui bambini islamici uccisi dalle bombe "amerikane"! Perché stavolta no? Sui loro siti internet continuano a pubblicizzare la raccolta di fondi per la "resistenza irachena" (quella che ci uccide Quattrocchi e Baldoni, sgozza Berg, rapisce donne indifese) e annunciano manifestazioni di solidarietà verso questi improbabili "partigiani". I bambini di Beslan, per i nostri finti pacifisti, sono un "fuori programma" scomodo e imbarazzante: non potendo inventare giustificazioni per le gesta di questi assassini (passerebbero il segno per troppa gente) preferiscono tacere, piuttosto che scendere in piazza contro coloro con cui condividono il progetto di annientamento del mondo occidentale. In poche parole: per i nostri sbandieratori dell'arcobaleno - politici, giornalisti, preti, arruffapopolo, baggiani qualsiasi - le vittime dell'Ossezia non valgono quanto quelle dell'Iraq, che sono politicamente ben più utili alla causa antiamericana. I pacifisti stavano con i russi quando c'era il comunismo, quando regnavano i dittatori di partito; ma l'URSS non c'è più e la svolta democratica russa (per quanto imperfetta) impone loro di scegliersi altri riferimenti, altre intese per la battaglia ideologica contro il mondo capitalista delle libertà individuali. I pacifondai hanno scelto l'Islam come "compagno di viaggio" che condivida la loro fregola di rivoluzionare il mondo esistente sostituendolo con una realtà "migliore" perché deoccidentalizzata. Il terrorismo islamico e il pacifismo comunista combattono dalla stessa parte, per identità di inclinazioni. Ecco il perché del silenzio sui bambini di Beslan: ai pacifisti non importa un fico secco dei bambini in sé, o delle vittime delle guerre in quanto tali; i morti e il dolore servono solo se possono essere sfruttati politicamente, altrimenti non conviene sprecare tempo ed energie. I piccoli scolari sono dunque morti due volte: uccisi nella scuola maledetta per colpa dei terroristi e fatti fuori dall'ipocrisia disumana di quanti manifestano in difesa di chi li ha ammazzati. I poveri superstiti non dovranno certo ringraziare Prodi per averli liberati, né le anime belle della pace sbandierata per aver speso un parola in loro favore. Come tanti altri, la sera dopo la strage io e mia moglie abbiamo acceso una candela e l'abbiamo posta sul nostro terrazzo: un tributo silenzioso e commosso per ricordare i piccoli sventurati. Sentivo che in quel silenzio notturno le luci tremolanti delle fiammelle arrivavano più in alto degli sproloqui delle manifestazioni pacifiste: e per queste voci spirituali ho ringraziato il Dio che si è fatto ammazzare per donare agli uomini la giustizia che salva. Le candele, umili e dignitose, facevano a gara con le stelle: quell'atmosfera di fiaba sarebbe piaciuta ai morti di Beslan.
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Ragionpolitica, periodico on line n.74 del 9/9/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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