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numero 280
6 marzo 2008
 
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Vassilis Colonas

Italian Architecture in the Dodecanese Islands

Architetture d'Oltremare

recensione di Riccardo Forte - 13 settembre 2004

Portolago (Isola di Lero): la torre del mercatoIl variegato capitolo dell'architettura italiana nei domini coloniali attende ancora, a sessant'anni dalla conclusione di quella fase storica, una definitiva e sistematica ricognizione storiografica e critica. È solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento che i primi pionieristici tentativi di dare "voce" a questa storia prendono campo; e per quello che riguarda in particolare l'architettura italiana nelle isole del Dodecaneso, va riconosciuto al Professor Anthony Antoniades il merito di essere stato il primo ad occuparsi di questo tema, pubblicando nel 1984, nel Journal of Architectural Education, il saggio scientifico «Italian Architecture in the Dodecanese. A Preliminary Assessment», (n. 1, 1984, pp. 18-25).

L'architettura coloniale italiana è stata oggetto di studio in Italia solo a partire dagli anni Novanta, con la pubblicazione del catalogo della mostra tenutasi a Bologna nel 1993 e curato da Giuliano Gresleri e Pier Giorgio Massaretti (Architettura italiana d'oltremare 1870-1940, Venezia, ed. Marsilio, 1993). Più precisamente, solo il capitolo dell'architettura italiana nel Dodecaneso è stato oggetto in tempi più recenti di una indagine specifica; la poderosa monografia di Simona Martinoli e Eliana Perotti - Architettura coloniale italiana nel Dodecanneso (1912-1943), Torino, ed. Fondazione Agnelli, 1999 - costituiva fino ad oggi l'unico contributo esaustivo disponibile sull'argomento.

L'opera di Vassilis Colonas - Italian Architecture in the Dodecanese Islands (1912-1943), Athens, ed. Olkos, 2002, 205 p., euro 57,20 - completa sul piano storiografico e critico lo studio di questo importante capitolo di architettura contemporanea. Il volume, corredato da un solido apparato bibliografico e fotografico, illustra da un punto di vista inedito le vicende che portarono alla maturazione e allo sviluppo di una moderna cultura architettonica coloniale nei domini insulari del Dodecaneso. Prima di addentrarsi nella disamina della produzione architettonica del Regime a partire dalla sua costituzione (i nuovi programmi di sviluppo urbano vengono infatti pianificati, dopo quasi un decennio di amministrazione militare, a partire dal 1923, con l'incorporazione del Dodecaneso nel Regno d'Italia), l'autore illustra con capacità di sintesi i molteplici e variegati aspetti della cultura architettonica italiana di quel tempo, all'interno della delicata fase di transizione che registra il passaggio dal tardo eclettismo alle prime espressioni del Movimento Moderno.

Rodi: palazzo del Governo, 1926-27Si assiste così, a partire dagli anni Trenta, al sorgere di un'architettura radicalmente nuova, all'interno della quale tuttavia convivranno, fino allo scoppio del conflitto bellico, indirizzi culturali radicalmente antitetici: da un lato, il razionalismo radicale delle avanguardie ("Gruppo dei 7" - Terragni, Libera, Rava, Piccinato). Dall'altro, il monumentalismo classicista e lo "stile Novecento" di Marcello Piacentini.

La polemica sulla nuova architettura si trasferisce dunque dalla Madrepatria ai territori coloniali, nei quali, come ricorda correttamente Colonas, gli esiti architettonici mutano a seconda delle aree geografiche interessate. In Libia come nelle isole del Dodecaneso, i volumi geometrici della tradizione edilizia locale trovano piena corrispondenza nei dettami della moderna architettura europea, secondo un modello tipologico che prende ispirazione da quello della domus romana e dalla tradizione costruttiva latina. L'idea di "mediterraneità" diviene dunque la radice e il principio fondativo che identifica e accomuna - almeno fino alla proclamazione dell'Impero nel 1936 e alla conseguente "romanizzazione" dell'architettura - il linguaggio architettonico nelle Colonie italiane d'Oltremare.

L'autore ripercorre successivamente le fasi delle grandi realizzazioni portate a termine dal Fascismo durante il governatorato di Mario Lago (1924-1936) e di quello di Cesare Maria De Vecchi (1936-1941): concentrate per la quasi totalità nell'isola di Rodi, esse comprendono gli interventi nel centro storico della città (le ambiziose politiche di scavo dei siti archeologici, i restauri "in stile" dei monumenti medioevali), la messa a punto del Piano regolatore, nonché la realizzazione dei nuovi centri amministrativi urbani e delle grandi opere pubbliche (edifici religiosi e istituzionali, biblioteche, mercati, installazioni militari).

Portolago: cinema-teatro Roma, 1936-38I nuovi interventi, localizzati in prevalenza al di fuori della cinta muraria, sono concepiti nel pieno rispetto delle preesistenze storiche e dell'identità del luogo. Nella nuova "città metropolitana" prevale, almeno nella prima fase, il revival eclettico modernamente reinterpretato in chiave Novecento, in un suggestivo contrasto caratterizzato dalla contaminazione dei diversi stili architettonici (Turco-Arabo-Bizantino, Gotico, Rinascimento veneziano, neoclassico). Centrale, in questa fase di modernizzazione del linguaggio architettonico, è la figura dell'architetto Florestano di Fausto, autore, negli anni 1927-32, degli edifici più rappresentativi di Rodi (Ufficio Postale, Palazzo del Governo), Kos e Patmos. La data-chiave del 1936 segnerà, anche a Rodi come nel resto del Dodecaneso, un punto di svolta nella moderna architettura coloniale, destinata a rappresentare nel razionalismo monumentale dello stile littorio i fasti della "Romanità" imperiale.

Nella parte conclusiva del testo, Colonas dedica un sintetico paragrafo alla realizzazione della cittadina di Portolago, nell'isola di Lero. Sorta come base navale a partire dal 1932, essa rappresenta senza dubbio l'esperienza urbanistica più interessante realizzata dal regime fascista nel Dodecaneso: esempio straordinario di insediamento urbano, concepito integralmente ex-novo aderendo ai canoni dell'espressionismo cubista-Déco e del razionalismo. Il simbolismo delle forme si riverbera con esemplare efficacia negli edifici-manifesto di Portolago: il palazzo dell'amministrazione comunale, la torre metafisica del mercato, il cinema-teatro, l'Hotel Roma, la chiesa di San Francesco e l'ospedale sono le architectures parlantes della modernità coloniale italiana.

! Riccardo Forte

DIDASCALIE ILLUSTRAZIONI

  1. Portolago (Isola di Lero): la torre del mercato (Vassilis Colonas, Italian Architecture in the Dodecanese Islands 1912-1943, Athens, Olkos, 2002 - copertina del volume).
  2. Rodi: palazzo del Governo, 1926-27 - arch. Florestano di Fausto (Vassilis Colonas, op. cit., p. 47).
  3. Portolago: cinema-teatro Roma, 1936-38 - arch. A. Bernabiti (Vassilis Colonas, op. cit., p. 181).

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Italian Architecture in the Dodecanese Islands
  • Autore:
    Vassilis Colonas
  • Editore:
    Olkos (Athens)
  • Prezzo: 57,20 €
  • Pagine: 205

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Ragionpolitica, periodico on line n.74 del 9/9/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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