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numero 280
6 marzo 2008
 
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Da Tintoretto a Rubens

Capolavori della Collezione Durazzo in mostra a Genova

di Sara Franchino - 10 settembre 2004

"La Trinità" di Tintoretto (Torino, Galleria Sabauda)Grazie ad una mostra la collezione Durazzo è oggi in parte riassemblata nel suo scenario originario. Presso il palazzo Reale a Genova sono infatti stati riuniti dipinti che costituirono una delle più importanti quadrerie della città. L'esposizione, "Da Tintoretto a Rubens; capolavori della Collezione Durazzo", tenta di ricongiungere opere ed anche oggetti rari e preziosi che la famiglia genovese, in particolar modo per volere di Eugenio, Gerolamo e Marcellino, raccolse tra il 1679 e 1791. Fino al 3 di ottobre si potranno dunque ammirare un totale di 180 opere tra cui 60 dipinti, 20 sculture, 5 manoscritti, 50 libri a stampa, 10 libretti d'opera ed ancora lettere, disegni e stampe. Oggetti che inevitabilmente sono testamento e viva testimonianza della famiglia Durazzo e dei suoi membri.

Nei ritratti gli artisti hanno fissato le sembianze fisiche dei componenti della famiglia, i loro tratti, le pose, gli atteggiamenti e talvolta - le mani più eccelse - addirittura caratteri e personalità. A questi si aggiungono, a darci un quadro più completo di chi fossero i Durazzo, dipinti sacri e profani, oggetti da collezione e libri che evidenziano il gusto della casata genovese, riflettendo inevitabilmente le mode e le tendenze di quegli anni.

"Ragazzo che accende la candela" di Leandro Bassano (Genova, Palazzo Reale)I Durazzo annoveravano nella propria collezione capolavori dei più grandi maestri dell'epoca, quali Tintoretto, Rubens, Van Dyck, Luca Giordano. Ai dipinti dei più famosi maestri si aggiungevano poi quelli dei pittori locali, tra cui grandi interpreti, (Strozzi, Castello, ecc...) che copiosamente lavorarono per la famiglia genovese. Nei primi decenni dell''800 tali opere, man mano, iniziarono a venire separate e disperse. Alcune, tra cui Morte di Argo di Rubens ora a Colonia, Seneca di Luca Giordano, unitamente ad altre tavole fiamminghe, furono alienate in età napoleonica direttamente dai discendenti; altre vennero fatte trasferire dai Savoia a Torino, per arricchire la "Nuova Galleria Sabauda" voluta in quegli anni da Carlo Alberto, dove si trovano tuttora. Fu questa per esempio la sorte che toccò alla Cena del Fariseo di Veronese, o alla Trinità del Tintoretto e alla Sacra Famiglia di Van Dyck. Si tenga poi conto che le opere escluse dalla vendita ai Savoia, conclusa col re di Sardegna Carlo Felice nel 1824, per lo più ritratti e quadri storici legati all'antica casata genovese, vennero trasferite dagli stessi Durazzo dal palazzo di via Balbi, ormai dimora savoiarda, al nuovo palazzo in piazza della Meridiana.

L'intento degli organizzatori della mostra, già ambizioso, è stato forse reso ulteriormente difficoltoso dalla concomitanza in un caso e dalla estrema vicinanza temporale in un altro, a Torino e a Genova di altre esposizioni, con le quali questa si integra, che vanno a toccare medesimi periodi ed argomenti collegati, indagando nel loro complesso approfonditamente ‘600 e ‘700 genovesi. Da Tintoretto a Rubens mantiene ciò nonostante un notevole interesse autonomo sia da un punto di vista storico e storeografico sia per il luogo in cui è stata allestita, e cioè nell'antico Teatro del Falcone. Il teatro di Corte di Palazzo Reale, che fu parte fondante della storia della famiglia e riferimento irrinunciabile alla passione dei Durazzo per il mondo dell'opera e del balletto, è stato recentissimamente restaurato, nell'ambito degli interventi per Genova 2004, proprio per questo evento, costituendo adesso un ambiente ideale per ospitare mostre e convegni.

"Susanna e i vecchioni" di Pietro Paolo Rubens (Torino, Galleria Sabauda)E a spingere alla visita dell'esposizione sono ovviamente, pure e soprattutto, ragioni estetiche. Si pensi alla sopra citata Trinità di Tintoretto, "porzione di quadro" che fu "abbrugiato" (Carlo Giuseppe Ratti). In questa la Croce, particolarmente scorciata, viene sorretta, ai lati della tela, da due angeli, mentre il Cristo, dal volto sofferente, ormai quasi esanime e reclinato su di un lato tale da risultare in parte in ombra, con le mani inchiodate e il costato sanguinante, è sovrastato dalla colomba dello Spirito Santo e dal Padre Eterno che, a braccia aperte (parallele a quelle di Gesù), sembra come volerlo accogliere.

Nella medesima sala, in cui sono presenti anche due ritratti di gentiluomo e di gentildonna col guanto sempre del Robusti, si nota poi un intenso Ragazzo che accende una candela di Leandro Bassano, intento nell'azione, mentre con le gote gonfie e un po' arrossate, le labra turgide e tese, soffia su un tizzone, unica fonte di luce dell'intero quadro.

"Autoritratto" di Domenico Parodi (Firenze, Galleria degli Uffizzi)In una delle sale successive invece si fronteggiano una copia di scuola rubensiana del celebre dipinto dei Quattro fiumi del Kunsthistorisches Museum di Vienna e la Susanna e i Vecchioni di Rubens, davanti alla quale lo spettatore si ritrova anch'egli voyeristicamente a guardane Susanna, che, pudica, sorpresa nuda mentre si prepara al bagno, ben evidenti le forme generose, si scosta dalla presa di uno dei due uomini.

Tra i genovesi incuriosiscono particolarmente due autoritratti appaiati di Domenico Parodi, uno ufficiale, in cui il pittore si raffigura con sguardo fiero e distinto, elegantemente vestito e con copricapo accanto a testi classici mentre impugna una tavolozza che appena si intravede; mentre nell'altro decisamente più intimista il pittore si ritrae in un istante di distrazione, come avesse visto qualcosa, mentre ancora tiene in mano il pennello.

La mostra, in conclusione, nonostante non raggruppi l'intera collezione ne ricostituisce un nucleo, rendendo anche discretamente l'idea di chi fossero i proprietari.

! Sara Franchino
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