|
|||||||
|
|
Sì a Forza Italia, no al proporzionale e al centrismodi Gabriele Cazzulini - 10 settembre 2004 Se gli elettori vogliono continuare a scegliere chi li governa e ad avere il potere di mandare a casa il governo votando per l'opposizione, l'unica garanzia resta il maggioritario. Altrimenti, è in agguato il centrismo e la partitocrazia, cioè la fine di Forza Italia. I guasti del proporzionale...Il tramontare dell'estate è stagione di nostalgie e, dinnanzi all'inverno che ci corre incontro, con gli occhi fissi sulle incognite e i pericoli del tempo presente, è istintivo rifugiarsi nel passato. Ma il ritorno al passato diventa esso stesso un pericolo quando induce nell'errore di risolvere i problemi del presente applicando le formule del passato, buone o cattive che siano state, fingendo che nel frattempo gli uomini e le loro idee non siano mai cambiati. E' quello che succede quando riaffiorano le nostalgie proporzionali, che scaricano sul maggioritario tutte le colpe per i mali dell'Italia. Invece che risolvere i problemi, questa nostalgia ne crea uno nuovo: il "proporzionalismo", ovvero la superstizione che un sistema elettorale proporzionale possa d'incanto regalare all'Italia governi stabili e longevi, senza più coalizioni artificiali e litigiose, quindi riducendo la conflittualità e il numero dei partiti. Questi non sono solo tesi fasulle, prive di fondamento, ma addirittura peggiorano la situazione generale dell'Italia e mettono a rischio la sopravvivenza stessa di Forza Italia. Ma il proporzionale non fa altro che incentivare la frammentazione dei partiti, perché ogni partito, per quanto piccolo, ha più chances di successo correndo da solo che entrando in una coalizione. La frammentazione è poi ulteriormente accentuata dall'inutilità delle coalizioni in regime proporzionale, visto che per entrare in Parlamento bastano percentuali di voto microscopiche. I problemi sopraggiungono quando nessun partito è in grado di formare un governo, emergendo il bisogno di coalizioni di governo che risultano fragili e di brevissima durata, perché esposte al costante ricatto dei piccoli partiti, pronti ad entrare e ad uscire dai governi - resi così deboli da cadere per i sussulti di qualche segreteria di partito. Ma oltre a moltiplicare il numero dei partiti, il proporzionale allunga l'asse sinistra-destra, diventando il terreno più fertile per la nascita di formazioni politiche di estrema sinistra ed estrema destra. Un esempio concreto e allarmante: bastano pochi calcoli per capire che il proporzionale offrirebbe una sicura sponda ad un eventuale movimento dei fondamentalisti islamici, che farebbero perno sulle fortissime comunità operanti in Italia diventandone un ramo politico. La stessa logica vale per i sedicenti "anarco-insurrezionalisti" o le frange estreme dei noglobalisti, o al contrario i rigurgiti dell'estrema destra populista e anti-occidentale. Tutti possibili partiti nati per scuotere le fondamenta della democrazia liberale, partiti "anti-sistema" che, entrando in parlamento grazie ad una manciata di voti dei loro fedelissimi, farebbero pagare ai governi un prezzo salatissimo per il loro sostegno esterno. Con un proporzionale puro, la differenza tra queste ipotesi e la loro amara realtà sarebbe solo una questione di tempo. Ancora: se l'asse sinistra-destra si allunga, ciò favorisce il riemerge di partiti estremi che sono portatori anche di ideologie estreme, ideologie finora tenute fuori dalla competizione politica grazie alla forza aggregante del maggioritario, ma che sono pronte a infuocare nuovamente la politica sfruttando il proporzionale. ...e i benefici del maggioritarioIl maggioritario italiano ha il pregio di essere un bipolarismo flessibile e non un rigido bipartitismo, permettendo di salvaguardare importanti differenze e tradizioni tra partiti, ma raccogliendole in una dimensione più unitaria, favorendone l'aggregazione e l'articolazione invece che la dispersione e quindi il conflitto. Il maggioritario frena gli egoismi dei partiti, riportandone l'"esuberanza" politica in un confronto programmatico all'interno di coalizioni più salde e più durature, che fanno arrossire di vergogna le vaghe intese, gli ammiccamenti, e gli "inciuci" tra i partiti in regime proporzionale. Nel maggioritario, le coalizioni non nascono come gli amori estivi; uscire da una coalizione vuol dire soltanto entrare nell'altra, oppure andare incontro all'estinzione. Chi soffre la coerenza e l'impegno di appartenere ad una coalizione ed eventualmente sostenere un governo, chi non lavora per un progetto politico comune, chi non presta valore ai patti con gli elettori, ha vita dura col maggioritario. Da quanto affermato, si capisce facilmente perché il proporzionale sia la tomba di Forza Italia - e viceversa perché il proporzionale sia così agognato dai partiti in diretta concorrenza con Forza Italia. Bisogna sorvegliare con attenzione questo fermento proporzionalista, nel quale si stanno affilando lame micidiali per Forza Italia. Sono molti i bersagli, a partire dallo stesso Berlusconi, la cui leadership risulterebbe più che mai traballante. Da monarca elettivo, quale è egli adesso, a Re Travicello il passo è breve, e potrebbe essere presto compiuto proprio reintroducendo il proporzionale. Il proporzionale blocca il leader politicoIl proporzionale è infatti l'arma che stermina ogni figura di leader politico - il vero leader, quello che ha il suo progetto politico e che lavora per attuarlo. Ma è soprattutto colui che coinvolge le persone nel suo progetto e, rendendole partecipi in prima persona, instaura con esse un rapporto di fiducia diretta. Una democrazia senza leader politici è una democrazia in mano ai poteri forti, alle burocrazie, ai tecnici, lasciata allo sbando di avventurieri che depredano le istituzioni. Ma per instaurare un legame diretto e continuato tra leader ed elettori, bisogna che la fiducia e il consenso verso il leader siano fondati sulla libera scelta degli elettori, che possono esprimere soltanto nell'elezione maggioritaria. Il silenzio dei proporzionalisti su questo tema è allarmante. In un regime proporzionale gli elettori non sono più nelle condizioni di scegliere il leader, né la coalizione che governerà e quella che farà opposizione, come avviene ora. Col proporzionale gli elettori si limitano a distribuire i loro voti tra un elenco di partiti, senza poter stabilire chi vince e chi perde. Questa decisione non spetta agli elettori, ma ai partiti che, soppesando i voti raccolti dalla messe proporzionale, contrattano la composizione del governo e il primo ministro. La flebile indicazione di un candidato a Primo Ministro è resa efficace solo dai meccanismi aggreganti del maggioritario che producono una maggioranza - senza quest'ultimo non serve a nulla l'indicazione del candidato. Gli scenari da incubo del proporzionaleNon è quindi possibile applicare il proporzionale alla situazione attuale senza produrre sconvolgimenti radicali. Col proporzionale il quadro esistente muterebbe profondamente. Se privata del suo leader naturale, del punto di riferimento di milioni di elettori, Forza Italia finirebbe inghiottita nel ventre di una risorta balena bianca, nuova mostruosità politica che riunirebbe in sé ciò che è stata la Democrazia Cristiana. Un nuovo "centro-e-basta" e non più "centro-destra", senza un leader che sia tale, senza liberismo e liberalismo, tradendo la naturale vocazione presidenzialista e federalista per essere costretta a subire la collegialità, quindi la de-responsabilità del leader rispetto agli elettori. Alleanza Nazionale sarebbe lasciata alla deriva venendo attaccata e conquistata dalla destra estrema, rafforzata dai vantaggi del proporzionale. Trapiantata la Margherita nel nuovo centro e sradicato ogni sogno ulivista, nascerebbe una "super-sinistra" che fonderebbe le tante anime perdute della sinistra attuale sotto l'egemonia e l'ideologia dei massimalisti. Il nuovo centro si troverebbe di fronte una super-sinistra integralista, più che mai pronta a combattere il nuovo centro. Ma con una destra poco moderata, e una sinistra massimalista, quante chances avrebbe il nuovo centro di vincere? Accerchiata dalla sinistra, del centro e dalla destra, la Lega Nord non avrebbe più alcun margine di manovra, se non fomentare la secessione dal basso, attizzando gli animi già esasperati dal rigurgito statalista e centrista. Senza tenere conto che, avvalendosi del proporzionale, anche il nuovo centro e la super-sinistra andrebbero incontro a ripetute scissioni interne. E fino a che livello crollerebbe la posizione internazionale dell'Italia, la sua affidabilità nelle missioni di pace? Come sarebbero affrontate le crisi del terrorismo islamico con un governo impotente e dilaniato dai conflitti interni? In confronto, la situazione attuale è molto più rosea per il centro-destra che per il centro-sinistra. Quindi perché rafforzare ancora di più la sinistra riportando il proporzionale? Invece che adescare alle nostalgie proporzionaliste, occorre investire ancora di più sul presente, per credere ancora più fermamente sul futuro dell'Italia nata nel 1994 e maturata nel 2001. Il proporzionale e il ritorno del vecchio partito-burocraziaIl proporzionale presuppone partiti fortemente strutturati, sicuramente molto di più di quanto lo sia o lo possa mai essere Forza Italia. Ecco perché la minaccia proporzionale per Forza Italia si raddoppia, perché è in pericolo il modello stesso del movimento politico leggero. Il proporzionale favorisce la proliferazione dei partiti, purché dotati di un adeguato apparato organizzativo, i cui elementi fondamentali restano burocrazia e gerarchia. E' una scelta di valori quella che fonda il modello del movimento politico, che parte dalla società civile per entrare in politica. Si tratta di una scelta opposta a quella tipica dei proporzionalisti, che vogliono la politica al centro della società, se non addirittura sovrapposta ad essa, per controllarla, per sfruttarla, per dominarla. Le burocrazie e le gerarchie di partito ramificano vaste tele di organi locali, in cui il potere e la libertà dei leader vengono imbrigliati, mentre il voto degli elettori è disperso dal proporzionale tra decine di partiti. Rescisso il legame con gli elettori, il leader viene imprigionato in una carica priva di reale potere, limitandosi a essere una sorta di "ambasciatore" o di "notaio" del partito che ratifica le decisioni altrui. Applicare a Forza Italia una simile impalcatura partitica significa rinunciare alla realtà di un movimento politico che vince senza il peso degli apparati. Sviluppare una pesante e stretta cintura di apparati interni equivale a spostare il baricentro del potere nelle mani della burocrazia di partito. Ma le burocrazia di partito sono l'anticamera di una patologia ben più grave. Creare apparati burocratici e una fitta rete di strutture territoriali, significa creare solide e concrete posizioni di domino per le correnti interne. Finora le correnti di Forza Italia sono state correnti di pensiero, ma disponendo di cospicue risorse organizzative, si materializzeranno in forti centri di potere interno che si combattono per difendere ed ampliare il loro dominio, facendo del partito un teatro di guerre intestine. Il dissenso politico diventa più lacerante quando dispone di risorse concrete da cui muovere guerra, in primo luogo al leader che tenta di agire come tale. Il modello vincente del movimento leggero è a rischioChi sostiene che l'anarchia interna di Forza Italia sia dovuta all'assenza di strutture, mira a dotare se stesso e le sue milizie personali di una solida base di potere. Ed è proprio la burocrazia a scatenare le faide interne, perché priva il leader del suo potere diretto sul partito, e lo consegna nelle mani delle correnti. E' altrettanto naturale che la somma delle correnti, anche in conflitto permanente, è sempre più forte del solo leader, il cui carisma, se disgiunto dal consenso elettorale, non può nulla contro chi controlla le regole e le strutture interne. Una forte strutturazione organizzativa di un partito è un esito possibile ma non un destino a cui rassegnarsi; né la mancanza di strutture pregiudica il consenso elettorale. La struttura di un partito non è una questione di ingegneria organizzativa, o materia da lasciare ai giuristi, ma è anzitutto una questione politica: qual è il fondamento del potere politico all'interno di un partito? Le regole o le persone? Gerarchia e burocrazia oppure il carisma, la competenza e la responsabilità del leader verso gli elettori? Come il proporzionale cancella i leader dalle elezioni e dal governo, così le burocrazie neutralizzano la libertà di decisione del leader rispetto ai partiti, rendendolo una bandierina fatta sventolare a proprio piacimento dalle correnti, per poi essere ripiegata e riposta nel cassetto delle inutilità. Senza maggioritario, senza il suo leader e senza il partito leggero, Forza Italia non ha più ragioni per esistere. Per sciogliere i nodi che sembrano paralizzare la politica attuale si rischia di crearne uno che da solo potrebbe soffocare il Paese, e portare Forza Italia nel mondo dei ricordi.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.74 del 9/9/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||