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Gli assurdi teoremi dei no globaldi Pietro De Leo - 17 settembre 2004 Tornano in scena i no-global. Il popolo degli antioccidentali di casa nostra, dei «dieci, cento, mille Nassirya», del «Bush e Bin Laden pari sono», si sente chiamato in causa, visto che il manipolo di uomini che loro si ostinano a chiamare "resistenza irachena" ha di nuovo colpito l'Italia. Ma, stavolta, l'Italia che loro ritengono propria. Finchè si è trattato della strage di una ventina di ragazzi italiani a Nassirya o del rapimento di altri di quattro (e uccisione di uno) andati in Iraq per cercare lavoro, poca difficoltà. E' facile liquidarli: mercenari, assassini, servi degli Americani. Ma ora la situazione, per loro, è un po' diversa. E' stato ucciso un giornalista "di area", uno che aveva avversato l'attacco all'Iraq di Saddam, uno che scriveva su uno dei giornali della sinistra "snob" e che voleva capire gli Iracheni. Sono state rapite due volontarie di un'Ong, due ragazze che aiutavano i bambini del posto ad andare a scuola, a vivere in condizioni decenti, anche loro fortemente pacifiste nel senso vagamente antiamericano nel termine. Allora no, non può essere la "resistenza irachena" ad averlo fatto. La stessa "resistenza" a cui il Campo Antimperialista da diversi mesi cerca di mandare più denaro possibile tramite una sottoscrizione via internet. La soluzione è pronta in un comunicato di questo movimento: «tutto questo fa pensare che l'azione sia l'opera di un gruppo mercenario specializzato nella controinsurrezione al servizio degli americani». Tesi, chiaramente, condivisa appieno dall'intero movimento no-global. Sulle discussioni dei forum in internet si addita il nemico che torna sempre utile quando c'è qualcosa che "non quadra": la CIA. Quindi, il teorema è fatto: la CIA (con l'immancabile placet di Berlusconi) ha rapito le italiane per mettere in cattiva luce la "resistenza". Come se finora fossero stati solo dei contestatori gandhiani. Come se finora non avessimo visto le immagini dell'uccisione di Nick Berg, o le grida del traduttore sudcoreano Kim Sun Il. E' l'ennesimo saggio di esaltazione dietrologica. L'ennesima costruzione, assieme a quelle, fantasiose, che affollano libri, giornali e siti internet dal dopo l'11 settembre (la strage delle Torri voluta da Bush e dagli Ebrei, il fantomatico Governo Mondiale, Bin Laden e Bush quasi amici alle spalle di tutti). E' la cultura del sospetto e della malafede, che si riflette, immancabilmente, anche nella loro concezione della politica interna. Bertinotti, in questi giorni, viene ferocemente attaccato a seguito della sua partecipazione al tavolo di Palazzo Chigi in cui Governo e opposizione hanno deciso una linea comune per affrontare l'emergenza del rapimento. Il leader di Prc viene accusato di volersi "istituzionalizzare", di "puntare alle poltrone", in vista di un accordo elettorale con l'Ulivo. Come al solito, non hanno capito che un'unione di tutte le forze politiche è condizione necessaria per affrontare ancora più incisivamente un nemico comune (come il terrorismo di matrice islamica) che e colpisce gli occidentali in quanto tali prescindendo dagli schieramenti. E tutto questo non può non passare attraverso le istituzioni. L'ossigeno del terrorismo non sta nell'avversione verso chi lo combatte, ma nell'apporto ideologico dato da chi cerca di individuarne le ragioni. Laddove ci sarà sempre chi prova a legittimarlo, nei suoi sostenitori crescerà la convinzione di poter conquistare terreno attraverso la perseveranza criminale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.75 del 17/9/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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