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6 marzo 2008
 
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Riforme: il punto della situazione

di Gabriele Cazzulini - 17 settembre 2004

Le riforme costituzionali sono giunte ad un punto critico: dopo il Senato, anche la Camera si appresta a votare il disegno di legge per la riforma della Costituzione. Intanto il fronte delle riforme si compatta e avanza, nonostante le insidie tese dalle sinistre.

Le Riforme in corso

Lo scorso 25 marzo il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge concernente le riforme alla Costituzione, con 156 voti favorevoli contro 110 contrari e un astenuto. Poiché si tratta di una legge che tratta materia costituzionale, la procedura di approvazione viene "raddoppiata", essendo necessarie due approvazioni sia dal Senato che dalla Camera. Ciò significa che finora l'approvazione delle riforme costituzionali ha superato appena un quarto dell'intero iter legislativo. Tenuto conto che per una sola approvazione sono occorsi circa sei mesi, occorrerà ancora un periodo di tempo compreso tra un anno e un anno e mezzo per le rimanenti tre approvazioni. Perché questi conti da ragioneria costituzionale? Perché il tempo stringe e il periodo di tempo necessario a portare a termine le riforme coincide proprio col tempo rimasto al Governo prima del termine naturale della legislatura in corso.

Da questo punto di vista, risalta ancora di più il comportamento dei gruppi parlamentari della maggioranza, che hanno dimostrato un lodevole senso di responsabilità, tanto in sede di commissione che in aula. Nelle commissioni, i deputati della maggioranza hanno partecipato a numerose e importanti audizioni consultando i migliori esperti italiani in materia di riforme, formulando poi relazioni ed emendamenti che, una volta esaminati in aula, la maggioranza ha approvato all'unisono. Infatti, già una settimana più tardi, il 31 marzo, il testo approvato dal Senato era presentato alla Camera, che iniziava l'esame in commissione il 7 aprile per concluderlo il 26 luglio.

Riforme efficaci e riforme guaste

Presentato per la prima volta dal Governo il 17 ottobre 2003, il disegno di legge sulla riforma della Costituzione si compone di 35 corposi articoli, a loro volta suddivisi in numerosi commi, basati su un progetto di riforma generale, che include in un'unica architettura la riforma di ben 40 articoli della Costituzione, circa un terzo dell'intera carta. Questi numeri sono l'inconfutabile dimostrazione della fallimentare politica riformista dell'Ulivo, che ha impiegato quasi due anni per approvare solo 16 articoli, per giunta divisi su due leggi costituzionali raddoppiando così il lavoro del Parlamento con ben otto approvazioni - quattro alla Camera e quattro al Senato. L'attuale Governo ha formulato, invece, una proposta unitaria e basata su una riforma generale ed organica della Costituzione, abbandonando la politica dei ritocchi marginali dell'Ulivo che ha creato numerosi inconvenienti per la sua limitatezza e contraddittorietà. Appena entrato in carica, il neonato governo di centro-destra fu costretto a varare un'apposita legge costituzionale, la legge La Loggia, per porre rimedio ai danni provocati dal falso federalismo della sinistra.

E ora? Votazione ed emendamenti

Il progetto di riforma ha già concluso il suo esame preliminare in commissione lo scorso 26 luglio, per essere quindi trasmesso alla Camera il successivo 3 agosto, avviando la discussione sulle linee generali che è stata ripresa, dopo la sospensione estiva, lo scorso 13 settembre. In base al calendario dei lavori della Camera, l'esame del disegno di legge sulle riforme è destinato a proseguire almeno fino al prossimo 8 ottobre, dopodiché si aprirà la fase relativa alla votazione, prima articolo per articolo e poi sull'insieme del testo.

Sarà in questa fase che la maggioranza dovrà risolvere con cautela la spinosa questione degli emendamenti, cioè delle modifiche, i più insidiosi dei quali sono stati presentati proprio da deputati del centro-destra. Soprassedendo sulle ragioni di questi comportamenti, la loro presenza dimostra invece quanto liberale e aperto a critiche sia il progetto di riforma. Non essendo mai stato un progetto di riforma "blindato", ma sensibile a ripetute integrazioni, il Governo ha sempre manifestato parere favorevole all'approvazione di tutti quegli emendamenti che, però, risultino funzionali a migliorare il testo originale, respingendo ogni emendamento che miri a distorcere la colonna vertebrale che sorregge la riforma: federalismo e premierato.

I passi in avanti...

E' il clima generale che circonda le riforme ad essersi decisamente rasserenato, favorendo la massima sinergia tra istituzioni locali, Governo e Parlamento. Tra le mura della Casa delle Libertà, anche gli "inquilini" più refrattari alle riforme, ne hanno ormai compreso e condiviso le ragioni. Specialmente nella delicata materia del federalismo si è infittito il dialogo con i rappresentanti degli Enti Locali, mediante un ponderato e fruttifero scambio di consultazioni, predisponendo una normativa in materia di competenze regionali integrata con i rilievi mossi dai Governatori. Le riforme del centro-destra non sono mai state riforme dettate da Palazzo Chigi senza alcuna possibilità di modifica, non sono il topolino partorito da snervanti negoziazioni tra partiti, sono invece la premessa per rafforzare sia lo Stato che le autonomia locali per prepararle ad affrontare il terzo millennio nel segno delle libertà. Più che mai l'iter parlamentare ha dimostrato come le riforme si inseriscano naturalmente nello sviluppo storico, sociale e politico dell'Italia, senza produrre lacerazioni nel tessuto istituzionale, ma senza rinunciare a rivedere profondamente gli ingranaggi inceppati di istituzioni democratiche che non funzionano e perciò non garantiscono libertà né rispettano i diritti dei cittadini.

Calpestando le libertà e i principi fondamentali della cosa pubblica, sanzionati solennemente nella stessa Costituzione, anche la democrazia stessa finisce per guastarsi. In questo senso le riforme non sono pura ingegneria costituzionale eseguita da giuristi e accademici. Le riforme sono anzitutto una scelta politica derivata dalla libera volontà degli elettori che hanno votato questo Governo che ha sempre apertamente sostenuto questo tipo di riforma. Come si vede, le riforme sono inscritte in un circuito che parte dalla libera espressione della volontà degli elettori, passa attraverso l'opera del Governo e delle istituzioni, e ritorna ai cittadini - perché lo spirito più originario delle riforme è questo: le riforme sono attuate nell'ottica del cittadino e del suo rapporto allo Stato, le riforme sono funzionali a migliorare la condizione del cittadino nello Stato. Sia lo Stato che le riforme sono, dunque, strumenti che ogni cittadino utilizza per conseguire liberamente e pacificamente i propri fini. Queste riforme stanno producendo una rivoluzione nella mentalità politica italiana: riformare lo stato non significa intaccarne il dominio e indebolirne i poteri, bensì renderne le funzioni più efficienti, distribuirne i poteri agli Enti Locali, rafforzare il legame tra istituzioni democratiche con le scelte degli elettori. Una volta de-sacralizzata la Costituzione, il cittadino esce dalla sudditanza in cui è stato relegato dallo statalismo e dal mito della "Sacra Costituzione" per ritornare al centro dello Stato.

...e i rischi

Certamente la minaccia più pericolosa a cui è esposto il disegno di legge sulle riforme sono gli attacchi delle opposizioni a colpi di emendamento. Perciò occorre difendere la riforma dai possibili "annacquamenti", che vanificherebbero tutto l'impegno finora profuso, prima tutelando le ragioni delle riforme e poi conciliandole con le ragioni degli alleati. Ma le insidie non provengono soltanto dai banchi del Parlamento. In questi giorni la disperazione politica delle sinistre ne ha provocato l'ennesimo sbandamento, facendo germogliare nelle teste di alcuni caporali della sinistra la strampalata idea di eleggere un'Assemblea Costituente per fare le riforme.

Senza bisogno di entrare nel merito, i paladini di questa proposta sono proprio coloro che nel 1997 l'hanno apertamente affossata, per il solo fatto che era formulata dall'allora opposizione di centro-destra. A parte che si vorrebbe eleggere l'Assemblea col sistema proporzionale - e questo la dice lunga su tutti i vantaggi che trarrebbe la sinistra dal proporzionale rispetto al maggioritario - se davvero fosse eletta, quest'Assemblea avrebbe un unico scopo: azzerare il progetto di riforma del centro-destra. Fatto questo, sarebbe improbabile, anzi impossibile, aspettarsi la formulazione di un progetto sostitutivo. Ad impedire questo sarebbero le laceranti divisioni tra la sinistra, oltre al fatto che in Italia il proporzionale è incapace di produrre una chiara maggioranza. Quindi ogni decisione in seno a quest'Assemblea sarebbe il risultato di negoziazioni, compensazioni, scambi, trattative, cioè tutto il patrimonio della nefasta prima Repubblica. Quali riforme potrebbero mai nascere da una tale Assemblea frammentata e incapace di essere governata?

C'è di più: il Parlamento attuale, quello eletto nel 2001, si vedrebbe sottratto il potere di riformare la Costituzione da un organo, l'Assemblea Costituente che non è previsto in nessun articolo della Costituzione, perché il potere di riformare la Costituzione è un potere del Parlamento e del Governo. In ultima analisi, proprio i difensori della "Sacra Costituzione" si rivelano essere i veri attentatori delle sue regole. Pur di affossare le riforme, le sinistre sono pronte a delegittimare il Parlamento intero, democraticamente eletto e pienamente funzionante, compresi i loro stessi deputati! E tutto ciò perché la sinistra non riesce proprio a rispettare il principio che in democrazia è la maggioranza a decidere. Ma la sinistra non è né maggioranza, né democratica.

! Gabriele Cazzulini
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Ragionpolitica, periodico on line n.75 del 17/9/2004
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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