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Godsend: fino a che punto potresti arrivare per riavere chi ami?

di Andrea D'Elia - 17 settembre 2004

GodsendIl famoso sceneggiatore Mark Bombak, affronta l'annoso problema della fecondazione artificiale e più precisamente della clonazione, facendo perno sul tema della morte/perdita nonché del - difficile a raggiungersi - status di rassegnazione successivo alla scomparsa di un proprio caro sfruttando il tema dell'etica, della moralità e persino della legalità; infatti ben poco di legale c'è nella proposta che il Dr. Wells (Robert De Niro) fa ai coniugi Duncan (Rebecca Romijn-Stamos e Greg Kimmear), i quali, colpiti dalla tragica morte del figlioletto Adam, non sanno darsi pace all'idea di passare la loro vita senza più rivederlo: la soluzione è quella di prelevare delle cellule dal cadavere del piccolo che consentirebbero di ottenere un clone del tutto uguale ed identico all'amato Adam.

Tutto sembra perfetto, fino a quando il "nuovo bambino", raggiunge l'età di quello "vecchio", otto anni: strani incubi sembrano sconvolgere la sua vita e quella di tutti coloro che lo circondano: amichetti, insegnanti e soprattutto genitori. Il Dr. Wells è sempre più presente nella vita della famiglia, impedendo qualsiasi contatto con parenti e vecchi amici in quanto potrebbero in qualche modo riconoscere il figlio Adam. E' persino scontato che un membro della famiglia (il padre) inizi a fare delle indagini, scoprendo cose terribili sul conto del Dr. Wells e soprattutto dei suoi cari.

GodsendIl regista Nick Hamm, parlando della sua fatica, afferma che l'elemento più "terrorizzante" del film è da individuarsi nella minuziosa analisi del comportamento umano di fronte ad una situazione di crisi e di pressione, visto nelle sue innumerevoli sfaccettature; l'intento, sempre secondo il regista, è riuscire a far immedesimare il pubblico nello stato d'animo dei coniugi Duncan, trascinandolo assieme a loro, in un vortice di paura ma più che altro di sgomento ed impotenza di fronte a fatti così assurdi.

L'elemento "orrorifico" è stato questa volta lasciato da parte (scarsi gli effetti speciali alla Sesto senso, Echi mortali o Le verità nascoste) per lasciare spazio ai dialoghi e privilegiare l'aspetto psicologico, proprio per non appesantire troppo l'atmosfera, essendo i personaggi già di per se piuttosto vividi e i temi sollevati estremamente scottanti. Eppure qualche effetto speciale non avrebbe guastato, in quanto la pellicola risulta alla fine noiosa e monotona, a dir poco inconcludente.

GodsendLa fine del film arriva a stento e si rimane con un punto interrogativo grosso come una casa; infatti, tutto questo gran parlare e soprattutto scrivere su questo normalissimo prodotto cinematografico, sembra cadere nel vuoto. Non è ben chiara la presa di posizione che il regista prende sul tema della fecondazione assistita, tantomeno su quello più dibattuto della clonazione umana.

I colpi di scena non esistono o per lo meno non stupiscono lo spettatore che per tutto il tempo è costretto ad attendere e sperare che accada "qualcosa", ma invano. Questo timore per gli effetti speciali e le precauzioni che il regista usa per non "scioccare", non pagano proprio. La storia non ci colpisce per originalità e la sensazione di "già visto", sembra proprio dietro l'angolo. Sarebbe molto consigliabile, in alternativa, il noleggio di un buon vecchio film "horror anni ottanta", poca sceneggiatura ed elucubrazioni psicologiche ma sicuramente più sostanza e divertimento.

Una nota positiva? La sempre ottima interpretazione del grande Robert De Niro: unica perla in un mare di noia.

! Andrea D'Elia
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Ragionpolitica, periodico on line n.75 del 17/9/2004
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