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Costituzione... finalmente si cambiadi Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 16 ottobre 2004 La Camera dei deputati ha iniziato la discussione sul nuovo testo del progetto di riforma costituzionale. Il governo Berlusconi ha raggiunto un traguardo che venne tentato (e fallì) nelle sette precedenti legislature. Il metodo della commissione bicamerale, che fu adottato nei casi precedenti sul modello indiretto della Costituente, non ha mai dato frutti: il governo Amato scelse per primo la via di una riforma relativamente al solo titolo V della Costituzione, relativo alle autonomie locali. Quel testo è considerato infelice ora da esponenti della stessa maggioranza di sinistra che lo propose e lo sostenne in un referendum. Quella riforma ha trasferito alla Corte costituzionale tutte le questioni relative al governo delle autonomie, mancando così del tutto l'idea di federalismo. Il nuovo progetto tratta della forma di Stato e di governo e quindi va al cuore della struttura istituzionale. I partiti della maggioranza hanno composto le loro diverse esigenze in un sistema relativamente armonico, che mostra la fecondità del dibattito avvenuto. La forma di governo è intermedia tra premierato e cancellierato. Il presidente del Consiglio diviene primo ministro, è designato dagli elettori, nomina e dimette i ministri, scioglie la Camera dei deputati. Però qualche elemento del cancellierato è stato immesso nel premierato, perché il presidente della Repubblica non scioglie la Camera se la medesima maggioranza indica un altro presidente del Consiglio nel suo seno. È un po' la sfiducia costruttiva della Costituzione tedesca. Il presidente della Repubblica ha quindi un ruolo che consiste nell'accertare le condizioni di scioglimento e mantiene come una prerogativa il potere di grazia. La Camera dei deputati diviene l'unica assemblea politica della Repubblica e decide da sola tutte le questioni che la riforma riserva al potere centrale dello Stato. Il Senato è concepito in forma che ricorda il Senato federale americano, ma le sue competenze sono limitate alle sole questioni che interessano congiuntamente le competenze dello Stato e quelle dei poteri locali. La novità costituzionale è la costruzione di un corridoio tra le due Camere in caso di non accordo su una materia di competenza mista o sulle questioni relative alla illegalità di una norma disposta da una regione. Il progetto esprime un sistema originale che non ha precedenti in altre costituzioni e il cui scopo è di mantenere la connessione tra l'indicazione elettorale e la maggioranza politica della Camera dei deputati, come avevano chiesto gli elettori in occasione del referendum Segni. La riforma intende conservare l'omogeneità della maggioranza ma, al tempo stesso, non mortificare la dialettica interna all'assemblea stessa. Il punto più delicato è il rapporto tra il Senato ed il governo: rapporto che, di fatto, non sussiste. Ciò ricorda - come abbiamo detto - piuttosto il Senato americano che i Senati europei. L'influenza americana è visibile nell'impianto costituzionale, che tende a mantenere la stabilità delle maggioranze e a impedire crisi intra ed extra parlamentari. E' delineata una forma di governo concepita come negazione delle prassi che furono della prima Repubblica. La riforma federale consiste soprattutto nella "riforma della riforma", cioè a distinguere tassativamente tra competenze centrali e competenze regionali. E' stato introdotto il diritto del governo di provvedere in caso di pubblica necessità, intervenendo anche in casi che sarebbero ordinariamente di competenza delle Regioni. Inoltre molte competenze significative (dall'energia ai trasporti) sono tornate competenze statali e non competenze miste. Nonostante tutte le critiche alla devoluzione di Bossi, essa è servita per riformare in senso più conforme all'interesse nazionale la riforma dello spezzatino delle competenze introdotta dal governo Amato. La devoluzione toglie meno al governo centrale di quanto non gli avesse tolto la riforma fatta dalla sinistra. Il governo Berlusconi ha così fatto un altro passo innanzi per realizzare quello che sembrava il punto più difficile del suo programma: la riforma della forma di Stato e di governo disegnata dalla Costituzione del '48. Se si aggiunge questo fatto a numerose altre riforme, dalla scuola al lavoro, alla giustizia, l'esecutivo Berlusconi può essere definito il governo riformatore che ha cambiato le istituzioni politiche italiane in tutto l'arco delle loro competenze: un caso unico nella storia dei governi italiani, che mai riuscirono a realizzare una riforma di cui, da decenni, era matura l'esigenza.
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Ragionpolitica, periodico on line n.75 del 17/9/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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