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A che punto arrivano il cinismo e il nichilismo dei no-global

di Gianteo Bordero - 24 settembre 2004

I no global, anche stavolta, hanno perso l'ennesima buona occasione per riflettere e per tacere. E' accaduto a Genova martedì 21 settembre, in occasione del ritorno in veste ufficiale - a tre anni di distanza dal G8 - di Silvio Berlusconi nel capoluogo ligure. Il premier è intervenuto, in mattinata, all'assemblea annuale di Confitarma (la confederazione che riunisce gli armatori navali italiani), e nel pomeriggio alla Conferenza nazionale sul turismo, svoltasi ai Magazzini del Cotone. Ad "accoglierlo", al suo arrivo, un esiguo numero di studenti no global, che hanno dichiarato, per bocca dei loro stessi portavoce, «non potevamo lasciare che la visita di Berlusconi a Genova passasse tranquilla, come se nulla fosse». Allora via libera alle solite manifestazioni trite e ritrite, con immancabile corteo contro la guerra irachena e la riforma Moratti e con l'occupazione temporanea di alcuni binari della stazione di Piazza Principe.

Come già accennato, il numero dei contestatori è risultato essere veramente limitato (si parla di 300 persone), e gli stessi capintesta degli "antagonisti" si sono lamentati con gli studenti che, invece di andare a urlare contro quelli che i no global ritengono i "mali del mondo" (Berlusconi, Bush, ecc...) hanno preferito frequentare tranquillamente le lezioni scolastiche.

«Mala tempora currunt» anche per i no-global - verrebbe da dire. E si potrebbe perfino omettere di parlarne e di darvi tanto rilievo, se non fosse per quello che è accaduto al momento dell'uscita del presidente del Consiglio da Palazzo Ducale, al termine dell'Assemblea di Confitarma. Un piccolo numero di contestatori infatti, dalle finestre della prospiciente Accademia Ligustica, ha esposto uno striscione con su scritto: «Due Simone per un Silvio».

Il riferimento, dunque, è tanto chiaro quanto stupido e cinico. «Si offra in ostaggio Berlusconi in cambio della Torretta e della Pari (martedì non erano ancora stati diffusi i messaggi via internet che annunciano l'uccisione delle due giovani volontarie italiane) così le cose andranno a posto e i veri colpevoli la pagheranno una volta per tutte». Dimostrando di non capire (o, ancor peggio, fingendo di non capire) assolutamente nulla di ciò che sta accadendo in Irak e nel mondo in questi tempi difficili, i veri manichei dei giorni nostri hanno riproposto la contrapposizione buoni/cattivi nei termini più falsi e ipocriti possibili: «Berlusconi e Bush=guerra=cattivi versus Torretta e Pari=pacifismo=buoni». Chi se ne importa se anche uno dei referenti politici dei no global, non certo imputabile di filo-berlusconismo e filo-americanismo, Fausto Bertinotti, ha adottato un atteggiamento responsabile di fronte alla tragedia del rapimento delle due italiane? Chi se ne importa se la gente "comune", quella che lavora e non scende in piazza, ha mostrato di sentire il rapimento come un offesa e un affronto all'Italia e all'Occidente cui essa appartiene?

Evidentemente, di queste cose ai no-global di professione, ai contestatori per principio non importa un granché; anzi, secondo la logica del «tanto peggio, tanto meglio», più tragedie accadono e più ci sono occasioni per andare in piazza, occupare binari, gridare «assassino» a chi si sta impegnando per la liberazione delle due giovani. Il tutto nella più completa astrattezza che caratterizza questo tipo di proteste, la mancanza di ogni fiducia concreta nella libertà dell'uomo e nella possibilità di combattere realmente quello che, ogni giorno che passa, non può che essere chiamato col suo nome: «terrorismo».

Altro che "resistenza" irachena! I no global nostrani continuano a non capire che, per i "combattenti dell'Islam", colpire i pacifisti delle ONG impegnate in Irak è un segnale ancor più chiaro per manifestare quello che si ha in mente: annientare una civiltà, annientare l'Occidente colpendo quegli stessi valori di umanità su cui esso si fonda.

Così, anche la vita della Torretta e della Pari, per gli "antagonisti" di Genova, è divenuta facile merce di scambio per continuare a riempire le piazze di slogan, per continuare a contrabbandare, sotto le false insegne del bene e della pietà, la propria ideologia del nulla assoluto. Perché in ciò sta, infine, la questione: «Non credo più in Dio da quando sono tra i no global» mi ha detto recentemente una vecchia amica. E io gli ho chiesto: «E in che cosa credi, allora?». Dopo un lungo silenzio, è arrivata la risposta: «Non lo so più, forse in nulla». Con questo silenzio e con questa risposta si comprende perché la lotta al terrorismo è anche - e forse soprattutto - una lotta contro quel nichilismo occidentale che il radicalismo islamico ha mutuato, per annientare l'Occidente, dai nostrani maestri dell'insignificanza e della disperazione.

! Gianteo Bordero
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Ragionpolitica, periodico on line n.76 del 24/9/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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