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Le ceneri Violette di Giorgionedi Sara Franchino - 24 settembre 2004
Palazzo Te diventa dunque parte integrante e punto d'inizio della mostra che accoglie. Cosicché le straordinarie stanze affrescate da Giulio Romano e dai suoi allievi si ritrovano ad essere momento indispensabile di un cammino organico, delineato con attenzione e grande capacita nel selezionare da parte degli organizzatori, che conduce il visitatore ad entrare in contato con i "modi padani", tra Venezia, Ferrara, Brescia, Parma, Cremona, Padova ed oltre.
Un'eredità che i curatori della mostra hanno sapientemente messo in luce con una scelta puntuale ed attenta di oltre 130 dipinti, tra cui anche molte tavole, di artisti che "dalle nebbie della valle Padana" sono stati cullati. Tiziano, Lorenzo Lotto, Pordenone, Paris Bordon, Palma il Vecchio, Andrea Previtali, Savoldo, Correggo, Parmigianino, Dosso Dossi, Garofalo, Mazzolino, Moretto, Romanino, Giovanni Cariani, Camillo Boccaccino,Girolamo da Carpi, Lelio Orsi, Salviati, i Bassano, Veronese, Tintoretto, Palma il Giovane, Sebastianino, ecc... Grandi giganti e pittori le cui opere, causa la loro collocazione periferica, sono meno note al pubblico. Tutti accomunati però dall'essere stati in qualche modo "contagiati" da colui che già Vasari aveva indicato come uno degli iniziatori della maniera moderna: Giorgione e il suo stile caratterizzato dall'"equilibrio tra Natura e Maniera" intese come "la osservazione e l'imitazione delle cose naturali" (Sgarbi). Perché davvero come osserva lo stesso Sgrabi: "Il fuoco di Giorgione si diffonde da Venezia in ogni angolo della terraferma padana, in forme diverse ma in modo capillare, come un'emorragia, una ferita che non si rimargina, una emozione del cuore, una condizione romantica e sentimentale, che non si esaurirà neanche in qualche decennio, continuando a effondersi nella pittura di Tiziano di diversi momenti e Maniere, fino alle opere della maturità, nel quinto, nel sesto, nel settimo decennio del Cinquecento".
Ma Caravaggio è pittore padano, allievo di Simone Peterzano, a sua volta allievo di Tiziano. Sicché acutamente Sgarbi, allontanando ogni dubbio sulla ratio di questa mostra, il cui titolo "implica un andata e un ritorno", argomenta: "Giulio Romano - il primo allievo di Raffaello - porta Roma a Mantova, Caravaggio porta la densità psicologica e umana del mondo padano a Roma". Un circolo che si chiude e che ai curatori piace immaginare teatralmente chiuso con la collocazione della Conversione di Saulo "sotto la volta della Caduta dei Giganti di Giulio Romano, quasi ad esserne spiritualmente e formalmente la continuazione".
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Ragionpolitica, periodico on line n.76 del 24/9/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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