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Procreazione assistita: amore o egoismo?di Chiara Montorsi - 24 settembre 2004 Lunedì 20 settembre è stato l'ultimo giorno per la raccolta di firme per il referendum abrogativo della legge del 19 febbraio 2004 sulla fecondazione assistita, sulle tecniche mediche che permettono ad una coppia di concepire un figlio utilizzando - per esempio - la fecondazione dell'ovulo in vitro, con successivo innesto del concepito nell'utero della donna. Qualche riflessione è d'obbligo, quando si discute dell'essenza della vita. E' triste doverlo far notare, ma tutti coloro che pensano, in coscienza, che tale legge sia ingiusta (molte coppie), immorale (alcune scienziati), conservatrice e ottusa (le forze del centro-sinistra) sono spinti da un solo sentimento che non si chiama amore o fiducia nel progresso scientifico, o fiducia in una società liberale ma, semplicemente e purtroppo, egoismo. Prima di spiegare il perché di un giudizio tanto netto, analizziamo i punti fondamentali della legge 40/2004, proprio quelli criticati.
Alcuni esponenti del mondo scientifico hanno redatto e pubblicato un manifesto - firmatari: Gilda Ferrando, Carlo Flamigni (membro del Comitato nazionale di bioetica), Antonino Forabosco, Eugenio Lecaldano, Rita Levi Montalcini (membro Cnb), Maurizio Mori, Piero Musiani, Demetrio Neri (membro Cnb), Alberto Piazza (membro Cnb), Valerio Pocar (presidente della Consulta di bioetica), Annalisa Silvestro (membro Cnb), Tullia Zevi (membro Cnb) - contro questa legge, definendola immorale: «Riteniamo doveroso affermare che la normativa in discussione al Senato sulla procreazione medicalmente assistita è inaccettabile e immorale: se approvata, violerebbe il diritto delle cittadine e dei cittadini di formare una famiglia secondo i loro valori e le loro più profonde convinzioni, nonché il diritto di essere liberi di scegliere se avere o non avere figli, quanti averne, quando averli e come averli, anche ricorrendo all'assistenza medica. La libertà riproduttiva è un valore definitivamente consolidato dalla crescita civile di un'Italia che, anche grazie ai referendum sul divorzio e sull'aborto, ha raggiunto nuova maturità» Ora, la domanda su cui riflettere è una sola: quali sono i valori e quale è la morale secondo cui una coppia (che si presume sia unita da amore) preferisce di concepire un figlio con un genitore esterno ed estraneo (magari sconosciuto) alla coppia (per esempio il padre), invece di adottare un bambino, anch'egli esterno alla coppia, che ha avuto la sfortuna di ritrovarsi orfano? Un figlio è il risultato dell'esercizio di una libertà o, in fondo, è un dono, più o meno aspettato? Su chi bisogna concentrare l'attenzione: sulla libertà dell'adulto di poter avere ciò che vuole sempre e comunque oppure sulla libertà del figlio di crescere in un ambiente che sia pronto a volere ed amare lui, in quando individuo? Dove è andata a finire la solidarietà tanto cara alla sinistra? Ammettiamolo senza false ipocrisie: i figli, quando non li si concepisce per errore o per amore, li si concepisce per tanti altri motivi, per esempio per affrontare la solitudine, per vedere se stessi crescere in qualcun altro, per risolvere crisi matrimoniali...tutti questi motivi non sono nobili, perché, in tutti i casi, il nascituro viene caricato delle aspettative, apprensioni, paure e problemi dei genitori e della coppia. Troppo spesso i figli non sono amati e accettati per quelli che sono, non sono cresciuti con amore o semplicemente con attenzione, e così aumentano nella società i casi di deviazione sociale o, più semplicemente, di figli abbandonati alla strada, alla televisione, ai computer, ai centri sociali. Le coppie che contestano questa legge dichiarano implicitamente che ameranno il figlio concepito più di un altro, solo perché cresciuto dal gamete di almeno uno dei due genitori...e per avere quel figlio, piuttosto che adottarne uno orfano, sarebbero pronte a pagare un caro prezzo...come si chiama questo sentimento, amore o egoismo? E' giusto, per gli stessi motivi, che una donna (o un uomo) single o troppo anziano non abbia questo diritto: la propria solitudine non deve ricadere sul figlio, d'altro canto un figlio non deve essere un rimedio alla solitudine. E' giusta l'esclusione anche delle coppie gay. Se è vero che essere omosessuali non è una questione di origine sociale/educativa/psicologica, ma è un fatto naturale, allora sappiano accettare i gay per primi la propia natura, le proprie caratteristiche e le conseguenze che ne discendono. Normalmente il concepimento di un figlio avviene in intimità, in segreto, senza l'approvazione della legge o della società. Con la fecondazione assistita invece intervengono persone (i medici) e strutture pubbliche, perciò lo Stato deve dare l'approvazione e, prima di farlo, è giusto che si ponga dei problemi, proprio di ordine morale. Riflettiamo prima di andare a votare per questo referendum, se mai si raggiungerà il quorum necessario. Qui non si tratta di partiti politici o di finte libertà, ma di vita. Chiara Montorsi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.76 del 24/9/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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