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I diritti naturali e la personadi Raffaele Iannuzzi - 1 ottobre 2004 Esiste un'essenza umana ed una natura essenziale che costituisce la struttura della persona, la sua ontologia. La persona, per parafrasare Ortega y Gasset, non è come la Spagna, "invertebrata". La persona ha un' essenza divina, una natura biologica specifica, una corporeità. La persona è creatura, per cogliere la sua vita e la sua meta ultima, sarebbe necessario tornare al pensiero cristiano tradizionale. Cosa che fa Gianni Baget Bozzo, nel suo saggio Il futuro del Cattolicesimo. La Chiesa dopo Papa Wojtyla, Piemme, 1997. In questo libro possiamo leggere una pagina importante che permette di fare un passo avanti nella riflessione sui diritti naturali. Scrive Baget: «Il mercato libero fa parte dell'essenza umana, espressa nella libertà della persona, è cioè un diritto naturale. In questo senso la società occidentale, fondata sulla libertà del mercato, è conforme alla legge naturale. Il capitalismo, in quanto fondato sulla libertà di mercato è conforme alla legge naturale, mentre non lo sono il comunismo e in genere tutti i sistemi che fanno dello Stato il regolatore dei contenuti del mercato» (p. 184). Posto che il mercato faccia parte dell' essenza umana e posto che il mercato ed il capitalismo costituiscano l'asse fondamentale della civiltà occidentale, ne consegue che separare il cristianesimo dall'Occidente è operazione contro-natura e del tutto anti-storica. Un falso storico che può passare impregiudicato solo in un contesto culturale statalista e neocollettivista. Quando, per contro, la persona diventa il fulcro del pensiero politico, l'unità cristianesimo-Occidente risulta evidente. La persona definisce uno spazio esistenziale ad un tempo naturale e metafisico. Essa viene creata da Dio ed è dunque principalmente creatura. La sua finitudine fin dalla nascita non la relega tuttavia nell'abisso del nulla, perché, come affermava sant' Agostino, la libertà di Dio, pronunciandosi per la creazione dell'uomo, si è in pari tempo espressa a favore delle sue "facoltà naturali", in primo luogo la libertà. Ecco quindi che la "nuova strada" della politica favorisce la persona sempre e fa di ogni altra struttura, sia essa statuale o sociale, uno strumento a favore della libertà personale. A conferma di questa posizione politica e culturale, troviamo un ricco filone di pensiero che va da Rosmini ed arriva a von Hayek, passando certamente per Tocqueville. I diritti naturali afferenti alla persona fanno di quest'ultima la forza propulsiva del cambiamento ed anche della sana conservazione di quanto va debitamente conservato. Riformare infatti significa cambiare in proporzione ad una razionalità secondo lo scopo. E' la tradizione occidentale liberale che afferma questo principio metodologico e tale principio ricade naturalmente nella costellazione teorica presente nella pagina di Baget Bozzo sopra citata. I diritti naturali, dunque, sostengono l'essenza della persona, in modo che sia possibile concepire un ordine naturale adeguato alla libertà. E libertà significa Occidente. Piaccia o non piaccia, un' intera tradizione di pensiero, dal Cinquecento al Novecento, ha stabilito nettamente la differenza specifica tra Occidente ed Oriente. Varrebbe la pena andare a rileggersi le pagine chiare di Bernier, che scrive il primo rapporto dettagliato sugli usi ed i costumi delle popolazioni asiatiche ed orientali, usando senza problemi la categoria di "dispotismo asiatico". Qui la persona è funzionale al progetto della Megamacchina statuale e dispotica. E siamo fuori dalla tradizione cristiana ed occidentale dei diritti naturali e del mercato come diritto naturale. Potremmo anche affermare che perfino con il Welfare State questa tradizione dispotica abbia vissuto momenti aurei, seppur non in forma diretta e solare, dato che tutto il sistema del Welfarism ad un tempo dice di "tutelare" e proteggere l' individuo, facendogli infine pagare il dazio di una "libertà sotto tutela". Si è così scavato il solco, in maniera ideologica ed insipiente, tra un Welfare "compassionevole" ed un "capitalismo selvaggio". Falsa dicotomia, la questione va impostata in tutt' altra maniera, ma lo si può fare solo rimettendo in gioco il nesso tra i diritti naturali e la libertà della persona. E' una lezione antica che ritorna alle origini e le origini, si sa, sono la lingua della novità. Anche il ritorno è una cosa nuova.
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Ragionpolitica, periodico on line n.77 del 1/10/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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