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6 marzo 2008
 
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Spider-Man 2

di Andrea Fontana - 1 ottobre 2004

Spider-Man 2Sta quasi diventando un'abitudine il fatto che i sequel siano irrimediabilmente migliori dei film che li precedevano. Questo Spider-man 2 non è da meno, confermando quello stile d'approfondimento che è ormai una moda. Era già successo anni fa con Aliens-scontro finale (ma l'intera saga è bellissima, mantenendosi sempre su un ottimo livello artistico), poi con un altro eroe del fumetto, Batman, e più recentemente con X-men, Harry Potter e via dicendo.

Nel primo capitolo cinematografico dell'uomo ragno si faceva conoscenza del personaggio, un Peter Parker distratto e zimbello della scuola, e si narrava la vicenda con cui veniva a contatto con questo strabiliante potere. In questo sequel la storia del fumetto diventa pretesto per affrontare un discorso di più ampio respiro, in cui i dubbi e le frustrazioni dell'eroe diventano tema centrale e base concettuale dell'intera pellicola. Peter Parker deve lottare non con nemici terribili, ma con le difficoltà della vita, dei rapporti sociali, dell'ambiente lavorativo. Non ha amici, non può permettersi una ragazza a causa del suo strabiliante segreto, non si può confidare con nessuno: è l'asocialità fatta persona. Insomma, nella vita di tutti i giorni Peter Parker è uno sfigato. Ed essere un supereroe non lo aiuta affatto, anzi peggiora la situazione! È questo il senso del film e di quasi tutta la fumettistica americana degli anni '60: non c'è nessuna condizione "straordinaria" nell'eroe, l'eroe è terribilmente solo, soffre per sé stesso chiuso in una gabbia esistenzialista che si fa destino. E questa letteratura dell'eroe non è per nulla originale: come dimenticare il dolore di Batman, degli X-Men, di Hulk (splendido esempio di film d'autore su un supereroe), fino al discorso sulla genesi di un eroe nella completa normalità della quotidianità di Unbreakble di Shyamalan.

Spider-Man 2Sam Raimi, esperto del cinema a basso costo e di genere, dimostra ancora una volta di essersi abituato alle produzioni blockbuster, ai budget stratosferici. Addirittura l'impressione sembra quella che sia stato lui a dare una sua impronta al cinema hollywoodiano. Autore di cult undergorund quali La casa, La casa 2, lo splendido L'armata delle tenebre,o Soldi sporchi e The Gift, Raimi onora le sue origini nella scena del massacro in ospedale, quando il Dottor Octipus sta per essere operato. Si raggiungono livelli di terrore puro, insoliti per una produzione di questo genere, con debiti espliciti a Psycho di Hytchcok.

Spider-Man 2Ma Spider-man 2 non è solo questo (sebbene sarebbe abbastanza). È la radiografia di una città (New York) e di una nazione (gli Stati Uniti) in perenne pericolo terroristico. È un perfetto esempio di meta-cinema, in cui i richiami al mondo di carta sono costanti (la donna che canta la sigla del cartone animato di Spider-man), citazioni su citazioni che si accumulano in continuazione. Raimi mescola perfettamente ironia e dramma, senza eccedere in una delle due. Vanta alcune sequenze da antologia, come quella in cui Parker/Uomo ragno viene fatto scivolare sopra le teste della gente a cui ha appena salvato la vita, che esclama subito dopo "è appena un ragazzo!", "Ha l'età di mio figlio!". È normale come qualsiasi altro uomo, con i problemi di tutti i giorni, aggiungerei io.

Alfred Molina è tanto perfetto quanto terribile, Tobey Maguire (che ha rischiato di far saltare il progetto per problemi alla schiena) calza la sua parte con saggia ironia, Kristen Dunst era meglio in Intervista con il vampiro.

! Andrea Fontana
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