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Man on Fire: il fuoco della vendetta

di Andrea D'Elia - 8 ottobre 2004

Man on FireLa nuova scommessa di Tony Scott propone al pubblico una figura di Denzel Washington più sfaccettata che mai. Il bravo attore americano, protagonista di moltissimi film di successo, soprattutto degli ultimi tempi, indossa i panni di un ex agente della CIA, John Creasy, "bruciato dall'alcol", il quale viene chiamato dall'amico Rayburn (Christopher Walken) in Messico e fatto assumere dal riccastro e squallido Samuel Ramos come guardia del corpo della figlia di nove anni, Pita (Dakota Fanning).

Creasy, in un primo momento mantiene le distanze dalla bambina, che cerca in tutti modi di fare amicizia con lui; infatti, la guardia del corpo è un uomo alla deriva, alcolizzato ed in preda ad orribili incubi causati da trascorsi militari non troppo tranquilli e il suo unico pensiero è dimenticare, ricostruirsi una vita, se possibile, anche se il suicidio è una prospettiva che il nostro eroe non disdegna affatto: ma proprio a questo punto Pita riesce a fare breccia nel cuore di Denzel, riuscendo ad instaurare finalmente con lui un rapporto speciale di amicizia ed affetto reciproco e divenendo finalmente, uno scopo di vita e di riscatto.

Man on FireLa sarabanda di rapimenti che colpisce Città del Messico, purtroppo, non risparmia la bambina: la sparatoria che ne deriva, coinvolge addirittura un paio di poliziotti corrotti e prezzolati. Creasy viene ferito molto gravemente, ma appena si riprende, dopo un mese di terapia intensiva, innesca un'indagine personalissima che lo porterà inevitabilmente a divenire una specie di giustiziere della notte, rubando il ruolo a Charles Bronson, spietato e deciso, persino crudele in alcune circostanze.

Il regista, ci mette a dura prova con quasi due ore e mezza di pellicola, ma non per questo il film non funziona, anzi: l'originalità ed il colpo di scena quasi continuo riescono a non farci nemmeno accorgere del tempo che scorre.

Tutto è strutturato con coerenza e logicità, anche se alcune scene sono un tantino esagerate e quasi grottesche.

Denzel Washingtaon è convincente in entrambe le parti: sia quella dell'uomo alla deriva che si aggrappa all'affetto della bambina sia quella dello spietato vendicatore che non esita un istante a mozzare dita, pur di ottenere le preziose informazioni che servono ad arrivare fino all'ultimo gradino di un'organizzazione criminale che fa del profitto l'unico scopo di vita.

Tutto il film è incentrato sul potere del denaro, che riesce a muovere qualsiasi cosa e qualsiasi persona, tranne l'indomito protagonista.

Man on FireOgni personaggio ha il suo ruolo preciso e la sua funzione, abbiamo anche un Mikey Rourke (sempre più invecchiato) che riesce a convincerci appieno nel ruolo di uomo senza scrupoli e privo di ideali, non esitando nemmeno un istante a cercare il suo bieco profitto economico sulla pelle di un innocente.

Come action-movie funziona benissimo, trovando persino un finale dignitoso e non troppo accomodante, ma, d'altra parte, l'originalità del film sta anche nella scena di chiusura

Insomma se proprio vogliamo muovere un paio di critiche, forse alcune scene fanno della violenza un aspetto esasperato e piuttosto inverosimile, come il taglio delle dita che avrebbe provocato a chi lo ha subito, come minimo uno svenimento ed una lunga perdita di conoscenza causata dall'intenso dolore e non di certo una particolareggiata "soffiata" e tantomeno la richiesta dell'ultima sigaretta; inoltre piuttosto ingiustificato, risulterebbe a mio avviso, il mistero che continua ad aleggiare sulle strane ferite che l'ex agente della CIA ha sulle mani: il regista non avrebbe potuto soddisfare la nostra curiosità?

Del resto l'intento è quello di divertire e non quello di lanciare messaggi o di farci la morale, quindi lo scopo sembrerebbe raggiunto in pieno: un buon film per chi desidera passare un Venerdì sera un po' più movimentato, non adatto di certo ai deboli di cuore o ai bambini.

! Andrea D'Elia
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