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Kandinsky e l'anima russa

di Paola Di Giammaria - 15 ottobre 2004

Non solo Kandinsky, indiscusso maestro dell'arte del secolo scorso e padre dell'astrattismo, ma anche altri artisti russi attivi tra Otto e Novecento, più o meno noti, potranno essere ammirati nell'ambito della mostra "Kandinsky e l'anima russa", che sarà allestita a Verona nella Galleria di Palazzo Forti a partire dal 16 ottobre fino a tutto febbraio 2005. L'evento, nato dalla collaborazione fra il Comune di Verona e il Museo di San Pietroburgo, presenta circa 130 opere fra le più significative dell'arte russa, raramente visibili, e mai secondo un progetto espositivo così completo.

L'artista più noto, a cui ruota attorno l'itinerario, è di certo Wassili Kandinsky, fondatore a Monaco del movimento Blaue Reiter ("Il Cavaliere Azzurro"), la prima manifestazione dell'Espressionismo astratto, non figurativo, in nome di un totale rinnovamento dell'arte in senso anticlassico, irrazionalistico e antinaturalistico. In totale opposizione al Cubismo l'artista propone un'estetica fondata sul segno, espressione di lirismo interiore e della sensibilità immediata. Dopo un primo periodo a Monaco, ispirato ancora al folklore russo, arriva nel 1910 il suo primo acquerello astratto. E' del 1911 il suo saggio "Lo Spirituale nell'arte" e da allora attraverso tre gruppi di opere, che egli chiama Impressioni, Improvvisazioni e Composizioni, passerà da un riferimento naturalistico ad una pittura in cui i segni diventano cristallini e simbolici. Torna poi nella terra natale fino al 1921 e qui aderisce poi al Costruttivismo. L'ultimo periodo di lavoro a Parigi, dopo l'insegnamento nella Bauhaus di Weimar, costituisce la sintesi di tutte le sue esperienze: in questi anni il colore, splendente e sontuoso, è il protagonista assoluto dei suoi lavori.

La mostra, tuttavia, è un viaggio a ritroso nelle profondità e nelle complessità del sentire di un popolo immenso e variegato come la terra che abita. Si parte dalle tele dei cosiddetti pittori ambulanti, artisti viandanti ora accolti ora no nelle grandi città: Perov, Fedotov e Makovsky dipingono la Russia di Gogol e Dostoevsky. In mostra "I battaglieri del Volga" di Ilya Repin, in cui l'uomo è raffigurato nell'acque del vasto fiume che lo accoglie e ne riflette al tempo stesso la sua dignità.

Sempre nell'Ottocento Krylov, Soroka e Serov approfondirono il tema della pittura di paesaggio, alla ricerca di un linguaggio particolare con cui descrivere i villaggi delle lande invernali, le soste delle mietitrici nei campi o il riposo dei pescatori. C'è spazio anche per tele oniriche e simboliche di Mikhail Vrubel, determinanti per il passaggio dal naturalismo all'astrazione.

Sperimentazione di linguaggio e ritorno alle origini remote della propria terra, ricerca delle forme primarie con cui esprimere visioni metafisiche, scomposizioni coloristiche e lirismi pittorici con cui dar vita a tensioni religiose, sono i linguaggi che inaugurano l'arte russa del Novecento bene espressi, ad esempio, dai soggetti primitivi della Goncharova o dai quadrati e dai corpi suprematisti di Malevich.

Dal realismo alla pura astrazione: è in questo contesto che la mostra propone l'opera di Kandinsky i cui capolavori vengono finalmente letti in relazione agli artisti della sua patria. Appare subito la corrispondenza spirituale che lega il grande pittore alla propria terra. Diversi sono i rimandi e i simboli cui si rifanno le sue numerose opere in mostra, fra le quali "Macchia nera" del 1912, che prefigura la lotta tra il male oscuro e la luminosa salvezza, "Crepuscolo" (1917) e ancora il "San Giorgio" (1911), cavaliere dello spirito e araldo del metafisico.

In un denso succedersi di ricerche visionarie e analisi formali la mostra propone anche le opere fiabesche e cariche di simbolo di Marc Chagall, altro maestro di fama internazionale.

Il percorso espositivo termina alle soglie dell'oggi, dopo aver attraversato le vicende ultime dell'arte russa, dai nuovi realismi alle più recenti e multiformi esperienze del video e della fotografia. La mostra si conclude con opere di artisti contemporanei, quali Kabakov, Makarevich, Kolosov, Steinberg, Tobreluts.

Di notevole spessore emotivo, l'iniziativa offre al pubblico l'imperdibile opportunità di ammirare capolavori raramente esposti in Europa. L'impatto visivo ed il forte coinvolgimento psicologico si uniscono a quella puntualità critica e sensibilità estetica che da sempre caratterizzano le mostre di Palazzo Forti.

Paola Di Giammaria

Informazioni

"Kandinsky e l'anima russa"
Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Palazzo Forti, Vicolo Volto Due Mori, 4 (C.so Sant'Anastasia) 37121 Verona
Tel. 045/8001903
www.palazzoforti.it

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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